martedì, 30 giugno 2009

Cos’è lo scandalo? Lo scandalo è un atto o un insieme di atti che violano un codice morale largamente condiviso, la cui violazione pubblica suscita reazione sociale che può avere conseguenze di portata sistemica o sub sistemica. Se ne deduce che lo scandalo non è semplicemente una devianza da parte di uno o più attori. E se ne deduce che non siamo davanti ad uno scandalo. Della vita del Presidente del Consiglio e dei relativi comportamenti sembra che all’italico medio non possa fregarne di meno. Anzi, probabilmente sono in molti ad invidiarlo.

Nondimeno possiamo trarre molte lezioni significative. La prima riguarda il mondo cattolico. Al silenzio della Chiesa ha fatto da contraltare un editoriale di Famiglia Cristiana. Reazioni? Non certo una levata di scudi in difesa del settimanale, tutt’altro. In molti l’han criticato, seguiti da un numero elevato di cattolici elettori del PdL. Addirittura c’è chi ha lanciato la campagna di boicottaggio, accusando il settimanale di essere un giornale “progressista”. Ancor più spassosi i cattolici che si trincerano dietro al “non giudicare se non vuoi essere giudicato”. Tenendo conto che sono quelli che sparano bombe a grappolo sulla bioetica e sulle scelte di vita individuale… Almeno la Chiesa ha precisi interessi- in primis finanziari, poi una maggiore disponibilità, se non servilismo, sui temi bioetici dal PdL più che dal PD (fermo alla semplice obbedienza…)- gli elettori no. Per carità, il disprezzo verso il PD può spiegare una difesa di una parte ritenuta come la meno peggio, ma l’esaltazione acritica è tutt’altra cosa. Tenendo anche conto che l’attuale maggioranza quanto a battaglie culturali  di stampo conservatore non è che sia in prima linea.

Essendo il sottoscritto un libertino non mi interessa molto, di per sé, la vita privata di Berlusconi. Un aspetto di pubblico interesse è la sicurezza di Villa Certosa, dove il Premier porta i Capi di Stato stranieri, o la possibilità che fra le fanciulle che allietano le serate di Mr. B ci possa essere un agente straniero infiltrato. Ma questo è il meno, direi.

Quel che più mi scoccia è il comportamento dei Conservatori. In pubblico a menartela con i soliti sciocchi principi e fatui valori, nonché con la famiglia modello Mulino Bianco ostentata per i gonzi. Poi in privato tutti a puttane. E questo vale tanto in Italia (almeno Berlusconi lasciava capire la sua concezione di famiglia e delle donne) tanto in America, dove un recente scandalo avente come protagonista John Ensign ha decapitato il Partito Repubblicano. Ma come dicevo io sono libertino e cerco l’efficienza in chi amministra la pubblica baracca, ignorando del tutto se il suddetto mister efficienza poi vada a puttane o si canni. Ma voi, o Conservatori, come la mettete? O i vostri sciocchi principi e fatui valori valgono solo per gli altri, soprattutto se paralizzati in un letto contro la propria volontà?

Z.M.

postato da: Pippem alle ore giugno 30, 2009 14:40 | Permalink | commenti (2)
categoria:valori, berlusconi, principi
giovedì, 25 giugno 2009

Tutti i fan di Futurama hanno ben presente la rappresentazione di Richard Nixon: semplicemente l'uomo più malvagio della storia. Bene, nuovi documenti e testimonianze sembrano dare ragione a quella chicca di fantascienza. Al riguardo andate a guardare sul sito on-line de La Stampa, alla voce esteri...

postato da: Pippem alle ore giugno 25, 2009 14:42 | Permalink | commenti
categoria:richard nixon
mercoledì, 24 giugno 2009

Ho appena visto su Facebook (eh sì, sotto esame sono molto impegnato) il video di un tizio che suona alla stazione. Il suddetto inutil-uomo risulta essere uno dei più grandi musicisti del mondo (ma va’, lo vogliamo paragonare ad Apicella?), mentre suonava un violino del valore di 3,5 milioni di dollari (di che è fatto?) e mentre suonava alcuni dei più complessi brani mai scritti (spero che gli autori siano morti in povertà). La morale? Nessuno l’ha filato di striscio e il Washington Post, l’organizzatore della pagliacciata, si pone il quesito: quante cose ci perdiamo nella vita? Soprattutto visto alla luce del fatto che per lo stesso musicista si ottiene il tutto esaurito al prezzo di 100 dollari a testa. Ma la pagliacciata sociale in questione avrebbe valore in ambito della ricerca sociale? No, non l’avrebbe. Ed eccone i perché:

_ etnocentrismo: ho visto e il video e ascoltato il musicista. Il mio gatto quando miagola produce suoni più armonici… Affermare che quella roba sia bellezza è solo etnocentrismo. C’è chi apprezza e chi no, c’è chi si ferma e chi no. Prendere che tutti apprezzino un aspetto particolare è tipico dell’integralismo degli umanisti.

_ contesto : ma si dice che per ascoltarlo si paghi e si faccia la fila. Vero, ma: chi paga lo  vuole ascoltare. C’è chi paga per incontrare Costantino Vitigliano, se è per questo. Se voi lo poteste incontrare gratis lo fareste? Tra l’altro un povero tizio che si alza alle 6 per andare a lavorare difficilmente perde tempo dietro a ‘ste cose… immaginate la scusa al capo che chiede la motivazione del ritardo: “ehi, c’era un tipo che suonava stra-bene, oh minchia oh!”. Licenziato e per giusta causa direi.

_ classe e ceto: ma quelli che pagano, chi sono? Operai, studenti, plebei? Direi proprio di no. È qual è il ceto (in senso Weberiano, a scanso di equivoci. Anche se altri senso non dovrebbero essercene) meno rappresentato in una stazione? La borghesia, cioè chi spende 100 sacchi per il tizio in questione. Volenti o nolenti alla classe si affianca il ceto e ne forma il gusto.

Per concludere, il giornalino di Washington dovrebbe occuparsi di cose più serie o affidarsi a noi sociologi per effettuare una vera ricerca sociale. E non dovrebbe lamentarsi se non vende più una copia…

Z.M.

postato da: Pippem alle ore giugno 24, 2009 17:39 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 23 giugno 2009

Ricapitoliamo: secondo la Lega l’italico vulgo è troppo intelligente per andare a votare per quesiti del genere; secondo Fini i quesiti erano troppo tecnici per poter essere compresi (ergo la gente è scema).

Prendiamo le affermazioni del Presidente della Camera. I tre quesiti erano: dare il premio di maggioranza al partito e non alla lista maggioritaria e abolire le iper candidature in tutto il paese. Dove sarebbe il complicato? Boh.

Torniamo alla Lega. Si è intelligenti se non si vota in generale ai referendum o solo per questo? Così, tanto per ricordare: quando gli bocciarono la riforma costituzionale al leghista media girarono un po’.

Per concludere. I referendum falliscono regolarmente da 14 anni, almeno. Si potrà dire che, visto lo scarso rispetto per gli esiti da parte della casta politica, la gente si sia disaffezionata. Sarà, ma come si può affermare che si debba inserire una maggiore quantità di democrazia diretta se la gente non si alza neppure per andare a mettere una x su un foglio di carta? Tralasciando il discorso sull’informazione dell’elettore medio (laddove è la Tv a farla da padrona).

P.S. La Lega chiama avoca a sé l’80% dei non votanti, non differentemente di quanto fece la Chiesa con il referendum sulla procreazione assistita. All’epoca si disse che le Chiese si ostinavano ad esser vuote; secondo voi, un futurubile Parlamento leghista a Pontida, sarà più frequentato rispetto a quello nazionale a Roma?

Z.M.

postato da: Pippem alle ore giugno 23, 2009 14:33 | Permalink | commenti
categoria:referendum
venerdì, 19 giugno 2009

Regolarmente si lanciano gli allarmi sulla dittatura berlusconiana, della tendenza della Destra di ricorrere al manganello. Ma non me ne preoccuperei. Berlusconi non è la Destra del manganello, ma quella delle tette e dei culi. Comunque un gran miglioramento, non trovate? Un tocco di civiltà in più, direi.

Z.M.

postato da: Pippem alle ore giugno 19, 2009 13:56 | Permalink | commenti
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venerdì, 19 giugno 2009

La rivolta degli Indios contro il governo peruviano è passato, sostanzialmente, sotto silenzio dai media italiani. Un vero peccato visto che ci sarebbe molto da imparare. Ma prima ricapitoliamo i fatti. Gli Indios si sono ribellati per via dei programmi di sviluppo governativi che prevedono di fatto la distruzione del loro stile di vita. Il Governo non si è fatto scrupolo di sparare sui manifestanti, i quali a loro volta sono ricorsi alla violenza per salvaguardare il loro piccolo, ma felice, mondo.

Che c’è da imparare? Una cosa estremamente importante: l’integralismo dell’Occidente. L’integralista non è solo una persona che trova inaccettabile che qualcuno sia diverso da lui, che sia addirittura felice nella sua diversità. L’integralista si impegna attivamente per uniformare il mondo secondo i suoi desideri. Ed è quello che fa l’Occidente: diffonde il proprio modello di sviluppo economico e addirittura politico. Incredibile che la democrazia liberale sia incapace di accettare il diverso da sé!

Un conto è, tuttavia, prendere risorse a degli indigeni armati di arco e frecce. Differente è quando ti trovi davanti il mostro Cindiano. Per quanto tempo abbiamo sentito la storiella della concorrenza sleale asiatica? Bene, indovinate un po’: chi è andato a diffondere il modello di sviluppo economico in quella parte del mondo, anzi in tutto il mondo? Voi. Eh sì, la globalizzazione è un prodotto occidentale. Libera circolazione di persone, di merci, di soldi. A cui aggiungiamo la concorrenza con persone mediamente più preparate, più “affamate”, disposte a fare sacrifici; in uno scenario che prevede l’esaurimento di risorse fondamentali entro il secolo, i cambiamenti climatici, la sovrappopolazione. Siete voi che avete costruito questo bel mondo perfetto. Incapaci di mantenere la diseguaglianza di ricchezza su scala mondiale- l’Occidente era ricco mentre il resto del mondo era povero- ora cominciate a perdere posizioni. Si chiama concorrenza, my friends. Ma dovreste saperlo, l’avete avviata voi su scala mondiale.

Lezione, però, ben lungi dall’essere metabolizzata. La riprova l’abbiamo con l’Iran. Ma voi siete davvero sicuri che le elezioni sia state brogliate? O non è possibile che il demos abbia votato in massa contro i desideri occidentali? Stanco copione che si ripete in Algeria, Egitto, Palestina, Pakistan. È solo gente che non vuole essere come voi. Embé? Qual è il problema?

Z.M.

 

postato da: Pippem alle ore giugno 19, 2009 13:43 | Permalink | commenti
categoria:globalizazione, capitalismo
lunedì, 15 giugno 2009

Dopo il tracollo elettorale, che pensano i geniali strateghi del PD? In primis di sganciarsi dall’alleanza suicida con l’Idv. Logica? Sì, tuttavia è presente un ma. Alle scorse politiche il PD prese il 33%, l’Idv  il 4%. Alle ultime europee il PD il 26%, l’Idv l’8%. Lecito supporre che un tempo l’alleanza non fosse suicida. A renderla tale devono essere altri fattori, in primis le politiche (inesistenti), il caos organizzativo, la carenza di idee e l’assenza di leadership nonché le divisioni interne al nuovo soggetto politico.

O, meglio, così penserebbe una persona normale. Ma visto che quelli del PD normali non sono, hanno già trovato la soluzione. Rompere con l’Idv (ma non lo si era già fatto? Boh) e passare all’UDC. Lecito chiedersi: ma con i papisti e il loro 5% dove si va? Ma che progetto politico in comune si ha? E gli elettori? A rigor di logica se non ti votavano prima e passavano in massa con Di Pietro è logico supporre che quel che era una fuga si tramuterà in esodo. Ma si sa, secondo i geni del PD se l’elettore scappa non bisogna cambiare atteggiamento ma persistere. Perché si sa, in democrazia i voti non contano niente.

Notevole, d’altra parte, la nuova conquista del Pdl: la messa al bando, in pratica, delle intercettazioni (che ha fatto persino mugugnare quelli de il Giornale, per intenderci). Un Governo eletto al grido “sicurezza, sicurezza” mette al bando uno strumento d’indagine. Ma non serve, dicon lor signori, ci sono pure i buoni e cari mezzi d’indagine. Tipo la lente d’ingrandimento di Sherlock Holmes. A ‘sto punto è lecito chiedersi: ma se per migliorare la sicurezza occorre abolire i mezzi d’indagine, non è che sia sufficiente sciogliere la magistratura e la polizia per venire a capo del problema? Tanto ci sono le ronde, se proprio occorre…

Z.M.

postato da: Pippem alle ore giugno 15, 2009 15:45 | Permalink | commenti
categoria:sicurezza, intercettazioni, pd
venerdì, 12 giugno 2009

Per mesi Berlusconi è andato avanti citando i suoi sondaggi (che nessuno ha mai visto), proclamando un consenso plebiscitario e un indice di gradimento altissimo. Ma poi sono arrivate le elezioni: il PdL in calo al 35% (la somma dei due vecchi partiti, con Forza Italia plausibilmente in forte contrazione tra il 23-24%) e un paio di milioni di preferenze. Un consenso plebiscitario? No, certo che no.

Se ci fosse vita intelligente nel partito tutto ciò dovrebbe suonare come un campanello d’allarme. Lo spettro della legislatura 2001-2006 aleggia sulla compagine governativa. Le amministrative e le provinciali sono state vinte, ma non si deve dimenticare il nulla rappresentato dal PD. Un altro paio di anni di governo e la situazione potrebbe cambiare. Salvo la variabile “disastro PD”, ma chi è al governo non può contare su questo per salvare la pelle.

Ma finora, il Governo come ha agito? Da una parte la strategia della chiacchiera. Si veda la storia dell’esercito in città o l’affaire Napoli-spazzatura (salvo avere repliche in Sicilia, regione governata da un bel pezzo dal Centro Destra. Anche qui è colpa dei Verdi?); o le tasse: un anno di attacchi al Governo Prodi e poi si aumenta, di poco, la pressione fiscale? Facile trarre le conseguenze.

Dall’altra parte abbiamo le ennesime leggi ad personam (ancora!) che stavolta graveranno ancor di più delle ultime su tutti quanti. Si veda la legge sulle intercettazioni a proposito. In aggiunta la totale incapacità, nonostante la netta maggioranza nel Parlamento, di attuare le riforme strutturali necessarie ad un paese in crisi da quasi vent’anni, ormai. È da notare che l’amichetto degli ex comunisti Bersani ha effettuato più (ridicole) liberalizzazioni del liberale Berlusconi. Segno dei tempi, direi.

Senza contare l’affascinante strategia di contrasto alla crisi: non c’è nessunissima crisi, è colpa del pessimismo sparso dai media, spendete e spandete. Con aggiunta le manovre di contrasto: zero. Ma visto che, probabilmente, la crisi non è affatto passata non è difficile prevedere un autunno di fuoco per il Governo.

 Lor signori hanno da ringraziare un mondo dei media servo se non esce fuori tutta questa storia. Eh sì, perché le recenti elezioni hanno confermato che almeno, se non di più, la metà degli elettori si informa tramite la televisione, un quarto tramite la stampa e una manciata tramite Internet (con buona pace delle fesserie di Beppe Grillo). E di chi sono le Tv?

Ma perché succede tutto questo? Inevitabile che il maggior imputato sia messer Berlusconi. Fra le sue vanterie si nota un assente: il tempo per studiare. Il nostro lavora, va in discoteca, fa sesso e dorme tre ore a notte. Buon per lui, ma le riforme non sono un palinsesto Mediaset, lo stesso si dica dell’economia, della geopolitica, della società. Devi sapere dove metter mano, come funziona la baracca. Dato che il nostro afferma candidamente di non aver letto un libro negli ultimi vent’anni, si pone il quesito: ma su quali basi lavora? Con che conoscenze? Il “io lavoro” funzionerà per i bifolchi e per determinate professioni. Peccato che per molte altra no. Ah, aperto l’inciso: voi che medico preferite, uno che prima di operare passa in rassegna la letteratura scientifica, si informa sulla situazione, chiede un parere ai colleghi, o uno che opera a caso, perché tanto bisogna fare, bisogna lavorare?

In aggiunta abbiamo la necessità di plebiscito da parte del nostro eroe. Queste riforme, se messe in atto, causeranno un tale scontento da far perdere con probabilità le prossime elezioni. Pazienza, direbbe uno statista, il mio compito è governare bene non inseguire i bifolchi. E anche ammesso che si perda le elezioni di certo non finirei sotto un ponte. Ma Berlusconi non è uno statista.

Se ci fosse vita intelligente nel Governo e nel Pdl si farebbe notare tutto questo a Mr. President de noaltri. Se non fosse che il Pdl non è un partito e il Governo non è un governo: è solo la corte di un Sultano assoluto, pieno di potere che non sa e non vuole usare (ma ne richiede altro). Nessuno osa criticare la situazione, nessuno osa solo affrontare la realtà. Capita quando ci si circonda di “yes man” e non si accettano le pur minime critiche, denotando una sorprendente fragilità psicologica.

Strano che un venditore come Berlusconi abbia dimenticato la regola d’oro di questa professione: per vendere il prodotto ti servono le immagini e la pubblicità, ma il prodotto alla fine ci deve essere. Sennò è una truffa. Occhio Presidente, che il 2005-2006- dove hai rischiato un bel calcio in culo evitato solo grazie all’insipienza del Centro Sinistra- non è tanto lontano. E non ci si può affidare solo alla “variabile PD”.

Z.M.

 

      

postato da: Pippem alle ore giugno 12, 2009 13:50 | Permalink | commenti
categoria:politica, berlusconi, pdl
lunedì, 08 giugno 2009

Anche a questo giro di elezioni ci ritroviamo davanti alla solita solfa della bassa affluenza al voto. Pazienza, dico io, la democrazia non è solo il mettere una croce su un simbolo colorato ogni cinque anni. È discussione, deliberazione, confronto di idee. Troppo facile cavarsela col voto e poi fregarsene, non trovate? Senza contare l’aritmetica: se voto valgo uno, se convinco alla mia causa cinque persone ho cinque voti in più, non trovate? Fidatevi, il voto è l’aspetto in democrazia che conta meno.

Entriamo nel dettaglio sulle elezioni europee. La bassa affluenza non è una novità, essendo la UE un oggetto misterioso ignoto ai più. Più rilevante è l’avanzata della Destra xenofoba e populista e la morte dei Socialisti. Morte sensata, direi. La Sinistra si è presentata nel corso dell’ultimo secolo come alternativa al modello capital-democraticista, ma la fine del Comunismo ha di fatto steso un inglorioso epitaffio su questa avventura umana. Alla Sinistra non è rimasto altro che rivestirsi di capitalismo (ma ben poco di liberalismo, ahimè), o rinchiudersi in un inveterato comunismo d’annata. Normale che prenda poco, in termini elettorali. Di “froci e zingari” (per dirla agli operai intervistati da Liberazione dopo il disastro elettorale dell’anno scorso) non gliene importa niente a nessuno. E senza alcuna ricetta alternativa in ambito economico che non sia l’aumento delle tasse o l’inseguire il sogno ormai conclusosi dello stato sociale, come si può sperare di prendere i voti?

Discorso a parte per la Destra. Se la Destra moderata con le sua ricetta capital-democraticista ha fatto i danni che giornalmente vediamo, però in compenso tiene. Ma apre la strada alla Destra estrema e alla rabbia della gente. È abbastanza palese che queste ricette economiche e sociali facciano ridere, ma in confronto al nulla della Sinistra è pur sempre meglio di niente. Fossi in voi farei attenzione all’avanzare di questa gente. A molti non è ancora chiaro che la globalizzazione è meritocratica e che in un ambiente meritocratico c’è chi vince e chi perde; inoltre a molti non è chiaro il concetto di sovrappopolazione, l’esaurimento delle risorse, i limiti dello sviluppo con il relativo declino economico dell’Occidente. Mettete insieme questi fattori e potreste facilmente immaginare chi starà al governo fra 50 anni, se non 30, anni. Ovviamente senza risolvere la situazione perché è impossibile da fare. È una questione di fisica, non di politica. Ma il demos è abbastanza refrattario alle argomentazioni.

