Negli ultimi tempi si è fatta strada fra i giornali l’ipotesi di un’eventuale caduta dell’attuale Governo e relativa successione ad un ormai finito Berlusconi. L’ipotesi verte su questi fatti: perdita di credito a livello internazionale, scandali e scandalucci in cui è coinvolto il premier operaio, bocciatura del Lodo Alfano, solite grane con la Giustizia, sconfitta alle prossime regionali, fine di della (deludente) attività governativa per passare al meno nobile “mi paro le chiappe”.
Gli attori di questa operazione dovrebbero essere Casini (già in rotta col Premier, a cui ha fatto seguito lo strappo in diretta Tv), Fini (anche lui in rotta con Silvio IV), D’Alema (e figurati), con l’appoggio di Confindustria (che non vede di buon occhio un parvenu come Silvio). Un Governo, tuttavia, politico e non tecnico, il che vedrebbe fuori dai giochi Draghi.
Ma una cosa del genere è fattibile? Ritengo, ma potrei sbagliare ovviamente, che ci muoviamo nella fantapolitica o addirittura nel regno dei desideri più che nella realtà. Analizziamo la situazione in vista delle premesse e di un’eventuale operazione “ammazza il tappo”.
Allora. La perdita di credito non è affatto una novità, anzi era scontata. Che il mondo sghignazzi dell’Italia berlusconizzata è risaputo. Ma lo era anche nelle legislatura precedente che è durata cinque anni. E l’Italia è un paese chiuso in sé stesso che poco guada al di là delle Alpi. Lo stesso dicasi per i problemi giudiziari: ve la ricordate la legislatura precedente? Senza contare che non è affatto scontata la bocciatura del Lodo Alfano, visto che in ballo non si sono solo le scontate argomentazioni giudiziarie ma anche quelle politiche. E la sconfitta alle regionali? Sinceramente, allo stato attuale, non se ne vede il sentore. Vero che mancano più di nove mesi e in questo lasso di tempo può accadere di tutto. Ma non si deve dimenticare che per perdere le elezioni non basta perdere i voti, ma ci vuole anche qualcuno che li raccolga. E chi sarebbe di grazia? Il PD? Scusate ma è d’obbligo: ah ah ah ah ah. È più plausibile che gli eventuali voti persi per strada finiscano alla Lega, con poche briciole a Casini.
Se le premesse non reggono, miglior sorte non tocca ai novelli Bruto. Fini è in rottura con il Pdl? Molto bene, ma quanti vota si porta dietro? Diamogli un generoso 10% (su 12% di AN), a cui sommare un generoso 6% di Casini. E D’Alema? Inevitabile la rottura anche del PD, con la definitiva secessione della parte sinistra del partito. Diamogli un generosissimo 20% (su 27%). Risultato? Il 36% contro un probabile 35% dell’unione ex Pdl e Lega (almeno il 27% per il primo con un probabilismo, per difetto, 8% per il secondo. Occhio che vista l’operazione vedo la Lega in impetuosa crescita al grido di “poteri forti” e “congiura palazzo”). Morale? Non hanno i voti per farlo se non con un’alleanza con Di Pietro! Ammesso, ma non concesso, che gli elettori di Fini accettino di mollare il biporalismo per un neo grande centro (estremamente improbabile... tra l’altro mi sapreste dire su cosa sono d’accordo Fini e Casini? I temi etici? Ah ah), che quelli di Casini accettino D’Alema e i suoi (figurati) e che gli elettori di D’Alema accettino i primi due citati (forse gli ex Margherita, ma quelli ex Ds…).
E poi? Nel progetto il Governo sarebbe di breve durata, in vista delle elezioni. Ma chi si presenterebbe? An e l’Udc insieme a quel che rimane del PD? Con magari l’Idv? E siete sicuri che possano avere la meglio sull’asse FI e Lega? Non c’è il rischio che a far cadere Berlusconi ne segua poi una nuova stagione berlusconiana ma con una maggioranza ancora più ampia? Soprattutto se il personaggio continuerà a lottare con il suo mostruoso potere mediatico? Senza la possibilità di risolvere il conflitto d’interessi visto che verrebbe vista, ormai, come un’operazione di killeraggio politico.
Morale della favola? Che oggi uno scenario simile è irrealizzabile e si renderebbe realistico solo con una totale dipartita di Berlusconi dall’agone politico (Galera? Camposanto?) e relativa implosione non solo del Pdl ma soprattutto di FI. Il che porterebbe ad un gonfiamento mostruoso della Lega (scommettiamo che potrebbe arrivare al 15/ 20%?) a cui non si potrebbe far altro che far fronte con un “Governo di salvezza nazionale” (l’ennesimo…). Ma poi? Alle elezioni? La Sinistra radicale inesistente, un PD imploso, a vincere sarebbe ancora una volta un centro-destra moderato (sulla carta) composto da An, Udc, ex Fi ex PD, ma in molti potrebbero pretendere la testa di Fini come pegno di alleanza (soprattutto gli integralisti cristianisti). Un bel clerico- reazionario ma filo impresa, magari come premier un bel Tremonti o un Montezemolo... Non per dire, ma almeno con Berlusconi si ride.
Z.M.




