Partiamo da Beppe Grillo e dalla sua, estemporanea a dir poco, candidatura nel PD. Candidatura che non avrà un gran futuro dinnanzi a sé. Per l’arroganza dei cacicchi del PD a dirla alla Micromega? Forse, per carità. Quando si tratta di parlar male del PD sono sempre in prima fila. Peccato che, a rigor di logica, questo non sia il caso. Per candidarsi alle primarie si dovevano rispettare alcune determinate norme: tessera entro data e luogo prescritti. Inoltre, ch’io sappia, un partito può riservarsi la facoltà o meno di accettare l’iscrizione di una persona. È una rappresentanza di interessi, non un’istituzione pubblica. Ebbene, il nostro eroe popolare non ha rispettato nessuna delle regole menzionate, senza contare che le sparate precedenti sul partito difficilmente hanno creato un clima cordiale nei suoi confronti. Fosse solo questo, però…
Purtroppo non è così. Il Grillo non rispetta le regole ed un precedente importante lo testimonia. Ricordate le firme del referendum? Raccolte al di fuori delle norme che ne disciplinano la materia. Dopo l’ovvia bocciatura tutti a gridare allo scandalo. Leggersi il regolamento o le leggi, no eh? A meno che non sia pubblicità... anche se il modus operandi mi ricorda quello di Berlusconi. Che abbia ragione Scalfari nel sostenere che Beppe Grillo è il Berlusconi della Sinistra? Personalmente non lo credo, ma qualche somiglianza c’è.
Secondo punto. Quanto vale la vita di un diciottenne picchiato a morte da un gruppo di pulotti senza alcun motivo? Tre anni. Aggiungete eventuali indulti, buone condotte e arresti domiciliari (sotto i tre anni in prigione non ci entri). Scandalo? Solo una domanda: perché nessun boss mafioso è mai stato picchiato a morte?
Terzo punto. Sentenza Spaccarotella: sei anni. Tanto, poco? Recuperando i benefici sopra citati fate voi. Ma sappiate che se un pulotto dei poveri prende la mira e spara ad una macchina dall’altra parte della strada e vi prende in pieno, questa è la condanna. Ancora una volta fate voi.
Z.M.
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