Che l’Inter soffra di una terribile crisi d’immagine è risaputo. Passare dall’immagine della squadra romantica, da prendere in giro ma che in fondo in fondo ci ‘sta simpatica, alla megera del calcio non è facile. Eppure l’Inter l’ha fatto, grazie ad una sola disgraziata narrazione: quella di Calciopoli.
La narrazione presentata dalla società, nella sua profonda stupidità, è stata semplice: noi siamo la squadra degli onesti che non ha vinto negli anni scorsi grazie ai maneggi delle altre società, gli scudetti non vinti sul campo ci spettano di diritto. Inevitabili le reazioni delle altre squadre coinvolte nella vicenda, soprattutto da parte del mondo juventino. Il quesito, quindi, è come si sarebbe dovuto narrare la vicenda avendo a cuore due obiettivi:
1) non distruggere la propria immagine ma, anzi, rafforzandola
2) prestare attenzione non solo al campionato trascorso, ma anche se non soprattutto a quello venturo
Come procedere? Facile in verità. Per prima cosa si doveva circoscrivere il nemico creando un capro espiatorio. Nel caso Moggi e Giraudo, badando bene di non coinvolgere la Juventus in quanto società. Anzi la si doveva mettere nel novero delle vittime:
“La Juve è coinvolta in Calciopoli? Sbagliate, ad aver commesso i fatti sono stati due signori: Moggi e Giraudo. I quali non solo hanno infangato l’immagine del calcio italiano nel mondo, ma soprattutto l’immagine a cui i tifosi juventini tengono di più: quella della propria squadra”
Una simile costruzione avrebbe chiamato in causa gli juventini non come carnefici ma come vittime, il che avrebbe avuto buone possibilità di non vederseli più schierare contro. In aggiunta l’Inter avrebbe dovuto dismettere i panni della vittima, mostrando non un proprio interesse particolare (gli scudetti) ma uno generale: pulire l’immagine del calcio italiano e della società Juventus, liberandola finalmente da tutte le illazioni che puntualmente fiorivano dietro all’operato di Moggi (e non della squadra).
La ciliegina sulla torta sarebbe dovuto essere il rifiuto dello scudetto di cartone. Che senso ha vincere uno scudetto a tavolino che poi sarebbe stato rinfacciato per anni? Con una Juve destinata alla B e un Milan destinato ad una pesante penalizzazione sarebbe stato ovvio la conquista dello scudetto della stagione successiva. Così facendo, inoltre, non si sarebbero mosse illazioni sulle vittorie della squadra bianconera. Nel caso non sarebbe stata l’Inter a richiedere la revoca delle vittorie passate, ma il buon Guido Rossi che è un esterno del mondo del pallone. E sempre Guido Rossi avrebbe destinato lo scudetto all’Inter, rifiutato però perché non vinto sul campo. Non dimenticate che è sempre meglio fare i nobili quando si è certo di intascare tornaconti in tempi successivi.
Moratti e la sua cricca di lacchè hanno fatto l’esatto contrario. Non c’è da stupirsi, non hanno mai studiato retorica, psicologia sociale, strategie della comunicazione o le scienze cognitive. Eh sì, a sottolineare metafore su un sonetto scritto da un fallito sette secoli orsono non impari queste cose. Sorprendente, nevvero?
I nostri eroi, inoltre, sono l’archetipo del classico italiano: frustrato vive i propri insuccessi come frutto di complotti di un mondo ingiusto (tralasciando le critiche movibili contro il proprio operato…) ed appena ne ha la possibilità pensa subito alla rancorosa vendetta. È un vero peccato che a scuola non si studi la razionalità secondo lo scopo…
Qualche pignolo e molti fanatici, a questo punto, cominceranno a tirare in ballo i fatti: l’Inter ha scheletri nell’armadio, la Juve rubava… Ascoltate il buon Charly, pargoli: gli esseri umani dei fatti non se ne fanno niente ma proprio niente. Quando li incontrano nella propria vita semplicemente li aggirano con disinvoltura. Dei fatti puoi fare tutto e il contrario di tutto. A contare sono le narrazioni, solo e soltanto le narrazioni. In secola secolorum…
Z.M.




