mercoledì, 29 luglio 2009

Sul forum del sito del Corriere della sera è scoppiato il caso dell’anno. Per via della guerra in Afghanistan (8 anni per rendersene conto, bravi), per via del fatto che Re Silvio va a puttane- ma di lusso-, per via della crisi economica? Ma va là, stiamo parlando del prestigioso corriere e degli italioti.

Ma, allora, l’argomento che ha destato tanto interesse qual è? Una quarantenne ha lasciato un post nel quale si lamentava della difficoltà di trovare un uomo, nonché della tristezza della sua solitudine e relativo bla-bla che esce dalla bocca femminile. Ancor più affascinanti (e veritieri, in parte) i post di risposta dei maschietti: si va dal solito atto d’accusa contro il femminismo fino al più plausibile “cocca, pensa a quanti no hai proferito nel corso degli anni”. A questo punto le femminucce si sono sentite chiamate in causa e da qui è scoppiata l’ennesima (ma comunque divertente) guerra dei sessi.

Vista la mia passione per le notizie inutili, soprattutto se oscurano quelle di ben maggior valore, sono pronto a dir la mia. Poca roba, una semplice considerazione. Partiamo dal presupposto tanto celebre quanto vero: fra maschietti e femminucce non c’è comunicazione. Né gli uni né le altre sono a conoscenza delle rispettive aspettative o relativi bisogni. Un caso da manuale è il ritorno a casa dopo una giornata di lavoro. Lui vuole solo stravaccarsi sul divano senza far nulla, lei non vuole far altro che dar aria alla bocca per esternare sensazioni e cattiverie (e non variabili di un problema da risolvere, come è lecito nell’ottica maschile). Siccome le due visioni opposte non sono conciliabili, si arriva all’inevitabile scontro. Per carità, se siete sceneggiatori di sit-com la cosa vi va alla grande. Per tutti gli altri no.

Stesso discorso sull’interazione fra maschietto e femminuccia. L’uno non sa che tipo di uomo ella desideri, l’altra non sa che tipo di donna lui desideri. Se nel caso maschile è facile appurarne i desideri (bellina, ninfomane, che non scassi le balle = che gli lasci il suo spazio per vivere), nel caso femminile la definizione “un vero uomo” lascia alquanto perplesso il maschietto medio. Deve essere gentile, ma non troppo sennò è un bamboccione. Rude, ma non troppo sennò è un cavernicolo. Deve rassicurarla (?), farla sentire speciale (il che è falso, fra l’altro). E via dicendo… Che fare, dunque? Semplice, a dir il vero. Mi risulta che gli uomini non nascano per gemmazione spontanea. Mi risulta che nell’infanzia la mamma (cioè donna) ricopra un ruolo importante. E allora perché la suddetta mammina non spiega al povero pargolo come funziona la (perversa) mente femminile? Perché non gli spiega che cosa la “femmena” media desideri, che caratteristiche ella ricerchi in uomo? Mistero. O, più semplicemente, le donne stanno zitte, pretendono che siano capite e se ciò non succede si adirano col povero maschio medio. Fanciullina mia, hai mai provato ad esporre analiticamente in un linguaggio logico ed accessibile ai non iniziati, le tue esigenze? Detto più chiaramente, maschietti e femminucce: avete mai provato a parlarvi?

Z.M.

postato da: Pippem alle ore luglio 29, 2009 15:01 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 22 luglio 2009

Occasionalmente nel palinsesto Tv filtrano le notizie sulle morti bianche, quelle avvenute sui posti di lavoro. Riguardanti tutte le classi sociali, tutte le coorti d’età, tutte le nazionalità. Facile accusare l’imprenditoria e la sua avidità, la sua ricerca del profitto a dispetto della sicurezza degli impiegati. Trattati e considerati, quest’ultimi, come feccia da spremere (il che lo penso anch’io, ma almeno io lo dico apertamente).

Troppo facile, però. I veri colpevoli, anzi, sono gli stessi operai, manovali, impiegati a basso costo. Perché non si organizzano, non protestano? Ma non è questo l’aspetto peggiore, ma l’oblio a cui sono destinati sia come classe, sia come martiri sacrificali per lo “sviluppo”. Le notizie non filtrano perché non fanno audience. E perché non fanno audience? Perché chi guarda la Tv non ne è interessato. E chi guarda la Tv? Gli operai, i manovali. Miei cari, siete voi a preferire le notizie sul calcio o sul GF, girando canale se l’argomento verte sulla condizione proletaria o sulle morti bianche. Siete voi che vi condannate all’oblio.

No, compagno operaio, la responsabilità è anche tua. Anzi, è quasi tutta tua. Se è scontato che l’imprenditore se ne freghi in vista del dio denaro, meno scontata è la tua passività. Nessuno vuole essere un operaio, però nella vita capita. Cercare di rimuovere questa realtà per tentare di mimetizzarsi da piccoli borghesi non serve compagno operaio. Porta solo dritto alla tomba. No, compagno operaio, niente lotta di classe o altri armamentari ideologici. Ma difesa dei propri interessi e non più la vergogna di essere quello che si è. Si può sempre tentare una scalata sociale, se la si reputa indispensabile.

O più prosaicamente, tanto peggio per te ex compagno operaio.

Z.M.

postato da: Pippem alle ore luglio 22, 2009 15:01 | Permalink | commenti
categoria:morti sul lavoro, mostro mite
lunedì, 20 luglio 2009

Oggi trattiamo del romanzo Per il trono d’Inghilterra, di Harry Turtledove, pubblicato in Italia da Editrice Nord. Si tratta di un romanzo di storia alternativa, ambientato nell’Inghilterra del 1597. Un paese sotto la dominazione spagnola, frutto della vittoria ottenuta dall’Invicibile Armada. Fulcro della storia è la duplice commissione per un’opera teatrale: da una parte per glorificare la Spagna, dall’altra per risvegliare il nazionalismo inglese. Destinatario? William Shakespeare.

La storia è seguita tramite due punti di vista, quello di Shakespeare e quello di Lope de Vega. Nel complesso la trama è semplice ma interessante; lo stile dell’autore è funzionale alla storia, molto semplice e di facile lettura. In più c’è la possibilità di riconoscere le svariate citazioni delle opere di Shakespeare inserite nel romanzo, creando un giochino piuttosto simpatico.

Il vero punto debole riguarda il finale, con un happy end tanto stucchevole quanto irrealistico. Anche la strada che ci conduce al finale è fin troppo diritta e scontata, lasciando il posto ad una lettura tanto piacevole quanto poco impegnativa.

In definitiva ci troviamo davanti ad un’occasione per metà sciupata. La possibilità di rendere il racconto più “adulto” c’erano tutte, in modo da trasformare il racconto in un degno erede delle tragedie del bardo inglese. Lettura raccomandata agli appassionati della storia alternativa, ai 15 enni e a chi ama il teatro di Shakespeare.

Z.M.

postato da: Pippem alle ore luglio 20, 2009 16:02 | Permalink | commenti
categoria:recensione
giovedì, 16 luglio 2009

Partiamo da Beppe Grillo e dalla sua, estemporanea a dir poco, candidatura nel PD. Candidatura che non avrà un gran futuro dinnanzi a sé. Per l’arroganza dei cacicchi del PD a dirla alla Micromega? Forse, per carità. Quando si tratta di parlar male del PD sono sempre in prima fila. Peccato che, a rigor di logica, questo non sia il caso. Per candidarsi alle primarie si dovevano rispettare alcune determinate norme: tessera entro data e luogo prescritti. Inoltre, ch’io sappia, un partito può riservarsi la facoltà o meno di accettare l’iscrizione di una persona. È una rappresentanza di interessi, non un’istituzione pubblica. Ebbene, il nostro eroe popolare non ha rispettato nessuna delle regole menzionate, senza contare che le sparate precedenti sul partito difficilmente hanno creato un clima cordiale nei suoi confronti. Fosse solo questo, però…

Purtroppo non è così. Il Grillo non rispetta le regole ed un precedente importante lo testimonia. Ricordate le firme del referendum? Raccolte al di fuori delle norme che ne disciplinano la materia. Dopo l’ovvia bocciatura tutti a gridare allo scandalo. Leggersi il regolamento o le leggi, no eh? A meno che non sia pubblicità... anche se il modus operandi mi ricorda quello di Berlusconi. Che abbia ragione Scalfari nel sostenere che Beppe Grillo è il Berlusconi della Sinistra? Personalmente non lo credo, ma qualche somiglianza c’è.

Secondo punto. Quanto vale la vita di un diciottenne picchiato a morte da un gruppo di pulotti senza alcun motivo? Tre anni. Aggiungete eventuali indulti, buone condotte e arresti domiciliari (sotto i tre anni in prigione non ci entri). Scandalo? Solo una domanda: perché nessun boss mafioso è mai stato picchiato a morte?

Terzo punto. Sentenza Spaccarotella: sei anni. Tanto, poco? Recuperando i benefici sopra citati fate voi. Ma sappiate che se un pulotto dei poveri prende la mira e spara ad una macchina dall’altra parte della strada e vi prende in pieno, questa è la condanna. Ancora una volta fate voi.

Z.M.

postato da: Pippem alle ore luglio 16, 2009 14:54 | Permalink | commenti
categoria:legge, beppe grillo, pd
mercoledì, 15 luglio 2009

Notizia del giorno: passata alla Camera la mozione Buttiglione sulla moratoria internazionale contro l'aborto come mezzo di controllo delle nascite. Due considerazioni:

1) Ma quando mai 'ste cose hanno utilità alcuna?

2) Che necessità c'è di ricorrere all'aborto? Basterà aspettare un paio di giorni affinchè il nascituro muoia di fame (secondo voi perchè si parla di controlllo delle nascite?). A meno che, ovviamente, gli occidentali cambino atteggiamento e accettino una drastica riduzione del loro tenore di vita nonché del loro girovita. Ma è più facile parlare e predicare che praticare. Come ogni religioso, Buttiglione in testa, insegna.

Z.M.

 

postato da: Pippem alle ore luglio 15, 2009 20:19 | Permalink | commenti
categoria:la vita è sacra, angolo misantropo
lunedì, 13 luglio 2009

In Somalia sono state decapitate da parte delle milizie islamiche sette persone accusate di essere spie e cristiane. Che fare?

Protestare o affermare il proprio sdegno non serve a nulla, anzi. Nel migliore dei casi se ne fregano, nel peggiore rafforza le loro convinzioni. Il dialogo con il fanatico è tempo perso.

Un embargo economico? Gli embarghi colpiscono la popolazione, mai i colpevoli. E poi, in un paese disastrato dalla guerra civile da diversi anni ormai, l’impatto sarebbe minimo.

Chiudere le porte rispetto al mondo, ancora selvaggio e primitivo, all’insegna della prima direttiva di Star Trek memoria? La mia ipotesi preferita, ma al di là della questione filosofica (vedi Popper: se siamo tolleranti e liberali, come ci vantiamo di essere, non dovremmo accogliere i non liberali per insegnar loro? O per imparare da loro?), etica (e per chi nel resto del mondo vuole vivere libero? Li abbandoniamo?), devo notare la semplice non fattibilità dell’ipotesi. In primis l’Europa necessita dell’immigrazione; poi l’Europa è già terra d’immigrazione.

Che si fa? Propendo per l’indifferenza. Tutti al mare! Se siete cattolici, invece, potrete inneggiare al complotto mondiale anti cristiano, dicendo tuttavia come dovremmo agire. Non bastano le parole… per lo meno in molte cose. Per essere decapitati dal fanatico di turno bastano e avanzano.

Va da sé che l’indifferenza vale per casa loro, non nostra. Qua le leggi sono differenti. Non ti va bene? Possiamo discuterne ma hai poche probabilità di farmi cambiare idea. Non ti sta bene? Il Qatar e l’Arabia Saudita sono da quella parte. Bye bye.

Z.M.

postato da: Pippem alle ore luglio 13, 2009 14:46 | Permalink | commenti
categoria:religione, libertà
giovedì, 09 luglio 2009

Ultimamente la stampa inglese mostra un dente piuttosto avvelenato nei confronti dell’Italia. Prima che parta il piagnisteo del complotto internazionale- seguito dall’italietta che striscia presso i potenti per poter essere considerata pari a loro (spettacolo imbarazzante)- ricordo che queste e più pesanti critiche erano presenti anche ai tempi di Prodi. Sia come duplice Presidente del Consiglio, sia per la sua carriera nella UE. Motivazioni? Molteplici. Prima di tutto gli stereotipi e i pregiudizi sull’Italia e gli italiani godono di ottima salute all’estero. Secondo, gli stessi italiani fanno di tutto per avvalorare questi ultimi. Terzo non è da escludere che le critiche sulla organizzazione del G8 siano corrette. Ma proprio quest’ultima, condita dalla richiesta dell’espulsione dell’Italia, merita una maggiore attenzione.

Gli inglesi hanno ragione a ricordare che il G8 raccoglie i maggiori otto (in futuro di più) paesi industrializzati e non è una rendita di posizione immortale, ma una condizione che può venir meno. E l’Italia fra gli 8 è l’ottavo paese… Ma nel contempo rischia meno rispetto al regno di sua maestà la regina. Dopo la recente ubriacatura finanziaria e relativa crisi mondiale, il sole sembra tornare a splendere sull’industria e la produzione reale. Guarda caso la Gran Bretagna ha un tessuto industriale in sfacelo e un ruolo nell’economia mondiale principalmente finanziario. Nella UE, invece, i paesi più forti a livello industriale sono la Germani, la Francia e puta caso l’Italia. Sulla carta la posizione più complessa è proprio quella inglese, con una Spagna incalzante. Sulla carta, ovviamente, data la crisi strutturale che attanaglia l’Italia e la sua incapacità di venirne fuori. Ma non dimenticate che certi articoli inglesi sono anche tentativi di esorcizzare lo spauracchio del declino inglese… nonché potrebbero essere persino corretti nelle critiche da loro mosse.

Z.M.

postato da: Pippem alle ore luglio 09, 2009 13:48 | Permalink | commenti
categoria:italia, italiano, stampa estera
giovedì, 09 luglio 2009

Bastano due frasi per cogliere l’essenza dell’italico vulgo. Partiamo dalla polemica che ha visto Dario Fo subire l’attacco del Monsignor Domenico Sorrentino. Per frasi o battute empie e salaci? Ma vah, semplicemente il buon Fo sostiene, con non poche ragioni, che gli affreschi tradizionalmente attribuiti a Giotto non possano essere di suo pugno. Reazione? La seguente:

 

«Gli affreschi non sono di Giotto? A che serve questa verità? Tanto i pellegrini non lo saprebbero mai e serve soltanto a far crollare una magnifica illusione agli ultimi poveri assisani. Che ce la lascino, questa illusione...»  

 

La seconda frase segno dei tempi la possiamo ritrovare su Dipiù TV, quello dei programmi televisivi dall’ 11 al 17 luglio.  Nell’editoriale del direttore si riporta la polemica per il susseguirsi delle repliche nella programmazione televisiva. La frase del secolo:   

 

« L’Italia ha tenti problemi da risolvere. Ma vorrei dire al presidente Berlusconi che, per essere ottimisti, come ci chiede di essere, non possiamo andare in giro per la città a fare shopping. L’ottimismo si trova anche con qualche ora di relax. E un po’ di relax ce lo può dare solo la televisione: se rimane spenta, ci assalgono pensieri e preoccupazioni. […] non può intervenire su questo problema che spegne il sorriso degli italiani in queste serate calde? Di quegli italiani che hanno solo la TV per svagarsi? »

 

Occhio che con la TV spenta si rischia di pensare. Occhio che con le illusioni si vive meglio. A che serve la verità, parafrasando Lenin? A che serve pensare?

Z.M.

postato da: Pippem alle ore luglio 09, 2009 13:24 | Permalink | commenti
categoria:italia, tv
giovedì, 02 luglio 2009

Fino a qualche tempo fa, gli anni post 11/09, non si faceva altro che parlare della questione islamica e del rischio di un’islamizzazione, in parte violenta in parte dovuta alle ingenuità della società occidentale, dell’ Europa, tanto da dare un’ampia diffusione al termine Eurabia. Negli ultimi tempi tanto allarme è rientrato: nuove problematiche all’orizzonte (la crisi economica in primis), sgonfiamento dei vecchi timori (gli islamici non mangiano i bambini e non sono poi tanto diversi da noi). Tuttavia si può azzardare che il timore fosse decisamente infondato.

L’Europa attuale è relativista, nichilista e la più scristianizzata degli ultimi duemila anni, come ci fanno sempre notare i men in black dell’Oltretevere. Nello stesso tempo è anche quella più libera, ricca e che gode del più lungo periodo di pace dai tempi della pax romana, ma questo generalmente non lo fa notare nessuno. Al livello culturale abbiamo una vittoria del “Mostro mite”, più semplicemente tette e culi, capital democraticismo e indifferenza alla “cultura” degli umanisti e degli letterati (ma è sempre stato così… dovrebbero studiare la storia lor signori). Che ne è stato del Cristianesimo? Sepolto sotto una selva di tette e culi. Nel mondo cattolico si mena la storiella dell’identità europea ma:

1)      quella cristiana non è l’unica

2)      l’identità  è ciò che siamo, non ciò che in teoria erano i vostri bis bis nonni. Superfluo aggiungere che sia mutevole e cangiante.

L’Europa non nega le proprie radici (e cioè? Come vivevano 300 anni fa? E che me cala al sottoscritto?) semplicemente è cambiata. Quel che si definisce cultura occidentale è morta, spazzata via dal Mostro Mite. Eh sì, una D e una G stampata sulle chiappe non ha nulla a che fare con Dante o Shakespeare o qualche altro primitivo vissuto secoli fa.

La prospettiva Eurabia parte dal presupposto che ad ottenere l’egemonia culturale sia la cultura islamica, riempiendo i vuoti spirituali dell’Europa (che nessuno sente, in verità). Ma proviamo ad invertire la prospettiva: sicuri che a non essere assorbiti siano gli islamici? Il duo Dio- Cristo è stato rullato per bene dalle tette di Elisabetta Canalis e non vedo perché il duo Maometto- Allah debba andar incontro ad una sorte differente.

Ma guardate il lato positivo: nessuno ha mai ucciso per un bel paio di tette, nessuno è mai stato ucciso per un bel paio di tette, nessuno ha iniziato una guerra per un bel paio di tette. Come dicevo all’inizio, questa è l’Europa più ricca e più libera degli ultimi 2000 anni. Mi chiedo solo di chi saranno le tette che faranno definitivamente fuori il duo divino proveniente dai deserti dell’Arabia.

Z.M.

postato da: Pippem alle ore luglio 02, 2009 15:14 | Permalink | commenti
categoria:cultura, europa, eurabia, mostro mite