lunedì, 13 aprile 2009

Girovagando su Internet (tutto pur di non studiare) mi sono imbattuto in una discussione su un forum. Un persona, presumibilmente religiosa, chiede perché gli atei siano favorevoli all’aborto e propone di attuare un confronto fra “culture” (presumo della “vita” e della “morte”…). Sfortunatamente la discussione non ha preso il via, perdendoci così delle chicche fondamentali per la storia dell’umorismo umano. Ma è sufficiente il quesito mosso per avere molto materiale a disposizione.

  Tanto per iniziare non esiste un movimento o una cultura atea. Sotto questa etichetta si muovono le più disparate persone, molte delle quali del tutto incuranti della questione. Siamo davanti al cosiddetto effetto alone: riscontrare un comportamento in una persona per poi estenderlo a tutta la cultura, etnia e così via. Come dire che tutti i Siciliani siano mafiosi, per intenderci. Quindi l’equazione “ateo= favorevole all’aborto” non è valida. Salvo avere dati statistici di segno opposto, ovviamente. Li avete?

  Il confronto fra culture, quindi, non è fattibile non essendocene una atea. Per la questione, invece, io inviterei all’uso della razionalità. Se si vieta l’aborto non ve ne saranno più? No, li si farà in segreto (come un tempo) con effetti facilmente prevedibili. Il legislatore si mosse proprio per far fronte a questa problematica, con il chiaro intento di ridurre l’entità del fenomeno. E i dati statistici degli ultimi decenni gli hanno dato ragione. Quindi essere “favorevoli” o “contrari” è un comportamento tanto incomprensibile quanto infantile. Se c’è un problema si cerca di risolverlo e nulla più.

  Nella categoria degli infantili rientra anche Giuliano Ferrara con la sua lista, poi abortita, “aborto, no grazie”. Bene, benissimo, ma come si proponeva il nostro di risolvere il problema? Nel paese non vi sono abortifici e in ogni clinica vi è del personale per far fronte alla situazione e per fornire supporto psicologico. Si fa tutto ciò che può essere fatto per ridurre l’entità del fenomeno. Spargere un’immagine opposta nel paese è solo disonesto. E puta caso il nostro Ferrara ci ha provato. Ma ripongo il quesito: come intendeva far fronte al problema? Boh. Che dire, a me non piace una giornata nuvolosa. Quindi via alla lista “sì al sole”  e subito tutte le giornate saranno soleggiate. Sole per tutti! Ma per favore…

  Il richiesto confronto culturale, però, ci fa capire come ‘sta gente sragioni. Invece di basarsi su fatti e soluzioni razionali ci si basa su deliri culturali. E sulle fantasie. Si veda al riguardo le cosiddette “mamme erode” che nella fantasia culturale cattolica dovrebbero essere abbonate all’aborto. Ovviamente sono donne di successo, egoiste, relativiste e il solito armamentario usato dai religiosi. La fantasia corrisponde ai fatti? No, perché la maggior parte di chi abortisce appartiene alle fasce sociali più svantaggiate: poveri, immigrati, spesso clandestini. È una questione di soldi, non di cultura. Ma, se non rammento male, i cattolici seguono l’insegnamento di Gesù detto il Cristo. Il quale invitava a spogliarsi dei beni e di darli ai poveri (l’episodio del giovane ricco vi dice niente?). Ergo i nostri impavidi paladini potrebbero occuparsi economicamente delle potenziali candidate all’aborto. Volete mettere un telefonino, gli abiti firmati, una Tv con una vita? Visto? Problema risolto, altro che Ferrara. A meno che i paladini della vita siano tali a costo zero…

  Non cultura, ma razionalità. E coerenza.

  Z.M.

postato da: Pippem alle ore aprile 13, 2009 13:29 | Permalink | commenti
categoria:aborto, cattolici, la vita è sacra, aborto no grazie
martedì, 15 aprile 2008

 "La mia lista contro l'aborto arriverà all'8 per cento e anche di più in Lazio e in Lombardia"
(Giuliano Ferrara, Corriere della sera, 14 febbraio 2008).

"Le mie liste prenderanno il 6-7 per cento in tutte le regioni in cui si presenteranno"
(Giuliano Ferrara, Rai3, 17 febbraio 2008).

"Abbiamo tra il 4 e il 6 per cento"
(Giuliano Ferrara, Il Giornale, 28 febbraio 2008).

 

Quanto ha fatto, invece, il Ferrara? Un bel 0, 37% alla Camera. C’è da sorprendersi? No. All’insuccesso editoriale il Ferrara è  e ci ha abituato- 13000 copie per il Foglio, l’1% di share per “otto e mezzo” quando va bene . Ma anche a quello politico. Sta nel Governo Berlusconi e quello cade dopo sette mesi. Si candida contro Di Pietro e viene maciullato. Fa’ una lista e prende meno dei vari partitini comunisti. Il solito, insomma. Il solito insuccesso disastroso. Ma, allora, perché tanta gente gli da’ tanto credito? Boh.

postato da: Pippem alle ore aprile 15, 2008 21:35 | Permalink | commenti
categoria:giuliano ferrara, elezioni, aborto no grazie