lunedì, 31 marzo 2008

Ancora sul caso della mancata visita del Papa alla Spaienza. Riporto un articolo che potete trovare al sito: http://www.uaar.it/news/2008/01/28/indietro-tutta/. A distanza di tempo si può tornare a ragionare a mente fredda, invece di sparare cazzate...

Indietro tutta

Da Londra, un commento mordace e sarcastico sulla mancata visita di Benedetto XVI all’Università La Sapienza.

Il papa avrebbe dovuto visitare l’università La Sapienza di Roma. Ma non l’ha fatto, avendo avuto sentore di una protesta che avrebbe messo in ombra la coraggiosa sfida al regime dei monaci birmani. La punizione per questa sfida sarebbe stata un’eternità da passare tra i tormenti dell’inferno. Il bersaglio della manifestazione, Benedetto XVI, è considerato da studenti e professori dell’università un nemico della scienza. I capi delle Chiese contemporanee, in genere, negano di esserlo e provano a trovare spiegazioni scientifiche per le idee bibliche, come la teoria dell’ Intelligent Design (alcune caratteristiche dell’universo e delle cose viventi sono spiegabili meglio attraverso una causa intelligente, ndt). In questo modo, possono fare affermazioni del tipo: “I recenti studi sui fossili suggeriscono che un tempo c’era una specie di balena nella zona della Galilea che aveva la gola delle dimensioni di una villetta odierna e avrebbe potuto essere arredata come un appartamentino con riscaldamento centralizzato, il che prova che è tranquillamente possibile che Giona abbia potuto vivere confortevolmente al suo interno per vari mesi!”. Il papa deve rispondere ad una critica specifica: cioè quella di aver citato, quando era ancora un semplice cardinale, l’affermazione che il processo a Galileo da parte dell’inquisizione nel 1633 fu “ragionevole e giusto”. Il risultato del processo, per il crimine di aver ribadito che la Terra gira intorno al sole, fu una condanna a morte, poi ridotta agli arresti domiciliari a vita. Potrebbe sembrare una sentenza troppo dura, cosicché un tipico difensore moderno della sentenza, lo scrittore Vittorio Messori, l’ha giustificata spiegando che “Galileo non fu condannato per ciò che disse ma per la maniera in cui lo fece”. Questo è il problema, allora: al Vaticano non davano fastidio le teorie sull’universo di Galileo ma il fatto che le difendesse a bocca piena. Il problema di questa spiegazione è che la sentenza di Galileo era conforme alla mentalità della Chiesa dell’epoca. Essa sosteneva che la ragione fosse “corrotta”, il che suggerisce che una lezione di scienza tenuta dai cardinali del XVII secolo non prevedesse degli esperimenti particolarmente convincenti. Un insegnante chiedeva, “Chi sa dirmi perché il rame tende a diventare verde?”. E se un bambino avesse alzato la mano e detto “È la reazione degli atomi che si combinano con l’ossigeno in un processo noto come ossidazione, signor professore”, questi avrebbe gridato “No, ragazzino. Diventa verde perché è un miracolo!”. In effetti, quando il filosofo Vanini cercò di trovare la prova dell’esistenza dei miracoli, l’iniziativa venne considerata dal Vaticano un’interferenza con la volontà di Dio e quindi gli tagliarono la lingua, lo strangolarono e lo bruciarono. Ragionevole e giusto, in effetti, perché avreste dovuto sentire la maniera in cui lo diceva! Le scoperte scientifiche dell’epoca di Galileo portarono al dissenso nei confronti della Chiesa. Per esempio, c’era questo prete ricco e radicale, Picot. A quanto sembra, in punto di morte, offrì una fortuna a quel prete che gli avesse amministrato l’estrema unzione senza formule, litanie o incensi. Un prete accettò e, poco dopo, Picot entrò in coma. Dopo tre giorni, il prete al capezzale di Picot non poté più trattenersi e cominciò a salmodiare, al che Picot si alzò a sedere sul letto e disse: “Posso ancora toglierti i soldi, sai?”. Ma forse, l’aspetto più interessante della difesa da parte di Benedetto XVI dei suoi predecessori del XVII secolo è immaginare lo scandalo che scoppierebbe se un simile atteggiamento fosse tenuto dall’Islam. Se un leader del mondo musulmano dichiarasse che fu ragionevole e giusto mandare a morte una delle menti più brillanti della storia, decine di commentatori ci direbbero che questa è la prova che l’Islam è un credo medievale, ignorante e incompatibile con i valori occidentali. Ci si chiede perché allora Martin Amis (scrittore inglese contemporaneo, ndt) non abbia scritto un libretto pieno di pompose insulsaggini sul genere: “Nell’orbita degli studi di Galileo ci siamo io, te, la nostra sapientizzazione e la nostra trionfante astuzità. Quindi, ponderando questo catechistico affronto del papa alla cerebralità, sento un impeto dell’anima a schiacciare tutti i redentoristi in un enorme confessionale e dare fuoco a tutti loro. Voi no?”. Perché non ci sono articoli di persone che rivendicano il proprio femminismo, e spiegano che “i cattolici devono capire che, se vogliono lasciare la Polonia o l’Irlanda per venire qui, devono adottare i nostri valori tolleranti verso i gay e l’aborto”? Perché non ci sono politici che annunciano che non parleranno con i loro elettori a meno che non si mettano il preservativo? Christopher Hitchens (scrittore e commentatore politico inglese, ndt) ha lamentato che l’Islam è incapace di passare attraverso una Riforma. Ma allora neanche il cattolicesimo, visto che la ragion d’essere della Riforma era quella di prendere il suo posto. Quindi perché non chiede di bombardare l’Italia? Presumibilmente, avremo presto degli intellettuali che ci spiegheranno che il rifiuto di Galileo evidenzia che ci troviamo in mezzo a uno scontro di civiltà, e la prova è il fatto che i sandinisti, l’Ira e Guy Fawkes erano tutti terroristi e cattolici. I manifestanti di Roma avevano progettato di rovinare la visita del papa mettendo “musica rock ad alto volume”, dato che una volta aveva detto che il rock è “opera del demonio”. A volte mi sembra una scelta difficile: ateismo o satanismo… non riesco proprio a decidermi.

