In Italia esiste un gruppo curioso di persone, gli “Amerikani”. Con la k, mi raccomando. Costoro guardano agli Stati Uniti come ad un punto di riferimento, in ogni aspetto: sociale, economico, politico. Ma, per lo meno, in un aspetto sono italiani: quello di comportarsi in maniera opposta a quanto affermano. Basti osservare alcuni esempi.
Il primo riguarda nel rapporto fra la politica e la giustizia. Negli Stati Uniti, come in tutti gli altri paesi Anglo-sassoni, basta un minimo sgarro con la legge per decretare la fine di una carriera politica, anche la più brillante. E in Italia? Gli “Amerikani”, ovviamente, predicano bene ma razzolano male. Esemplare è Tangentopoli, il più grande scandalo di corruzione politica di tutti i tempi. Nei suoi confronti, qual è la posizione dei nostri amici? Be’, inizialmente, appoggiarono i giudici e la gente comune. Ma sovviene il sospetto che sia stato per mera comodità politica, visto che a distanza di 15 anni i nostri amici la pensano esattamente l’opposto. Adesso, dopo una campagna di disinformazione totale, costoro hanno l’ardire di affermare che fu un complotto giudiziario politico e che non vi fu alcun reato. E negli tanto amati Stati Uniti? Lì è un po’ differente. Nel caso in cui beccassero un politico a parlare con degli indagati di scalate alle banche o mentre tenta di corrompere un senatore, l’indignazione popolare non verrebbe rivolta contro delle intercettazioni perfettamente legali, ma contro il suddetto politico. Il quale di una sola cosa può essere certo: la fine della sua carriera politica. Non a caso nel Congresso non siedono condannati in via definitiva, indagati e persone sotto processo. In Italia, in queste categorie rientrano un politico su dieci. Mentre un indagato negli Stati Uniti verrebbe sottoposto a pressioni affinché si dimetta, in Italia avviene il contrario. Le pressioni le fanno sui magistrati che hanno l’ardire, questo sì imperdonabile, di indagare sui potenti amici loro.
Poi vi è l’aspetto economico. I nostri amici, ovviamente sono per il libero mercato…o, almeno, lo sono a parole. Quando si tratta di applicare l’economia liberista ad un caso pratico, vedi l’incredibile conflitto d’interessi incarnato nella figura di Silvio Berlusconi, semplicemente… non applicano il liberismo. Ma, forse, non hanno mai sentito parlare del caso Bill Gates. Be’, se non lo sapessero vi è un fenomeno, chiamato abuso della posizione dominante che, coerentemente con la dottrina liberista, in teoria andrebbe risolto. Ecco, in teoria sì, ma in pratica no.
Non meglio combinano con il quarto potere, la stampa. Anche qui sono talmente “Amerikani” da chiudere un occhio sullo strapotere mediatico di Berlusconi (Mediaset, “il Giornale”, “Panorama”…). E negli USA? Qualunque persona detenga un simile potere non potrebbe mai, e poi mai, candidarsi a ricoprire cariche politiche. Va anche detto che è semplicemente impossibile che qualcuno possa ottenere un simile concentrato di potere mediatico. Ma quelli sono gli Stati Uniti d’America…
Vi viene in mente, per puro caso, il nome di un “Amerikano” che presenta tutte queste caratteristiche? No? A me sì: Silvio Berlusconi. E, guarda caso, gli “Amerikani” italiani sono del partito di sua Emittenza, Forza Italia (o, adesso, si chiama Partito delle Libertà? Boh…), o scrivono sui suoi giornali, o sono opinionisti nelle sue reti televisive. Non sarà un caso che gli “Amerikani” italiani si levino sempre a sua difesa…
Z.M.




