martedì, 31 marzo 2009

  In questi giorni è andato in scena il funerale della cultura. Un gruppo di artisti, per protestare contro i tagli previsti al mondo culturale, ha dato spettacolo difendendo, a loro dire, l’inestimabile lavoro di pensiero critico dell’arte.

  Ma qual è il problema? È tutta una questione di soldi. La cultura in Italia sussiste solo grazie ai contributi statali. I proventi provenienti dagli spettacoli e dai spettatori sono del tutto insufficienti. Ed è proprio qui il punto centrale del discorso. Ammettiamo, ma non concediamo, che la cultura sviluppi un senso critico. Ma allora chiedo: se nessuno se la fila, e da qui il bisogno dei sussidi statali, in chi viene sviluppato il suddetto senso critico? In dieci persone?

  Il discorso vale anche per un’altra categoria largamente sovvenzionata: quella della carta stampata. Anche qui abbiamo l’inestimabile valore della costruzione dell’opinione pubblica. Ma anche qui abbiamo lo stesso problema. I giornali necessitano di essere foraggiati perché nessuno, o quasi, li legge. Ma, allora, che opinione pubblica promuovono?

  Paradossalmente è la Tv a ricoprire questa funzione, raggiungendo un pubblico infinitamente più vasto. Fanno più opinione pubblica Santoro e Vespa che Mieli (ora De Bortoli) ed Ezio Mauro.

  In un sistema di mercato la possibilità del fallimento è essenziale. Questo rischio obbliga le imprese ad adattarsi al mercato o a migliorare il prodotto, se necessario. Va da sé che una categoria che si mette al riparo dalle intemperie grazie ai soldi di mamma lo Stato non ha bisogno di fare altrettanto. Da qui potrebbe partire l’ennesima litania sui limiti della carta stampata o sul fatto che della cultura ci sia stato, in pressoché tutte le epoche storiche, un totale disinteresse. Ma è tempo perso. Come al solito chi ha il sederino parato da mamma lo Stato si guarda bene dall’adattarsi alla situazione. E l’Evoluzione al riguardo è chiara (e semplice): per chi non si adatta c’è solo l’estinzione.

  Che lorsignori, tuttavia, non ci vengano a dire che non si può fare cultura senza avere riscontri economici positivi. Basti pensare ai Simpson e al loro relativo successo planetario. Homer Simpson è ben più di un simpatico buffone, è anche una profonda causa di riflessione sul mondo contemporaneo. Quando impareranno, lorsignori?

Artisti e giornalisti dovrebbero lamentarsi di meno e lavorare di più affinché qualcuno li veda e ne legga gli articoli.

  Z.M.

postato da: Pippem alle ore marzo 31, 2009 14:05 | Permalink | commenti
categoria:cultura, giornalismo, giornali
lunedì, 30 marzo 2009

 

  La recente querelle fra Berlusconi e Franceschini è ricca di spunti interessanti. Tralasciando le polemiche politiche, possiamo rinvenire due diverse concezioni della politica e, alla fine, della democrazia stessa.

  Per quanto sia ironico scriverlo, Franceschini (con la sua richiesta di onorare le elezioni con candidature effettive e non di facciata) si dimostra più tradizionale, più liberale e rappresentativo. L’idea di fondo è che nel Parlamento risieda un rappresentante chiamato a fare l’interesse, seppur in vista dell’interesse generale, degli abitanti di una determinata circoscrizione geografica. Il rappresentante è chiamato a rispondere non solo al leader o al partito, ma anche ai suoi elettori. Visto che deve a loro una rielezione è meglio che righi dritto. Per lo meno in teoria. Tra l’altro, ora il PD strilla per la rappresentanza, ma non mi rammento gli elevati lai in sede legislativa quando si votò la legge elettorale attualmente in vigore in Italia. Che, guarda la coincidenza, non permette l’elezione dei rappresentanti da parte del demos. Ma la politica ha la memoria corta.