Questo articolo di Mark Steel è stato pubblicato sul quotidiano inglese “The Independent” (16/01/2008).

Titolo Originale: “IF YOU THINK ISLAM IS”

postato da: Pippem alle ore marzo 31, 2008 23:28 | Permalink | commenti
categoria:scienza, papa, medioevo, università, sapienza
sabato, 29 marzo 2008
Roma, 27 mar. - (Adnkronos) - ''Mi candidero' il prossimo anno alle elezioni europee''. E' quanto annuncia Clemente Mastella a Sky Tg24. ''Certamente ci presenteremo all'appuntamento europeo e vedremo il da farsi. Poi se si va al pareggio la vita di questa legislatura non sara' lunghissima, perche' il prossimo anno si andra' al referendum e si dovra' cambiare la legge elettorale ed e' ovvio che si arrivera' a determinare nuove elezioni. Probabilmente ci sono le condizioni per andare al pareggio''.
Visto? Non ce ne siamo liberati...
postato da: Pippem alle ore marzo 29, 2008 15:47 | Permalink | commenti
categoria:europee, mastella
venerdì, 28 marzo 2008

Abbiamo già trattato di questo argomento. Geniale è il commento che vi ha dedicato Luttazzi. Tuttavia, mi sembra il caso di aggiungere una cosa. Di denunciare una palese ingiustizia.

Come avrete già sospettato, mi riferisco alla storia causata dalla trovata di Ferrara di scimmiottare i campi di concentramento nazisti, introducendo il motto “Abort Macht Frei”. E giù tutti a dargli del fesso, dato che Abort in tedesco indica più il cesso che l’aborto in senso stretto. A scuola nessuno gli ha mai detto che esistono i “false friends”, ovvero parole che nelle lingue straniere assomigliano a quelle italiane ma il cui significato è del tutto diverso? O, più semplicemente, non poteva chiedere consiglio all’amicone Ratzi?

Sia come sia, questa storia insegna due cose. La prima che come giornalista Ferrara vale ben poco. Il giornalismo ha poche regole, fra cui una fondamentale. Verificare sempre, e dico sempre, le notizie, le fonti. E anche di verificare che quanto si scrive corrisponda al vero. Ma c’è poco da stupirsi. Nell’ultimo decennio  il clan legato al “Foglio” ne ha scritti di strafalcioni. Non è un caso se si tratta di un giornale semi-clandestino letto da quasi nessuno. Molto singolare, invece, che tutte le balle dette dalla versione italiana di Majin Buu godano di tanto risalto sia mediatico, sia politico.

Il secondo insegnamento riguarda il fatto che… Ferrara ha ragione! Il cesso vi rende liberi! Provate a starne senza per un paio di giorni. Quale credete che sia la più grande invenzione della storia? Ovviamente il cesso con annessi: carta igienica, acqua calda…

Che dire, Ferrara non ne azzecca una di politica, economia, cultura, geopolitica… ma quando si tratta di campi semantici attinenti al cesso ci azzecca. Ah, se ci azzecca. Sennò, per quale motivo tutti pensano che sia “molto intelligente”?

