giovedì, 26 marzo 2009

  Nuova legge (immagino per decreto) incombente sulla testa degli italioti: quello sulla strada (e sull'alcol).  Fra i vari punti, quello più interessante è il divieto di bere per chi si mette al volante. Giusto, sbagliato? Irrilevante. Vi invito a guardare la cosa da un’altra angolazione. Ha senso inasprire leggi che poi non si è in grado di applicare? Una legge ha valore cogente non perché lo dice lo Stato (e meno che mai il “se non ci fosse Dio tutto sarebbe permesso”), ma perché c’è il pulotto medio che ne impone il rispetto. Non che il tutto si riduca alla violenza. Nessuno Stato o organizzazione politica è in grado di mantenersi in questo modo. Per questo l’obiettivo primario delle entità metafisiche politiche è quello di fare il lavaggio di cervello alle persone per convincerle della loro “legittimità”. Ma questa è un’altra storia.

  Tornando al discorso originale è facile supporre che un simile divieto, quello dell’alcol, passi per lo più del tutto disatteso. D’altronde già adesso i controlli non sono sufficienti per assicurare il rispetto delle norme vigenti. E si tratta di norme meno vincolanti e di più facile “digeribilità”. Aumentare i controlli è impossibile per via della cronica mancanza di fondi. Se ci fosse una disponibilità finanziaria ci saremmo persi l’affascinante spettacolo delle “ronde”, le quali hanno un grande pregio: sono gratis. Se poi non servono… e vabbè, come disse (il ministro) La Russa, in occasione dell’impiego dei soldati come forze dell’ordine, lo scopo è quello di dare una percezione, non un effettivo servizio. Quando si ha un Governo del fare, che volete in più? Risultati? Siete proprio dei comunisti.

  E l’italiota come c’entra in tutto questo? C’entra la sua natura più profonda, direi. L’Italia ha un numero esagerato di leggi tale che non se conosce neppure il numero (stimato fra le sessanta e le centocinquanta mila, mentre in Francia ce ne sono diecimila…). Ma queste leggi vengono regolarmente ignorate. Ne consegue il caos a tutti noi visibile, fino a quando non succede un casino. L’opinione pubblica sull’onda di un’emozione collettiva richiede l’intervento della politica, la quale è ben lieta di accontentarle aggiungendo più leggi o inasprendo quelle esistenti. Risultato? Nessuno per il discorso sopra citato. Da una parte la legge, nuova o vecchia che sia, viene ignorata; dall’altra l’opinione pubblica dimentica tutto. Fino al prossimo scandalo.

  Umh, rispettare le leggi, che vengono fatte apposta, no, eh?

  Z.M.

 

P.S.

Ma siete sicuri che a far gli incidenti siano i giovani ubriaconi e drogati? Perché non guardiamo i dati statistici e non mettiamo a confronto quelli causati dai giovinastri (relativisti, edonisti, nichilisti, ovviamente) e i vecchiacci? Così, per titolo informativo.

postato da: Pippem alle ore marzo 26, 2009 14:14 | Permalink | commenti
categoria:italiano, alcol, incidenti automobilistici