lunedì, 24 novembre 2008

Il recente avvenimento di Rivoli è essenziale per capire l’italico vulgo. Analizziamo l’episodio di per sé. Dalle prime indiscrezioni sembra che non sia dovuto a cedimenti strutturali, bensì ad un puro e semplice caso di imperizia (un tubo di ghisa dimenticato dagli anni ’90). Se ne consegue che l’episodio, questo precisamente, non era prevedibile, non essendo stato un problema strutturale. Chiunque sia stato al Darwin sa delle condizioni fatiscenti dell’edificio, ma sa anche che le mura sono belle solide. Che non si confonda l’incapacità con altro.

Se usciamo, tuttavia, dal caso specifico, non si può che notare dello stato disastroso in cui versa il sistema scolastico: per questa volta non di programmi o insegnamenti, ma degli edifici stessi. I dati sono noti e stranoti per cui non è necessario menzionarli ulteriormente. Ho interesse a focalizzare l’attenzione su un altro aspetto. Tutti conoscono questa situazione, cosi come del rimanente disastro a livello infrastrutture (ospedali, strade, caserme…). E allora perché nessuno ha fatto niente? La risposta è ovvia: colpa dei politici, del palazzo. Ma è davvero così?

Per mettere a posto le scuole occorrono soldi e pure tanti (si stima sui 5 miliardi, un bel pezzo di una finanziaria). Perché la politica non li ha destinati a tale scopo? Semplice, perché non ce ne sono. In buona barba ai capitalisti di tutto il mondo la ricchezza non è infinita e non si produce. Un minimo di conoscenza di fisica e chimica dovrebbe ricordare il seguente adagio: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Tenendo conto della situazione economica del paese, per destinare i soldi a questo scopo bisogna prenderli da un’altra parte. Quale? E contro quali ostacoli si dovrà combattere? I politici sono mediocri, non stupidi. Sanno bene che ai cittadini non gliene frega niente, per questo evitano di lavorare sulle infrastrutture per dedicarsi ad altre spese più popolari. Non è vero? Bene, allora ditemi che cosa si può tagliare. Le pensioni? Le spese assurde del sistema scolastico (in primis le università)? Il salto automatico nelle retribuzioni nella pubblica amministrazione? Come no. Tagliamo i costi della politica grida il popolo incolto. Va bene, e  a quanto ammonta il guadagno? Boh, nessuno lo sa anche perché tenendo conto dell’esiguità della cifra ci sarebbe da ridere o da insultare il sopracitato popolo bue.

Così arriviamo alla farsa in salsa italiana. Tutti a piagnucolare nelle fiaccolate, su morti prevedibili (come quella di S. Giuliano di Puglia, non questa), a sfogare la propria rabbia contro qualunque cosa- il cialtrone che risponde a nome di Bertolaso se la prende con la burocrazia citando di qualche milioncino bloccato dalla burocrazia. Un piccola cifra bloccata da un sistema creato da qualcuno… per una volta si potrà dire politica?- a gridare “mai più”- la Gelmini destina qualche milioncino per le 100 scuole peggiori! Grazia al cazzo, e le rimanenti 48000? Boh- finché non si giunge alla catarsi definitiva.

Fra una settimana tutto sarà dimenticato, nulla sarà fatto. Perché? Perché non gliene frega niente  a nessuno. Qualcuno è disposto a rinunciare anche solo a 100 euro per mettere a posto la situazione? No.

Lo stesso dicasi per tutti i radical-chic che si mettono in bocca concetti come decrescita, riscaldamento globale e fine risorse. Qualcuno ha cambiato il proprio stile di vita? No. E il cibo? Una dieta mediterranea permette al pianeta di sostenere una popolazione di 5 miliardi, una americana di 1 e una indiana di 10. Avete smesso di mangiare carne (l’allevamento non colo causa Co2, ma consuma acqua e territorio da desitnare all’agricoltura)? E i marmocchi? Il pianeta è sovrappopolato, ma ciò non impedisce di progettare prima o poi di fare uno o più marmocchi. O le macchine: quanta Co2 immettono nell’atmosfera? E nulla si è fatto, tranne le chiacchiere da pub o da bar (dipende dall’età…).

Moralismo? Difficile, essendo relativista. Si tratta solo di coerenza. Avete fatto una scelta e allora comportatevi di conseguenza. Se invece decidete altrimenti, più fatti e meno lacrime. Ma nulla accadrà. In Italia funziona così: accade la tragedia preannunciata, tutti si commuovono, tutti promettono che non accadrà mai più ma nulla viene fatto. Solo una bella catarsi collettiva per lavarsi la coscienza.

A meno che non ve ne freghi niente… ma allora non piagnucolate. E non dimenticate che la vostra cultura è all’insegna del “la morte dà significato alla vita”. Ancora una volta, mon amis, coerenza.

Z.M.

postato da: Pippem alle ore novembre 24, 2008 14:04 | Permalink | commenti
categoria:scuola, rivoli
sabato, 08 novembre 2008

Non c’è che dire, Berlusconi è un liberale vero, uno che apprezza il valore della critica. A chi lo ha criticato per la battuta da bar su Obama la risposta fu lapidaria: imbecille, coglione e poi un bel vaffa. Eh vabbuò, tanto il personaggio lo si conosceva già e non c’è da stupirsene.

  Quel che è divertente, invero, è la reazione virulenta della Sinistra e dei relativi cortigiani. Costoro non sono gli stessi soliti a dequalificare chi la pensa diversamente come fascisti, schiavi dei poteri forti e compagnia bella? Un conto è criticare la battutaccia- la quale, tuttavia, non è sinonimo di razzismo, ma solo di idiozia senile- un conto prendersela per la reazione del soggetto dinnanzi alle critiche. A meno che non sia vero, come sostiene Veneziani, che in Italia viga un razzismo “intellettuale”. Da una parte abbiamo i puri, i belli e dall’altra i corrotti, i servi. Superfluo aggiungere che ai primi sia tutto permesso e che viga un doppio metro di valutazione. Così è lecito immaginare che a parti invertite la situazione sarebbe stata ben diversa.

  Un accenno lo merita anche la questione Gasparri. Il prode si è guadagnato un bel po’ di cartelloni per via delle fesserie che è solito dire. Trattamento da Gestapo (ecco, sono queste le fesserie che dice)? No, è la democrazia di massa. Non a caso l’idea di spiattellare le facce sui cartelloni la partorì qualche mente del Pdl. Superfluo aggiungere che a strillare come maialini all’epoca furono quelli di Sinistra…

  Z.M.

postato da: Pippem alle ore novembre 08, 2008 18:17 | Permalink | commenti
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mercoledì, 05 novembre 2008

Non so voi, ma a me il provincialismo italiano causa tenerezza. Prendiamo le elezioni americane, soprattutto il post election day. Cosa abbiamo? Schiere di politici, politicanti, politicucci e compagnia bella a dichiarasi tutti obamiani, con effetti quantomeno paradossali, direi.

Di un grande paradosso è vittima il centrodestra. Come può un fiero sostenitore di Bush, come Berlusca e relativi lacché, dichiararsi obamiano?  Boh… ma a sentire Frattini i due hanno molto in comune. L’uno è alto, magro, nero e con i capelli, nonché fiero oppositore di Bush, bushetti e bushismi vari. Mentre l’altro è Berlusconi (ergo…), uno che ha  appena definito il repubblicano come uno che passa alla storia. Quindi quali siano questi punti di contatto mi sfuggono. Carisma e la capacità di far sognare? Ma questo accomuna molti politici vincenti.

Non meglio sta la ragazzina innamorata che corrisponde al nome di Uolter Veltroni l’Africano. Oggi in un’intervista al Tg 3 se ne è uscita con la lunga tradizione di amicizia fra il partito democratico italico e quello americano. Ma il PD è nato da un paio d’anni… prima c’erano i Ds, ma prima ancora il Pci. Ergo al massimo la lunga tradizione avrà al massimo un decennio. Vabbè, fosse solo questo il problema. Vorrei solo sapere quali siano questi legami fra l’Africano (Uolter) e l’Americano (Obama). Stessa piattaforma programmatica? Amicizia di lungo corso? No e no, ovviamente. E allora? Al massimo Uolter può farsi la pelle  nera, se proprio vuole.

Meno che mai si può  dire, come ha fatto Veltroni, che sia iniziato a tirare un nuovo vento a cui la Destra dovrebbe prestare attenzione. Primo Obama deve far seguire i fatti alla parola “speranza”; secondo le elezioni americane non ricoprono nessun ruolo nell’agone politico italiano.

Se ne conclude due fattori: uno l’irrimediabile provincialismo della politica italiana, chiamata a ciarlare su tutto per quanto il suddetto tutto non se ne cala ne più né meno degli italici; secondo l’incredibile prontezza a saltar sul carro del vincitore. Almeno un decennio  fa il secondo aspetto non era presente. L’unica attenuante è che si tratta di una tendenza abbastanza diffusa (vero Sarkozy?).

Z.M.

postato da: Pippem alle ore novembre 05, 2008 23:19 | Permalink | commenti
categoria:america, sinistra, elezioni, destra
domenica, 02 novembre 2008

Le elezioni presidenziali americane godono, in questo peculiare periodo storico, di una particolarità: il suo risultato si ripercuote sul mondo intero. Il che pone il quesito su chi sia il miglior candidato adottando questa prospettiva, o meglio tre diverse: quella dell’americano, quella del mondo intero e quella dell’europeo.

  Iniziamo da chi gioca in casa. Se si adotta come obiettivo il benessere degli USA è logico supporre che Barack Obama sia la scelta meno sbagliata. Dopo due mandati i Repubblicani sembrano usurati, incapaci di rispondere alle problematiche attuali (ad esser pignoli non lo sono mai stati…). A ciò si aggiungono sia i due disastrosi mandati vissuti nell’ultimo decennio, sia l’elaborazione culturale chiamata “teocon”. Alla luce dei risultati i Repubblicani si sono rivelati inadatti a confrontarsi con il nuovo equilibrio geopolitico, incapaci a sostenere una linea di politica estera razionale, andando dietro, invece, a fesserie quali valori, principi e “manifest destiny”. I risultati? Due guerre iniziate senza una strategia coerente (in Iraq nel migliore dei casi sono andati per ignoranza, nel peggiore per far soldi) e senza prospettive di vittoria; una tensione mondiale considerevole (in primis con la Russia, ma anche con la Cina non si scherza); perdita di prestigio grazie al Patriot Act e a Guantanamo e relativo crescente anti-americanismo (mai abbastanza, però).

Anche a livello economico il risultato non cambia: a livello sociale si sono arricchiti solo i più ricchi, il paese è in recessione, strutturalmente da riformare ed in più persiste ad essere il primo nella classifica dei più inquinanti e che consumano più risorse.

            Il candidato democratico, invece, promette un cambio di rotta che potrebbe apportare, a livello puramente teorico, benefici al paese. Per lo meno gode del benefico del dubbio, beneficio che difficilmente si può accordare a Mc Cain, l’allegro clone di Bush (in tutto, dall’impreparazione alle politiche).

  Aggiungendo che il Congresso è a maggioranza democratica, aggiungendo la mai sopita questione razziale è facile stabilire che Obama sia la scelta più logica.

  Discorso simile per il resto del mondo. Tenendo conto delle promesse fatte, tenendo conto della possibilità di applicarle grazie al Congresso sopracitato e al carisma del personaggio, si può supporre ugualmente che il mondo tragga un maggior numero di benefici dal candidato democratico. Se non altro, come già detto, non potrà fare peggio della politica repubblicana.

  E gli Europei? Dovrebbero tifare per Mc Cain visti i risultati dei Repubblicani (in dieci anni hanno distrutto lo status di iper-potenza, e non di potenza, mondiale…). In genere si sente la storiella che l’alleanza con i coloniali d’Oltreoceano sia indispensabile. Davvero? Riflettete su questo: prima del 1914 l’Europa (bastavano tre paesi: Germania, Gran Bretagna e Francia) era la maggiore potenza economica, militare, scientifica e culturale del mondo. E gli Americani? Bifolchi con Revolver e mucche. Dopo il 1945? Gli Stati Uniti hanno preso quel ruolo, con gli Europei ridotti a puttanelle del bifolco americano. In un mondo organizzato su base culturale l’alleanza fra tutti gli Occidentali è imprescindibile (forse serviranno pure i Latinos….) ma che sia ben chiaro chi sono i signori e chi i servi. Per tutto ciò che è stato scritto:

FORZA MC CAIN! DISTRUGGI IL TUO BEL PAESE DI BIFOLCHI SEMIANALFABETI!

  Z.M.

postato da: Pippem alle ore novembre 02, 2008 21:56 | Permalink | commenti
categoria:america, stati uniti, europa, elezioni