Z.M.

postato da: Pippem alle ore marzo 28, 2008 15:50 | Permalink | commenti
categoria:giuliano ferrara, giornalismo, aborto
giovedì, 27 marzo 2008

Dopo aver incontrato il relativismo, giungiamo al secondo orribil mostro, il nichilismo. In realtà è un termine più complesso di quanto sembri. Per questo motivo, lungi da proporre un’approfondita visione storico- filosofica sull’argomento, mi limiterò ad analizzare la situazione contemporanea.

Al giorno d’oggi si taccia per nichilismo la mera assenza di valori. E subito ci si rende conto di come il pensiero filosofico sia strutturalmente sbagliato. Basta avere un minimo di conoscenze di etologia, antropologia e storia per rendersi conto che questa definizione è non solo erronea, ma anche fuorviante. Per la sua natura bio- culturale è semplicemente impossibile per un essere umano vivere in quel modo. Se si fa un po’ di attenzione si può notare che spesso e volentieri si taccia di nichilismo i codici etici differenti dal prossimo. Il caso più clamoroso è quello dell’integralismo islamico, generalmente associato al nichilismo per via del fenomeno del suicidio. Peccato che chi si fa saltare in aria lo fa per una visione del mondo, per dei valori, per dei principi. Non condivisibili, per carità, ma sempre valori e ideali sono.

Analogo discorso si può tenere per il Nazismo e il Comunismo. Anche qui abbiamo principi, valori da conseguire. Se sfogliate un libro di storia, noterete che la maggior parte dei disastri non sono avvenuti per mancanza di valori, ma proprio per colpa dei valori. Difficilmente un essere umano va a rompere le palle al prossimo senza un motivo, un sofismo che legittimi il proprio comportamento, Per questo va rifiutata la storiografia marxista che cerca le cause storiche nell’economia. Vi consiglio di prestare una maggiore attenzione alla cultura. Non ne rimarrete delusi.

Tornando al discorso originale, l’Europa è senz’anima, nichilista? No, ancora una volta no. I reazionari affermano questo in virtù del giochino “siccome non hanno i miei di valori, vuol dire che non ne hanno alcuno”. Solito etnocentrismo da strapazzo. Se si guarda con più attenzione, si scorge una miriade di valori che albergano nel vecchio continente. In primis l’ideologia dei diritti dell’uomo, poi la democrazia, nella sua variante liberal-democratica. E non solo. Vi è anche l’esperienza religiosa, quella politica, un qualunque altro frutto della speciazione bio- culturale. Si confonde la possibilità di scelta fra differenti bio- culture con l’assenza di essa. Confusione voluta e cercata, proprio in virtù del già citato etno-centrismo.

E io casi di cronaca imputati al nichilismo? Fantasie. Prima di tutto i crimini sono sempre esistiti. Anzi, spesso chi commette i crimini è una persona che va dietro a principi e  valori. Vedi i mafiosi, che del motto dio- famiglia- onore ci hanno fatto l’organizzazione criminale più famosa della storia. O dell’indagato Alberto Stasi, una persona ed uno studente modello. Fino ad allora, almeno.

Quanto al disastro sociale che ha colpito l’Italia, anche qui è insensato prendersela con il nichilismo. I marmocchi teppistelli i principi e i valori ce li hanno. Non dimenticate che questi ultimi sono solo orientamenti di vita, di derivazione culturale da una matrice biologica. E quali sarebbero i valori dei marmocchi? Quelli propugnati dalla televisione, il cui potere pervasivo è un qualcosa di incredibile. Si tratta dell’indossare i vestiti griffati,  l’i-pod, di andare alla “disco”… E nel sentirsi esclusi se non si è come si viene descritti da mamma Tv: un fighetto di Amici e del Grande Fratello.

Colpa della Tv, alla fine? No, poiché è un semplice mezzo. La tecnica non ha colpe, perché non è essa stessa che decide come usarsi. La responsabilità di chi è, allora? Di chi fa la Tv, di chi pensa ai marmocchi come clienti decerebrati che spendono soldi e tempo per cose inutili, devastando un intero pianeta. E lasciate in pace il nichilismo…

M.Z.

postato da: Pippem alle ore marzo 27, 2008 20:37 | Permalink | commenti (1)
categoria:televisione, tecnica, nichilismo, valori, principi
martedì, 25 marzo 2008

Massimo Fini? Brillante, ma non sempre condivisibile. Non condivisibile perché spesso e volentieri si inventa, per puro spirito polemico, le cose di sana pianta. Il che è particolarmente visibile quando maneggia la storia e pasticcia con date e avvenimenti. Vedere per credere al sito  http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4441.