  Berlusconi, invece, è decisamente più democratico e l’assoluta antitesi del pensiero liberale (sai che novità). Non contano le istituzioni o le singole tecniche di governo, bensì il contato diretto fra il demos (voi) e il lader carismatico (lui). In aggiunta quel che conta è il ruolo del leader, non l’operato dei singoli parlamentari. Che non servono a niente e “non sanno neppure per che cosa votano”. Sempre in quest’ottica rientrano le insofferenze per i vincoli all’azione di governo e le continue lamentele per l’assenza di potere del premier. Aggiungete anche la malsana idea dello “Stato-azienda” e avrete a grandi linee tratteggiata la psiche berlusconiana.

E del demos, ovviamente. Quello che gli intellettuali si ostinano a non vedere è che il demos è in perfetta sintonia con il capo. Per la gente di tutte le epoche storiche, democrazia è sinonimo “che la politica faccia quello che il demos vuole (!)” e di avere un contatto diretto con il leader. A riprova pensate al congresso di nascita del PdL. Sul podio il leader e qualche comparsata di personaggi minori, con sotto il popolo festante, con tanto di giovani in prima fila. Nessuno a chiedersi che ci stiano a fare i giovani, se poi a decidere è uno solo.

Altro attacco alla tradizione è l’assenza non solo di ideologie (il che è un bene) ma pure di idee (ancora un bene… ma è un discorso lungo). Abbiamo il leader che instaura un contatto diretto con il demos in vista del buongoverno. Sempre rispettando gli umori della base, eh. Il che comporta il non fare pressoché nulla visto che, come ha puntualizzato ieri Ricolfi sulla La Stampa, la differenza fra Destra e Sinistra è semplice: da una parte un gruppo conservatore garantito dalle politiche destrorse, dall’altra l’altro gruppo conservatore garantito da quelle di Sinistra.

Il dibattito interno al partito? Ma va’ sono solo contributi alla discussione. Perché non è da buoni liberali considerare le differenza d’opinioni come una ricchezza. E poi torniamo al punto di partenza. Perché discutere se c’è uno che decide? Paradossale: le democrazia viene attuata con uno che comanda sopra un popolo festante. Che volete farci? Il demos è fatto così.

  Ah, per concludere. Non  si deve dimenticare che si tratta anche di rispetto per il Parlamento Europeo. Sfortunatamente la politica italica sembra snobbare allegramente le istituzioni europee. Non a caso la politica italiana è generalmente rinchiusa su sé stessa, infischiandosene di quanto succede Oltralpe. Contenti loro…

Z.M.

 

postato da: Pippem alle ore marzo 30, 2009 22:27 | Permalink | commenti
categoria:politica, rappresentanza, democrazia, berlusconi, franceschini, pd , pdl
venerdì, 27 marzo 2009

Ieri sera su Annozero vi sono stati diversi passaggi interessanti. Il primo riguarda la querelle fra Travaglio e Lupi. Con il monologo d’apertura Travaglio ha messo in luce gli intrallazzi del Berlusca e l’edilizia. Non c’è che dire, nel giornalista c’è un qualcosa di romantico. Il “titanism”, il combattere sicuri della sconfitta contro forze superiori. Sia come sia, a seguire della trasmissione è stato attaccato da Lupi. Perché? Perché Travaglio, a suo dire, ha sbagliato a leggere le sentenze legali a carico di Berlusconi (condonate da chi fa le leggi, cioè l’imputato). Lupi ha anche letto le carte, il cosiddetto punto A. Travaglio ha risposto che quel punto non l’ha citato proprio (chiediamo la moviola) ma in compenso ha letto i punti successivi: B, C, D, E, F, G… Tutti riguardanti condoni. Ma Lupi ha esultato. Lo ha preso in castagne (forse) su un punto! Mah, logica questa sconosciuta.

  A seguire è stato il turno della Santanchè. A suo dire la tirata di Travaglio è un ottimo spot per l’incipiente piano casa del Governo. Perché? Be’, prima c’era situazione di abusivismo, ma ora è tutto legale! Italians: c’è un comportamento illegale? Legalizziamolo e il problema è risolto. Non fa una grinza.