Nel complesso, però, le votazioni europee non riguardano tanto la politica della UE, ma si risolvono a giudicare le politiche nazionali. Per questo è opportuno prestare attenzione ai singoli casi. Si veda al Spagna, dove Zapatero ha pagato la crisi economica e non la politica dei diritti civili. Qualcuno può dirlo a Lanfranco Pace e alla claque de il Foglio?

E l’Italia? Caso abbastanza anomalo, direi. Sia per l’alta affluenza (più del resto della UE), sia per la campagna elettorale (quali erano i programmi dei partiti? Boh?), sia per i risultati. Al tracollo del PD, il cui risultato è visto con favore poiché in controtendenza ai risultati ottenuti da Veltroni, fa rima la forte battuta d’arresto del PdL. Possibile che la strategia Noemi-gate abbia pagato sulla breve distanza? Sarà, ma viste le politiche finora sostenute dal Governo c’è ne sarebbe di materiale da usare come una clava. Ottimi risultato per la Lega (per i motivi sopra citati) e per l’Idv, ormai l’unica opposizione nel paese. Stabile ma insignificante l’Udc. Al collasso i nanetti, con la Sinistra radicale che avrebbe potuto superare il quorum, ma l’obiettivo è stato fallito per la geniale idea di presentare due liste. Geniali, davvero.

Anche i Radicali fuori dai giochi. Pazienza, consiglio loro di disfarsi di Pannella e della Bonino e di ristrutturarsi e per bene. E  di guardarsi a casa propria, visti gli scarsi risultati degli ultimi 20 anni (elezioni e referendum), invece di farsi gli sgargianti con il PD. Per tutti gli altri, invece, la facile ironia sulla fusione a freddo del PD è la più che benvenuta.

Z.M.

postato da: Pippem alle ore giugno 08, 2009 15:54 | Permalink | commenti
categoria:politica, sinistra, elezioni, destra, populismo
venerdì, 05 giugno 2009

Persi tra veline, papi e Silvio, come al solito siamo dimentichi di quanto accade nel mondo. Tralasciando il discorso retorico di Obama, solita solfa parolaia, concentriamoci sull’Europa e sulle imminenti elezioni europee. In Olanda ha conseguito un buon risultato il partito di Geert Wilders e si attendono risultati simili anche negli altri paesi. Ovvero vittorie da parte di partiti di Destra, populisti e xenofobi. L’insieme di partiti definito la Neo Destra (cfr. A. Mastropaolo, La mucca pazza della democrazia).

E la Sinistra? Batte in ritirata. Di per sé la cosa non dovrebbe stupire. Nata come forza alternativa al capitalismo, la Sinistra rivoluzionaria è morta col ’89 (tranne in Italia…). Rimangono sul campo i socialdemocratici (o i “riformisti” anomalia tutta italiana) e gruppi minoritari (Verdi e ri-comunisti). Per quanto riformisti, anche i socialdemocratici pagano lo scotto della Globalizzazione, i cui effetti danno tanta linfa alle neo destre.

Curiosamente ad uscirne bene, più o meno, sono le forze di Destra moderate, le cui politiche hanno contribuito così tanto alla Globalizzazione. I cui pilastri sono, ricordiamolo, libera circolazione di uomini, merci e capitali. Il che scatena la nascita e il prosperare delle Neo Destre. Che dire? Se la cantano e se la suonano da soli. E la Sinistra? Guarda. E pensare che si è sempre opposta a queste politiche.

Al di là di questo è bene prendere atto che la gente vota la Neo Destra perché fa fronte a problemi reali, non perché siano razzisti o abbindolati dal demagogo di turno. Ma proprio per l’incapacità di comprendere i problemi dei bifolchi (lavoro, sicurezza, sghei in tasca e non i diritti civili o gli immigrati) costa alla Sinistra il consenso. Oltre al non avere più nulla da dire, s’intende.

Il che non significa che le politiche di Neo Destra siano sensate o tantomeno applicabili. Ma in mancanza d’altro e senza la capacità di analisi del fenomeno da parte dei bifolchi, che volete?

Z.M.

postato da: Pippem alle ore giugno 05, 2009 14:55 | Permalink | commenti
categoria:sinistra, destra, globalizazione