Il nostro parte subito con un attacco ad effetto, ma anche del tutto falso. Nel Medioevo europeo non esistevano pendolari, lavoratori precari, inflazione, tasse poche, niente poveri. Se dite una cosa del genere ad un esame universitario non finite neppure l’esame. Vi mandano a casa seduta stante.

Non c’erano pendolari? Be’, dipende che s’intende. Non c’era mobilità geografica? Non è vero, anzi. Se si guardano molti personaggi storici ci si rende conto che spesso e volentieri l’uomo medievale era un uomo che viaggiava. Basti pensare agli artisti, ai filosofi, ma anche ai soldati, ai coloni- vedi le nuove terre messe a coltura.

Non c’erano lavoratori precari? Falsissimo. Si era precari non nel senso che ti cacciavano dal lavoro- effettivamente avevi un campo… ma era tuo o del tuo signore?-, ma nel senso che bastava un’annata storta per finire sull’orlo della miseria, per morire di fame. Proprio per questo i poveri c’erano. Poveri nel senso di indigenza totale, poveri nel senso che noi definiamo i senza tetto. Il resto della popolazione? Una casa, un paio di vestiti, una bottega o un pezzo di terreno, se si era fortunati. Per gli altri l’elemosina o il brigantaggio, l’avventura.

Non esisteva il termine povero? Balle, basta vedere l’importanza della figura del povero nell’arte e nella cultura. A differenze della successiva età moderna- dove il povero diviene un brigante- nel Medioevo il povero era la persona più vicina a Cristo. Da cui l’importanza che veniva data all’elemosina. Strano che una figura inesistente sia così importante, non trovate? Strano che i contadini, per quanto se la spassassero così bene, erano sempre pronti a ribellarsi. Mai sentito il termine jacquerie?

E l’inflazione? C’era, ah se c’era. E l’oro americano non c’entra nulla. La crescita dei prezzi venne creata dall’economia europea in espansione. E questo vale per il 15°, 16° secolo… ma anche per il 13°, 14°.

Le tasse? Poche… ma non c’era il denaro! Con che pagavi? Ops, dimenticavo. Mai sentito parlare di corvee? Di prestazioni sulla terra del signore? Non pagavano tasse, ma non c’erano servizi. Voi rischiate di morire di fame? Rischiate di morire per un’influenza? Rischiate la peste? No, no e ancora no. Anche con un’economia disastrosa, anche con uno stato sull’orlo della bancarotta. E sì, non c’è che dire. Il Medievale stava meglio, da dio. Per questo morivano a 40 anni, nel migliore dei casi.

E questo è il Medioevo. Per non infierire mi sono limitato dal Mille in avanti. Ma che io sappia anche i secoli precedenti fanno parte del Medioevo. Che Massimo Fini un giorno o l’altro ci verrà a dire che se la spassavano? Tanto per evitare fraintendimenti, tenete conto che nell’Antichità non si stava meglio.

Tuttavia, almeno su qualcosa Fini ha ragione. Ovvero gli effetti della Rivoluzione Industriale. Ma è roba di cui si parla dall’ 800, almeno. Dickens vi dice niente? Sia come sia non si può inventare di sana pianta un’epoca storica pur di far risaltare meglio la propria analisi. Ma Massimo Fini è un “ribelle”, sempre e comunque. Anche nei confronti della realtà storica…

Z.M.

postato da: Pippem alle ore marzo 25, 2008 20:47 | Permalink | commenti
categoria:lavoro, salute, medioevo, poveri, tasse, massimo fini
martedì, 25 marzo 2008

Vi suggerisco di leggere un interessantissimo post presente sul sito http://www.lavoce.info/articoli/-vero_falso/pagina1000283.html. Giusto per rendersi conto di chi racconta palle. O meglio, di chi le racconta più grosse...

postato da: Pippem alle ore marzo 25, 2008 16:40 | Permalink | commenti
categoria:economia
lunedì, 24 marzo 2008

 “Roma, 22 mar. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Le avevano diagnosticato un cancro alle ovaie, ma alla fine l'infausta diagnosi si è trasformata nella più dolce delle notizie: la donna era incinta di 30 settimane. E' accaduto a una donna inglese, Susan Tollefsen, che a 57 anni si ritrova, per la prima volta in vita sua, in attesa di un bebè.
La buona novella, come racconta la stessa Susan al 'