lunedì, 30 novembre 2009

Il risultato del referendum svizzero ha causato non poche reazioni. Prevedibile, ma non mi occuperò di questa questione. Ho più interesse nei commenti che si possono rinvenire sul sito del Corriere della sera. Leggete:

 

Alcuni commenti "progressisti" sono meravigliosi. Parlano di razzismo, parlano di xenofobia, parlano di odio, in nome della libertà, del progresso e della democrazia. Democrazia? Ma la democrazia non è il governo del popolo? E se, con una forma assolutamente diretta di democrazia quale il referendum è, il popolo svizzero ha deciso, chi insulta in nome della democrazia, di grazia, di che diamine parla? Forse, fa confusione. Perché chiama "democrazia" ciò che si definisce "ortodossia": ovvero, vorrebbe applicare agli altri la PROPRIA visione del mondo, e se gli altri sono di più e lui è in minoranza, scatta l'insulto all'eterodosso, che pur essendo maggioranza democratica, siccome non è d'accordo, è "razzista", "xenofobo", "ipocrita". Bei campioni di democrazia e libertà, costoro... gli altri sono sì liberi, ma di pensarla come loro, altrimenti vanno rieducati. Come mai mi ricorda qualcosa??

La democrazia, dunque, è la tirannide della maggioranza? Possibile, ma proprio per venire meno a questa barbarie venne formulato il pensiero liberale con tutte le garanzie che esso offre, sia alle minoranze sia al singolo individuo.

Purtroppo la vulgata più diffusa vede la democrazia come “volontà del popolo”. E sempre purtroppo, questi simpatici personaggi sono anche quelli che a letture in materia sono prossimi allo zero. Altrimenti dovrebbero sapere che il termine “volontà del popolo” non vuol dire nulla e dovrebbero sapere che il “popolo”, come aggregato uniforme e monolitico, non esiste. Non so voi, ma il sottoscritto non ama che la propria persona venga confusa con questa genia.

Religione:

 Sono svizzero, vivo in Svizzera, non sono razzista né anti-islamico ed ho votato contro la costruzione dei minareti. Perché? Qui da noi la pace religiosa è garantita, ognuno può credere in ciò che vuole e lo può fare dove vuole, a casa come in chiesa, in sinagoga, nella moschea (ce ne sono tante qui da noi). Qui viviamo un equilibrio speciale tra le varie confessioni: ci sono incontri, ci sono collaborazioni, ci sono scambi interculturali. La costruzione di minareti (ed i relativi richiami del muezzin, probabili in un secondo tempo) rischierebbe di modificare questo equilibrio, e di conseguenza mettere in pericolo la pace religiosa. No alle esagerazioni ed ai proclami religiosi, sì ad una religione che si manifesta interiormente, per chi la vuole, per chi ne ha bisogno.

Interessante. Mi chiedo: ma in Svizzera, le croci troneggiano sui muri pubblici? Fra l’altro i minareti sono parte integrante di una moschea. Danno fastidio perché rumorosi? Vero, ma lo stesso vale per il campanile. Allo svizzero che perora per una religione interiore va, comunque, il mio appoggio. Occhio a non farti sentire da Volonté, però, che ti becchi del totalitario ateista e pure giacobino. Ed occhio ad essere coerente…

Infatti:

 

La decisione del popolo svizzero può essere vista in modi diversi. Certamente è un segno della grave crisi di identità che gli svizzeri forse più di altri stanno attraversando. Dall'altro lato si può anche interpretare come un rifiuto della religione ed in questo hanno ragione i vescovi a preoccuparsi. Forse letta cosi la decisione del popolo svizzero ha qualche lato positivo. Il prossimo referendum da fare è per l'abolizione dei campanili delle chiese.

 

Scommetto che non li vedremo mai. Per ora, per lo meno. Sarà sufficiente che i cattolici decrescano di numero per vederli cancellati dall’Europa. Per colpa degli atei giacobini o degli islamisti? No, per colpa di coloro che hanno fatto la tirannia della maggioranza una regola di vita. Ma un giorno toccherà a loro essere una minoranza…

Ma ci avvertono che la lettura più comune è sbagliata:

 

premetto che sono Sivzzera ed ho quindi votato per questa iniziativa. Nelle ultime 24 ore mi sono sentita dare della razzista, xenofoba, fascista e nazista e qualche altro termine che ora non ricordo... non mi sembra di aver votato contro la libertà religiosa, non ho votato per espellere tutti mussulmani che vivono nel nostro paese, non ho votato per non far costruire moschee o cimiteri mussulmani, non ho votato per vietare le loro preghiere, non ho votato per far togliere il velo alle ragazze, non ho votato per elimare dalle mense dei menù che non prevedono carne di maiale, ecc... Queste sarebbero state discriminazioni (ma chinque è libero di pensarla in un altro modo) E poi mi sorge una domanda, ma se i minareti sono così importanti, come mai se ne parla solamente ora che sono stati vietati? Prima non se ne sentiva la necessità? Il grande problema è stato che questa votazione è stata capita e letta in mondo sbagliato. Concordo con il nostro Governo quando dice che non è un voto contro l'Islam.

 

  A quando un bel referendum sui campanili?

Non mancano i commenti curiosi:

 

Classico argomento da barbiere per distrarre l'attenzione da fatti ben più gravi che si registrano nelle varie procure di Palermo,Caltanissetta e Firenze

 

Che gli Svizzeri siano al soldo di Sua Maestà?

E non mancano quelli catastrofisti:

 

perché continuano a dirci che l'immigrazione ci fa bene e che bisogna essere tolleranti etc etc.. vogliono estinguere la nostra cultura in favore? Essere tolleranti va bene ,, essere fessi no.

Già, i minareti, si sa, hanno causato l’estinzione dei dinosauri. Vuoi mai che tocchi alla “nostra” cultura? Caro lettore, mi potresti dire di che parla il canto 18° dell’Inferno?

Non mancano i commenti pastorali inneggianti a Heidi:

 

Ma ve li vedete i minareti tra le Alpi svizzere? Ma che schifo dai!!!! Smetterei di andare in montagna. Si vede che gli svizzeri (a differenza degli italiani) hanno a cuore il loro paese

 

Chissà che pensavano gli svizzeri dei Romani con le loro curiose strade…

I commenti inneggianti all’integrazione:

 

che gli svizzeri non sono assolutamente razzisti... Sono nata in svizzera da genitori italiani e vi assicuro che lo svizzero di base non é razzista... bisogna solo avere la volontà di integrarsi.. si non si può venire in un paese straniero e volere che le persone si adeguino a noi...il NO ai minareti non é una questione di razzismo... tutti i stranieri devono capire che venire in un altro paese vuol dire adeguarsi e non viceversa....

 

Quindi il cristiano che va in Tibet deve passare al Buddha? Mah.

Un commento dal titolo “IL PROBLEMA NON ESISTEREBBE SE I musulmani permetterebbero la costruzioni di Chiese Cattoliche nei loro territori”. Si potrebbe obiettare che “il problema non esisterebbe se si conoscerebbe la grammatica”, ma lasciamo stare. Il commento:

 

Secondo quanto fin'ora accade,chi è colpevole di discriminare la religione Cattolica e gli stessi cattolici o Cristiani, sono i Musulmai che non permettono che nei loro territori di poter costruire delle Chiese. I Musulmani,al centro di Roma,vicino alla Basilica di S.Pietro, hanno costruito una delle piu grandi Moschee e noi Italiani Cattolici gli abbiamo concesso l'aautorizzazione. Vorrei vedere se codesti signori che reclamano il diritto alla libertà religiosa permetterebbero di vostruire una grande Chiesa Cattolica vicino alla Mecca ? - Sarebbe opportuno,prima di parlare conoscere la decenza della propria cultura.

 

Ancora una volta l’argomento cultura, ancora una volta l’argomento reciprocità. Aggiungo che si dovrebbe avere anche la decenza di conoscere la propria grammatica. E non vale solo per costui, ma per tutti i commenti precedenti che ho corretto in parte. Ma prima che qualcuno se ne esca con l’argomento “grammatica e crocefisso”, vi saluto.

Z.M.

 

postato da: Pippem alle ore novembre 30, 2009 16:05 | Permalink | commenti
categoria:religione, islam, democrazia, libertà
venerdì, 27 novembre 2009

 

Sia il Giornale sia Avvenire hanno dato risalto al tizio che si riteneva fosse in come per 23 anni, quando invece era del tutto cosciente. Nulla di che, semplicemente si sbagliò diagnosi. I due giornali truffaldini, invece, hanno instaurato una narrazione con il caso di Eluana Englaro. L’dea è questa: “visto? Era vivo, la scienza può sbagliare, il tizio può tornare a vivere. È omicidio, è omicidio!”. Poco importa se si è trattato di un semplice errore di diagnosi, poco importa se l’autopsia ha stabilito che Eluana non si sarebbe più svegliata. La narrazione sposta l’attenzione sull’idea di vita: è viva, può guarire (non è vero, ma poco importa). Ricordate la foto di una Eluana in salute, la battuta del premier (“può fare figli”), i cattolicisti che la descrivevano in salute (falso, il padre che la vedeva ogni giorno li sputtanava)? Stessa logica.

Così facendo si mette in ombra l’altra questione, quella sulla libertà Chi è che decide sul vostro corpo? Voi che leggete o giornalisti che non sanno distinguere fra una diagnosi errata e la fanta- medicina?

L’Avvenire, al riguardo, ha dato spettacolo. Sul giornale di mercoledì si può trovare un articolo che sostiene che “la vita batta la scienza”. Peccato che queste persone siano vive solo perché attaccate ad una macchina (tempo perso evidenziare che la scienza e la tecnologia siano delle cose del tutto differenti, presumo). Peccato che la scienza non combatta contro la vita, anzi: se vivete a lungo è grazie a quest’ultima.

Insomma, sul vostro corpo, chi è a decidere? Voi o costoro che scrivono queste amenità?

Z.M.

postato da: Pippem alle ore novembre 27, 2009 15:59 | Permalink | commenti (2)
categoria:vita, libertà, narrazione politica
venerdì, 27 novembre 2009

Così parlò Napolitano:

«Sento il bisogno di dire qualche cosa in questo particolare momento per interesse del Paese - che deve affrontare seri e complessi problemi di ordine economico e sociale - richiede che si fermi la spirale di una crescente drammatizzazione, cui si sta assistendo, delle polemiche e tensioni non solo tra opposte parti politiche ma tra istituzioni investite di distinte responsabilità costituzionali. Va ribadito che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto poggia sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini elettori il consenso necessario per governare.
E' indispensabile che da tutte le parti venga uno sforzo di autocontrollo nelle dichiarazioni pubbliche, e che quanti appartengono alla istituzione preposta all’esercizio della giurisdizione, si attengano rigorosamente allo svolgimento di tale funzione. E spetta al Parlamento esaminare in un clima più costruttivo misure di riforma volte a definire corretti equilibri tra politica e giustizia».

 

Nulla può abbattere una maggioranza in Parlamento, cosa banale. Davvero è così? No, perché così dicendo si accetta il frame di Silvio I. La narrazione politica è la seguente: “io Silvio I sono legittimato dal popolo, ma la magistratura rossa e comunista sta per scatenare una guerra civile pur di farmi fuori per via giudiziaria”. Quando Napolitano chiama all’ordine la magistratura fa passare implicitamente che la narrazione di Sua Maestà sia corretta. Anche Alfano quando denuncia che le inchieste giudiziarie in cui è coinvolto il presdelcons inizino con la discesa in campo (falso, ovviamente) si muove su questa narrazione. Che ha il pregio, inoltre, di non parlare delle inchieste giudiziarie, lasciando il passo al chiacchiericcio in libertà.

Il problema dell’Opposizione è l’accettare supinamente questa narrazione. Ogni qualvolta che si commette questo fatale errore il risultato è univoco: si perde.

Anche la malsana idea di barattare lo sfascio della giustizia con un ripristino dell’immunità non fa che accettare il frame.

Come dovrebbe comportarsi il Pd, quindi? Combattendo il frame: negare  la “persecuzione”, rendere ben distinti la riforma della giustizia dall’ennesime legge vergogna pronto al varo da parte del Pdl, con conseguenti risultati catastrofici per il demos. E ricordare che ad alzare i toni sia un’unica persona: Silvio I. Ma come ben sappiamo il Pd non sa fare l’opposizione, a differenza di Berlusconi. Lui sì che è bravo a farla. Peccato che non sia bravo a governare…

Z.M.

postato da: Pippem alle ore novembre 27, 2009 15:05 | Permalink | commenti
categoria:berlusconi, napolitano, narrazione politica
mercoledì, 25 novembre 2009

Osservando la fiacca campagna elettorale di Veltroni, Giovanni Sartori fu lapidario: Uolter l’Africano le campagne elettorali non le sa fare. Ed infatti perse.

Passati un paio d’anni, si pone il quesito: ma il PD, l’opposizione la sa fare? La risposta, ancora una volta, è un sonoro e lapidario no.

Prima di analizzare gli insuccessi dell’Opposizione, è meglio capire che cosa sia l’opposizione (quella minuscola). Qual modo migliore se non osservare quanto succede all’estero? Al di là delle Alpi l’opposizione la si fa in un solo ed unico modo: con il coltello fra i denti. Scordatevi le storielle dell’opposizione “costruttiva” o del “volemose bene”. Sono tutte balle. Quando mai i Repubblicani o i Democratici sono andati d’accordo? Quando mai i Tories hanno fatto passare qualcosa ai Laburisti? Quando mai i Socialisti hanno taciuto davanti alle pagliacciate di Sarkozy?

Il meccanismo è semplicissimo: lo scopo è quello di costruire una narrazione politica che porti ad evidenziare l’incapacità, i danni, l’ipocrisia di chi vi governa. Sono elementi comuni praticamente in tutti i paesi: chi governa non è “uno del popolo”, fa i propri interessi, danneggia il paese, eccetera. Ovviamente chi è al Governo fa l’esatto contrario.

Nel bel paese solo Berlusconi sa condurre una politica d’opposizione come si deve: non solo fa cadere il Governo in carica, ma in caso di fallimento riesce a recuperare il consenso perso. Come? Grazie al già citato coltello fra i denti e l’ampio e disinvolto utilizzo di narrazioni politiche.

E il PD? I furboni hanno scordato la lezione della scorsa legislatura di Silvio. All’epoca ci furono grida, manifestazioni, opposizione dura (finanche l’ostruzionismo) e accuse di regime. Risultato? Elevato consenso che non si tradusse in netta affermazione alle elezioni solo per l’incapacità di dire una cosa che non solo sia di sinistra, ma che sia pure intelligente.

Ed oggi? Il triste spettacolo si para dinnanzi ai vostri occhi tutti i giorni. Il Governo ha serie difficoltà per fratture interne alla maggioranza. Quali sono le voci che si sentono? Tremonti, Fini, Brunetta… ne sentite  una sola del PD? No. Immaginate se la storia fosse a parti invertite. Anzi, ricordate come fu sotto il Governo Prodi. Carica frontale contro l’esecutivo.

Altro punto, la manifestazione contro Silvio. Il PD non vi parteciperà, ma i suoi elettori? Sulla manifestazione si può avere il giudizio che più vi aggrada, ma se i tuoi elettori ci vanno io un pensierino su ce lo farei. Il PD, invece, ragiona che per vincere bisogna abbandonare “l’antiberlusconismo”. Sarebbe gradito averne una definizione, ma è sufficiente un dato: quanti milioni di voti ha perso il partito negli ultimi anni. Va da sé che un partito dovrebbe agire nell’ottica di prendere voti, non di fare un chissà che oscuro ai più. Il che, en passant, è un’altra dimostrazione dell’incapacità di fare opposizione del PD. Rispondere a queste domande:

1)      che cos’è il PD?

2)      Che vuole?

3)      Che cosa dice?

4)      Come si prefissa di portare a termine ciò che dice?

Non siete in grado di rispondere, vero? E chissà perché perdono i voti…

Z.M.

postato da: Pippem alle ore novembre 25, 2009 18:45 | Permalink | commenti
categoria:politica, pd
mercoledì, 25 novembre 2009

Su Libero il nostro dichiara che la fiction i liceali sia in odore di criptocomunismo per via di una "okkupazione" andata in scena in un episodio:

Fiction e realtà si sovrappongono di nuovo, insomma. E fanno andare su tutte le furie Maurizio Gasparri, il quale non ha gradito affatto l'ultima puntata della serie, con l'«okkupazione» del Colonna, andata in onda venerdì scorso. La fiction è comunista, è l'accusa del presidente del senatori del Pdl. «Sono contro la censura, ma anche contro il qualunquismo. L'ultima puntata della serie è criptocomunista» ha detto Gasparri a Libero.

Per Gasparri la serie contiene «luoghi comuni» e «critiche all'operato del governo», manda «messaggi subliminali sbagliata» e offre una lettura «approssimativa e superficiale» della realtà. Nessuna sorpresa da parte del senatore del Pdl però sul fatto che la serie «comunista» vada in onda su Canale 5. «Lo stesso Piero Chiambretti - osserva Gasparri - ha detto di non aver mai trovato tanti comunisti come a Mediaset».

Sarà, ma non è che, magari, Gasparri sia un criptointelligente?

postato da: Pippem alle ore novembre 25, 2009 18:25 | Permalink | commenti
categoria:ipse dixit
mercoledì, 25 novembre 2009

Tremonti Giulio, Ministro (a volte super ministro...) dell'economia, sulla sanità:

-“C’è un fondamentale problema di legalità dentro la sanità”‘. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti parlando al meeting dei giovani industriali a Capri. ”Tutta la sanità del Meridione è in default, è impressionante. Vuol dire che c’è qualcosa che non funziona. La sanità non è un’industria, è un servizio pubblico ma ci sono forti limiti nella gestione politica. C’è qualcosa che non va, non è possibile che una protesi costa in un posto al Sud 4 volte di più che al Nord. Non è giusto che le famiglie meridionali abbiano la metà e allo Stato costa il doppio. Questo – ha osservato – è quanto dobbiamo fare sulla spesa improduttiva- Ansa, 31 ottobre 2009

- Non è possibile tagliare la sanità: “costa meno della media europea e mediamente ha un rendimento superiore“. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, intervenedo all’Assemblea degli Industriali di Roma replicando indirettamente alle proposte di taglio alla spesa come quelle avanzate dal presidente della Commissione Finanze del Senato Mario Baldassarri.
“Ma davvero pensate che si puo’ tagliare la sanita? Davvero pensate che si puo’ dire ad un lavoratore ti taglio l’Irpef ma ti taglio anche la sanità?” – Ansa, 24 novembre 2009

postato da: Pippem alle ore novembre 25, 2009 18:07 | Permalink | commenti
categoria:ipse dixit
venerdì, 20 novembre 2009

Ieri sera, in preda ad un attacco autolesionistico, ho deciso di guardare gli ultimi minuti di Porta a porta. Fra i presenti Buttiglione. Si arriva al momento del commento sulla bocciatura di D’Alema. Che dice il nostro? Che i polacchi, in ricordo del sopruso patito dal filosofo, si opponevano, ma il nostro eroe con spirito magnanimo li ha convinti a desistere dall’intento. “Un sopruso non si combatte con un altro sopruso” il commento dell’eroe. Fra le fila si sentivano gli orgasmi dei cherubini scesi apposta dal cielo. Per la cronaca, comunque, a D’Alema l’han cassato lo stesso.

Ma torniamo a Buttiglione. Il nostro ha subito un sopruso? Figurati. Torniamo all’ottobre 2004, quando venne candidato a commissario europeo alla Libertà e Giustizia (eh sì, senza l’una non c’è l’altra). Prassi vuole che il neo candidato venga “audito” per valutarne l’idoneità. Una pura formalità visto che nessuno venne mai bocciato in diversi decenni. Fino all’arrivo di Buttiglione. Vediamo come fece.

Il primo a cadere fu, ovviamente, la giustizia. Si andava dalle leggi vergogna di Silvio II fino a problemi personali o dei suoi collaboratori con la giustizia. Ovvio l’epilogo e così il nostro si giocò la Giustizia.

Poi si giocò la Libertà. Come? Con queste dichiarazioni ad esempio:

 

“Come cattolico considero l' omosessualità un peccato, ma non un crimine. La mia è una posizione morale che non incide sui diritti che devono essere riconosciuti a tutti”

“I bambini che hanno solo una madre e non hanno padre sono figli di una madre non molto buona. E i bambini che hanno solo un padre non sono bambini perché un uomo da solo può fare un robot. Ma non può fare bambini”

 

La prima dichiarazione è un’opinione, per carità. Ma voi affidereste un ipotetico ministero per la religione ad una persona che affermasse una cosa del genere: “quando l’ultima pietra dell’ultima chiesa cadrà sull’ultimo prete sarò una persona contenta, ma conosco la distinzione fra i miei desideri e la legge” ? No, non credo.

Ma il vero problema fu la seconda frase che in Italia, ovviemente, passò in secondo piano. Mie care donne, il vostro marito è appena morto e vi ritrovate a cresce da sole un bimbo. Che cosa siete? Delle puttane. E nel caso di uomo che ha appena patito la scomparsa della compagna? Non è neppure un uomo.

Dalla frase di Buttiglione si evince questa somma verità. Il nostro eroe, si spera, non voleva dire questo ma di fatto ha fatto passare e capire questo concetto. Senza offesa Butti, ma la capacità di formulare un discorso chiaro e logico è essenziale in un ambito politico.

Cosa accadde in Italia? Invece di deridere un simile personaggio, si montò un caso politico. La UE è anti cristiana e anti italiana, strillavano i papisti nostrani. Peccato che Barroso e Prodi fossero cattolici e quest’ultimo pure italiano. Peccato che il partito di maggioranza all’Europarlamento sia quello popolare. Peccato che subito dopo Frattini passò le “forche caudine” senza colpo subire. Peccato, peccato, sempre questo termine vi rovina la festa, nevvero?

No, Buttiglione, il problema non è la UE. Il problema sei tu, il problema è che sei impresentabile nel mondo civile, il problema è che a dispetto della 4 o 5 lingue che parli non sei in grado di formulare un discorso dotato di senso. Capisco che la storiella del complotto ti faccia comodo per mascherare una figuraccia e una delusione, capisco che i giornalisti italiani siano così codardi da non contraddirti. Ma così facendo all’estero non fanno che convincersi ulteriormente: sei impresentabile. Peccato che questo non valga anche in Italia.

Z.M.

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categoria:politica, unione europea, buttiglione, cattolici
venerdì, 20 novembre 2009

È stata approvata la legge (ma si preannuncia un referendum abrogativo) che permette ai privati di accedere alla linea di distribuzione dell’acqua, fino ad ora in mano solo al pubblico. Quali saranno le conseguenze?

 La legge in questione sull'acqua  prevede la possibilità di cedere parte se non tutta della distribuzione idrica ai privati o a un misto pubblico/privato. Effetti? In teoria un miglioramento iniziale del servizio (il privato investe) compensato da un aumento della bolletta (il privato deve recuperare i soldi). Certo che allo stato attuale le infrastrutture sono un colabrodo, quindi, in teoria, la cosa dovrebbe essere positiva. In teoria, però, perché quanto a privatizzazioni abbiamo già avuto precedenti non positivi. In sintesi, per avere un servizio degno di questo nome, servirebe:

 

1)      un mercato libero e trasparente, ma oggi non c'è e né ci sarà. Il Governo quanto a liberalizzazioni è tendente allo zero

2)       controllo giuridico. Ah ah ah, bella battuta

3)       controllo dei consumatori. Come sopra

4)       una classe imprenditoriale degna di questo nome e non si semplici affaristi che prima spennano e poi si salvano dalla galera grazie ai rapporti con la politica

 

Al di là di questo, una domanda: ma voi siete sicuri di affidare quello che fino a ieri era un diritto per la vita, l'acqua, ad una logica prettamente commerciale? Il prossimo chi sarà, l'aria?

Z.M.

postato da: Pippem alle ore novembre 20, 2009 15:40 | Permalink | commenti (3)
categoria:politica, economia, privatizzazione acqua
mercoledì, 18 novembre 2009

Su giornali quali Libero e il Giornale si moltiplicano articoli dedicati al malfunzionamento della magistratura. Perché? Per creare il frame adatto alla riforma. Alla solita magistratura rossa e politicizzata (ma allora perché la sinistra è finita alla sbarra in Liguria, Campania, Calabria, Puglia? Le toghe azzurre al fianco di quelle rosse?), abbiamo anche quella inefficiente. Ma a questa situazione si porrà rimedio con la riforma. Da cui: sei contro la riforma- allora appoggi la casta della magistratura e la sua inefficienza. Così facendo si evita di entrare in dettaglio nella riforma (“i noiosi tecnicismi che non interessano alla gente”). E di spiegare come possa risolvere la situazione il bruciare quei 100.000 processi in corso e che saranno in corso.

Tanto per stare in tema, passiamo a Silvio I. Ricordate che argomentò la necessità del lodo per non intralciare i suoi impegni istituzionali? Bene, ma allora perché è sufficiente mandare un sms con su scritto “ohi, raga, oggi ho daffà” per far saltare l’udienza? Così, tanto per chiedere.

Z.M.

postato da: Pippem alle ore novembre 18, 2009 19:38 | Permalink | commenti
categoria:politica, giustizia, berlusconi, legge
venerdì, 13 novembre 2009

Sul sito Chicago-blog è presente un interveno di Oscar Giannino sulla pagliacciata del teglio delle tasse. Eccolo:

Niente tagli a Irap e Ires. Anzi, niente tagli e basta. Alcune ore dopo il Consiglio dei ministri di stamane è emersa la decisione di limitarsi a una dilazione dell’acconto Irpef, pare per 3,8 miliardi di euro, coperti in conto cassa dallo scudo fiscale. La misura dunque si applicherebbe solo a microimprese personali, professionisti, commercianti, artigiani e partite IVA, il popolo pro-pro di cui ha parlato il Corriere in queste settimane. Alle imprese non personali, niente. Non è un taglio alle tasse, né per dritto né per rovescio. E’ un mero spostamento in avanti della somma dovuta allo Stato.

Invece che pagare il 99% a dicembre, si pagherà una ventina di punti in meno oggi per conguagliare l’intero resto dovuto nel prossimo maggio. L’effetto di tale misura, dunque, è di pura liquidità temporanea. Tonnellate di studi e verifiche emipiriche  di ogni orientamento –  keynesiano e antikeynesiano – comprovano che tali misure hanno un effetto trascurabile sui consumi e nullo sugli investimenti, poiché il contribuente sa benissimo che  dovrà comunque a breve allo Stato ciò che oggi gli resta in tasca ma non è già più suo. L’unico effetto è di pagare meno interessi passivi, se sta in rosso sul conto bancario. E di rinviare il redde rationem, se aveva praticamnete già finito la liquidità al pagamento dell’imposta. Aggiungo che è più che ovvio che i sindacati protesteranno, visto che restano esclusi da tale sollievo puramente temporaneo i contribuenti a solo reddito dipendente, e dunque a ritenuta d’acconto. Confindustria e sindacati restano dunque entrambi a bocca asciutta. Non si può dire che Tremonti non sia stato di parola. Si applica in materia fiscale lo stesso principio dell’estensione in deroga discrezionale degli ammortizzatori sociali. Non si modifica strutturalmente platea e importo degli aventi diritto per gli ammortizzatori, non si toccano le aliquote per il fisco: invece, al lavoratore e al contribuente si fa capire che dovrà fidarsi della discrezionale valutazione dello Stato, se e quando procedere alla protrazione di un beneficio che viene concesso in quanto straordinario e temporaneo. I saldi di finanza pubblica vengono certo mantenuti. Ma a che prezzo, mioddio, pur di non tagliare spesa e di abbattere stabilmente le imposte per un analogo corrispettivo. L’estensione della discrezionalità politica, in materia fiscale, è foriera sempre e solo di ulteriore indebolimento del contribuente di fronte allo Stato.  Direi che non ci siamo proprio.

postato da: Pippem alle ore novembre 13, 2009 14:46 | Permalink | commenti
categoria:economia, tasse