  Per carità, magari il piano casa sarà un manna ed un toccasana. Ma per ora ci sono solo le indiscrezioni. Quindi: ma di che si parla?

  Altro campione della logica è Giuliano Ferrara. Nel suo nuovo programma radiofonico ha invocato la statistica in difesa del Papa. Non saprei se sul tema il pontefice abbia ragione o meno. Proprio oggi la rivista The Lancet l’ha duramente criticato. Ma barare con i numeri è tutt’altra cosa. Ferrara mette in relazione due dati: il numero degli ammalati di AIDS e la frequenza del suo uso. Entrambi danno lo stesso risultato: il Nord Italia. Al che l’Elefantino inferisce. Peccato che sia sbagliato. L’inferenza non è mai così lineare. In primis sarebbe gradito vedere i campioni degli ammalati. Se sono tutti stranieri (e per questo al Nord) e non usano il preservativo va da sé che l’inferenza non c’entra.  Lo stesso dicasi con questioni culturali. Il Nord è differente dal Sud (si spiega il maggior uso del preservativo) ma nel contempo essendo economicamente più prospero attira sia gli immigrati (più inclini per cultura e condizione socio economica al rischio contagio). Direi che è un’ipotesi di ricerca più articolata rispetto a quella di Ferrara.

  Poi c’è la storia del nesso causale e della correlazione. Potremmo scoprire, ad esempio, che fra gli ottuagenari vi siano un gran numero di bevitori di vino. Significa che ne sia la causa? Difficile, direi.

D’altronde è il motivo per cui i sociologi siano soliti mettere in relazioni più variabili e non due sole…

Z.M.

postato da: Pippem alle ore marzo 27, 2009 17:44 | Permalink | commenti
categoria:papa, logica, travaglio
venerdì, 27 marzo 2009
postato da: Pippem alle ore marzo 27, 2009 16:36 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 27 marzo 2009

  Da come si muove il Pdl negli ultimi mesi sembra quasi che sia affetto da una sbornia ,tanto persistente quanto perniciosa, da vittoria. Talmente euforico per la (prevedibile) vittoria delle ultime elezioni da fargli dimenticare tutto il resto. Ma questo atteggiamento non potrà che nuocergli in futuro.

  Da una parte abbiamo l’attività di governo. I primi atti erano “localizzati”. Senza un’informazione degna di questo nome la gente non era in grado di appurare o meno la verità. Si veda il caso Alitalia (meglio gli italioti o l’invasore d’oltralpe?) o Napoli (la spazzatura c’è o no? Ma la colpa è dei Verdi! E la Camorra no? Saviano ha scritto un libro tanto citato quanto poco letto). Con l’inevitabile crisi economica prossimo ventura questo giochino non sarà più replicabile. Perché la gente la sentirà sulla propria pelle.

  Che fare? Bella domanda. È vero che nessuno sa come affrontarla correttamente, ma è altrettanto vero che il Governo ha già dato in quanto a risorse: Ici, Alitalia e il federalismo sul cui costo niuno sa nulla. Visto che l’Italia è un paese con le pezze al culo va da sé che le poche risorse sono già state impegnate, lasciando un desolante 0 nel portafoglio di Tremonti. Il quale può sgargiarsi quanto vuole ma non ha previsto un bel nulla. Qualche mese fa rompeva con la Robin Hood Tax e ora da i soldi ai banchieri. Ha preso 10 e da 1000. In effetti è degno di Robin Hood… ma al contrario.

Si potrebbero fare le solite strombazzate rifome, a costo zero: liberalizzazioni, pensioni, taglio della burocrazia e di leggi e leggine inutili. Lo si farà? No, perché costano in termini di consenso. E Berlusconi non è uno statista, ma solo un capo popolo. Già nel 2001 si era bruciato con l’unico atto di coraggio (la riforma delle pensioni) e ora guarda bene dal rifarlo.

  La politica del Governo, ordunque? Negare e spargere ottimismo! Si vede con le polemiche con Confindustria o la UE sulle previsioni economiche. Replica? C’è gente che ama spargere pessimismo! Oh bè, quando l’italiota la sentirà sulla pelle ‘sta crisi (finora non è successo perché il paese è più arretrato finanziariamente… il rischio Argentina è rimandato, per ora) che succederà? Che Berlusconi non farà più ridere.

