Ma è proprio vero che la carta stampata sia tutta sotto l’egida della Sinistra? Facile a verificarsi, basta un piccolo inventario. Dei giornali più venduti, ovviamente, o che comunque producono delle reazioni nel dibattito culturale. Del giornalino di scuola dei vostri figli non ne cala né tanto né poco a niuno.
Partiamo con la stampa di partito (o che afferma di non esserlo, pur essendolo). A Sinistra: Liberazione, l’Unità, Europa; a Destra: il Giornale, il Secolo d’Italia, la Padania. Ora tocca ai giornali schierati. A Sinistra: Repubblica, il Manifesto e il Riformista; a Destra: Libero, il Foglio, l’Opinione.
Giornali non schierati: la Stampa, il Corriere della Sera, il Sole 24 ore, il Messaggero.
Settimanali. A Destra: Panorama, a Sinistra: l’Espresso. Un mondo a parte è quello cattolico: Avvenire, l’Osservatore romano, Famiglia Cristiana
Va da sé che non schierato non significa il non avere opinioni o determinati orientamenti culturali (ognuno dei giornali citati ha un determinato orientamento, grosso modo), ma il non accettare o rifiutare la realtà secondo paraocchi ideologici.
Che ne risulta? Che il numero di testate è più che equilibrato; che sia il numero dei lettori a far la differenza? Anche qui basterebbero i dati, ma è superfluo. Ammettiamo che la gente legga di più la stampa di Sinistra. È colpa della stampa? No.
Ma, forse, il discorso è differente. L’accusa di una stampa schierata, valida per gran parte delle testate, si mischia con l’insofferenza verso qualunque critica o voce fuori dal coro. Il che vale anche per la Sinistra: come non ricordare le famose sfuriate di D’Alema? Che il mondo politico non tolleri la critica della stampa passi; che ad accodarsi sia persino il demos no. Ma dai bifolchi che puoi aspettarti?
Va da sé che si dovrebbe aprire un lungo discorso sul ruolo della stampa nella democrazia, sul suo decadimento e sull’insofferenza verso la libertà d’opinione che regolarmente si riscontra nel paese. Un paese dove per ogni questione si formano due schieramenti ideologizzati e contrapposti, in una logica campanilistica che dura da secoli. Ma immagino sia tempo perso, dato che la gente è solita leggere- o meglio, quei pochi italiani che leggono- non per informarsi ma per sentirsi dire che hanno ragione. Mala tempora…
Z.M.