  Dall’altra si sentono discorsi su una nascente “egemonia culturale” di Destra. Una domanda: la Sinistra è stata egemone per 40 anni, gusto? E quanto ha governato? 4 anni? Non è che è una storia un po’ ingigantita?

  Fra le altre cose, quale sarebbe questa egemonia? È stato facile (e divertente) ironizzare sul Pd, ma il Pdl non è messo meglio: radicali, liberisti, colbertisti, cattolci, clericali, socialisti, statalisti, nazionalisti… c’è di tutto. Non c’è il rischio che il partito nascituro stia insieme per il carisma di Silvio I piuttosto che per un’effettiva fusione politica? Non è più un cartello che altro? Non è quello che l’elettore di Destra non desidera? Il buon vecchio partito leggereo, liquido, lidearista?

  Sia come sia, il Governo farebbe meglio a guardare al presente. Già nel 2001 ci fu una “storica” vittoria, salvo poi essere seguito da un disastroso quinquennio di rovesci elettorali. E nel 2006 non ci fu un bagno di sangue perché quelli di Sinistra erano peggio… ma all’epoca non c’era un crisi peggiore di quella del ’29 alle porte. E a  quella crisi non si fece fronte tacciando di corvaggine gli economisti (che con la crisi, comunque, c’entrano poco) e spargendo ottimismo.

  Z.M.

postato da: Pippem alle ore marzo 27, 2009 15:49 | Permalink | commenti
categoria:politica, economia, pd , pdl
giovedì, 26 marzo 2009

Che dire, oggi La Stampa è prodiga di spunti:

http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=24&IDalbum=16580&tipo=VIDEO.

Si tratta di una bimba di due anni che non solo dipinge, ma addirittura espone le sue opere in una galleria d’arte e che ha già messo da parte un discreto gruzzolo. Vero, falso? Bambina prodigio o bufala dei genitori (basta osservarla mentre dipinge, non è che sia così difficile appurarlo…)? Sia come sia, che invidia: io alla sua età ciucciavo il biberon e basta. E non dimentichiamo che geni come Mozart erano altrettanto precoci.

Z.M.

postato da: Pippem alle ore marzo 26, 2009 15:06 | Permalink | commenti
categoria:arte, bimbi
giovedì, 26 marzo 2009

Berlusconi torna all'attacco dei parlamentari e, segnatamente, del sistema parlamentare. Ma il parlamentare a che serve? A far numero come dice er premier? Se guardiamo la teoria no, anzi, è pura blasfemia. Se guardiamo la pratica, invece, devo dargli ragione. Purtroppo.

Ai tempi che furono, il parlamentare venne pensato sia come fonte di garanzia e riflessione (controlla l’attività di governo, ragiona sul conseguimento del bene comune), sia come rappresentante particolarmente legato ad una circoscrizione, ad un territorio, insomma ad un gruppo di persone che potevano chiedere conto dell’attività legislativa al loro politico di fiducia.

In pratica, però, tutto questo è rimasto sulla carta. Da una parte la gente, quando può, elegge degli emeriti buoni a nulla, dall’altra ‘sti qua sono intruppati in partiti che li usano senza tenerli i considerazione. Senza considerare che l’apporto di ‘sti qua alla riflessione politica è prossima a zero e spesso e volentieri non sanno neppure cosa votano. E se si azzardano a votare secondo coscienza (?) e contro la disciplina di partito rischiano, letteralmente la pelle, come l’esperienza del Governo Prodi insegnò.

Insomma, che fare? Dipende dalle prospettive. Se si ha cuore la democrazia liberale e rappresentativa dovete rottamare il demos, il vero responsabile della situazione politica attuale. Se, invece, siete sostenitori della suddetta forma di governo e del demos, allora aprite gli occhi. Berlusconi non è antidemocratico. Lui è l’avatar della democrazia, lui è quello che il demos vuole: un rapporto diretto con uno che comanda. Un rapporto plebiscitario, demagogico e populista. Perché? Perché è quello che il demos capisce, è l’unica cosa che demos comprende.

Così accadde secoli orsono, così accade oggi e così accadrà domani. Liberali di tutto il mondo, svegliatevi.

Z.M.

postato da: Pippem alle ore marzo 26, 2009 14:59 | Permalink | commenti
categoria:democrazia, berlusconi, demagogia, liberali, populismo
giovedì, 26 marzo 2009

 

di Andrea D'Avino.

Forse, avessero certi professori, gli studenti guerriglieri evocati dal ministro Brunetta non sarebbero cosi pericolosi. Se al posto di quei docenti che, per dirla con Cossiga, << fomentano i disordini e andrebbero picchiati selvaggiamente>>, andassero tutti a scuola dal professor Borghezio, probabilmente ci sarebbero meno scontri di piazza; magari prenderebbe fuoco qualche accampamento abitato da immigrati, ma d'altra parte si sa, qualche sacrificio in nome della sicurezza bisogna farlo. Ora, essendo l'europarlamentare leghista un avvocato, e non avendo mai praticato in nessuna aula accademica italiana, potrebbe apparire quantomeno stramba la possibilità che il corpulento padano possa dedicarsi all'insegnamento, che fortunatamente per ora esclude materie come "Fenomenologia della superiorità razziale" o "Storia della polenta taragna". E cosi, snobbato inspiegabilmente nel nostro paese, Marione si sposta in un'accogliente Francia, precisamente a un convegno del movimento di estrema destra "Nissa Rebela", dove la sua vocazione professoriale ha finalmente trovato sfogo. Invitato da Philippe Vardon, che la giustizia d’Oltralpe ha già riconosciuto colpevole non solo di islamofobia ma, anche, di ricostituzione di partito fascista, Borghezio ha prima rispolverato i classici cavalli di battaglia delle radici celtiche del suo popolo (<< Mi accusano di usare un simbolo fascista come la croce celtica sulla copertina della nostra rivista, ma io me ne frego!>>) e delle piccole e grandi battaglie da combattere per restare << Padroni a casa propria>>, per poi ritirarsi dallo scenario per trattenersi con pochi interlocutori, tutti militanti del partito transalpino. Ed è qui che inizia la lezione di prof. Padania, il quale, pensando di essere a riparo da orecchie indiscrete, si preoccupava di spiegare a degli attentissimi cugini francesi il segreto del successo della Lega Nord, e più in senso lato, come fare emergere a livello nazionale l'estremismo di destra, facendolo rimanere comunque all'interno dell'arco costituzionale. Queste le parole dell'eurodeputato: <<Bisogna rientrare nelle amministrazioni dei piccoli comuni, dovete insistere molto sull'aspetto regionalista del movimento. Ci sono molte buone maniere per non essere etichettati come fascisti nostalgici ma come un nuovo movimento cattolico, regionale, ecc., ma rimanendo sempre gli stessi alla fine. Penetrate ovunque potete, ma non dite alla gente che siete fascisti>>. La notizia, di pubblico dominio grazie alla videoinchiesta "Ascenseur pour les fachos" di Barbara Conforti e Stephane Lepetit, e rimbalzata in rete immediatamente su numerosissimi blog d'informazione, ovviamente non ha trovato spazio alcuno nel nostro paese, nè in tv nè nella stragrande maggioranza degli organi di stampa: che peccato, ancora una volta il dolce Mariolino non potrà essere il nostro professore preferito, ma tantoquanto a lui va bene, in un periodo cosi il rischio di ricevere una mela avvelenata da qualche gentile studente seduto al primo banco non è un'ipotesi cosi remota.

Video: http://www.youtube.com/watch?v=lk8vpuajKGc&eurl=http%3A%2F%2Fwww%2Efacebook%2Ecom%2Fhome%2Ephp&feature=player_embedded

postato da: Criptycxircom alle ore marzo 26, 2009 14:16 | Permalink | commenti
categoria:lega, fascismo, borghezio, vardon, nissa rebela
giovedì, 26 marzo 2009

  Nuova legge (immagino per decreto) incombente sulla testa degli italioti: quello sulla strada (e sull'alcol).  Fra i vari punti, quello più interessante è il divieto di bere per chi si mette al volante. Giusto, sbagliato? Irrilevante. Vi invito a guardare la cosa da un’altra angolazione. Ha senso inasprire leggi che poi non si è in grado di applicare? Una legge ha valore cogente non perché lo dice lo Stato (e meno che mai il “se non ci fosse Dio tutto sarebbe permesso”), ma perché c’è il pulotto medio che ne impone il rispetto. Non che il tutto si riduca alla violenza. Nessuno Stato o organizzazione politica è in grado di mantenersi in questo modo. Per questo l’obiettivo primario delle entità metafisiche politiche è quello di fare il lavaggio di cervello alle persone per convincerle della loro “legittimità”. Ma questa è un’altra storia.

  Tornando al discorso originale è facile supporre che un simile divieto, quello dell’alcol, passi per lo più del tutto disatteso. D’altronde già adesso i controlli non sono sufficienti per assicurare il rispetto delle norme vigenti. E si tratta di norme meno vincolanti e di più facile “digeribilità”. Aumentare i controlli è impossibile per via della cronica mancanza di fondi. Se ci fosse una disponibilità finanziaria ci saremmo persi l’affascinante spettacolo delle “ronde”, le quali hanno un grande pregio: sono gratis. Se poi non servono… e vabbè, come disse (il ministro) La Russa, in occasione dell’impiego dei soldati come forze dell’ordine, lo scopo è quello di dare una percezione, non un effettivo servizio. Quando si ha un Governo del fare, che volete in più? Risultati? Siete proprio dei comunisti.

  E l’italiota come c’entra in tutto questo? C’entra la sua natura più profonda, direi. L’Italia ha un numero esagerato di leggi tale che non se conosce neppure il numero (stimato fra le sessanta e le centocinquanta mila, mentre in Francia ce ne sono diecimila…). Ma queste leggi vengono regolarmente ignorate. Ne consegue il caos a tutti noi visibile, fino a quando non succede un casino. L’opinione pubblica sull’onda di un’emozione collettiva richiede l’intervento della politica, la quale è ben lieta di accontentarle aggiungendo più leggi o inasprendo quelle esistenti. Risultato? Nessuno per il discorso sopra citato. Da una parte la legge, nuova o vecchia che sia, viene ignorata; dall’altra l’opinione pubblica dimentica tutto. Fino al prossimo scandalo.

  Umh, rispettare le leggi, che vengono fatte apposta, no, eh?

  Z.M.

 

P.S.

Ma siete sicuri che a far gli incidenti siano i giovani ubriaconi e drogati? Perché non guardiamo i dati statistici e non mettiamo a confronto quelli causati dai giovinastri (relativisti, edonisti, nichilisti, ovviamente) e i vecchiacci? Così, per titolo informativo.

postato da: Pippem alle ore marzo 26, 2009 14:14 | Permalink | commenti
categoria:italiano, alcol, incidenti automobilistici
martedì, 24 marzo 2009

No, non è la nuova strategia del Governo per la sicurezza. Il che è un vero peccato. Dopo averne appresso la notizia uno si aspettava una mano governativa dietro la faccenda. Anche perché dopo le ronde, Tremonti ministro, Mara Carfagna vestita, le aspettative di vittoria da parte del popolo del Pd affidate a Uolter l'Africano, uno si può aspettare di tutto. Invece si tratta di un vero (o almeno così si è presentato) tizio che pattuglia le strade giù fra i napuli. Il che esclude automaticamente la mano leghista da tutta la faccenda. Fino a quando non avremo un Capitan Padania, ovviamente. O un Phor il dio del fiume Po... Sia come sia, una cosa conta: sapete com'è, c'è chi ha Thor, Spiderman e Captain America e chi no...

Però la vita è bella perchè è varia, nevvero?

postato da: Pippem alle ore marzo 24, 2009 16:40 | Permalink | commenti
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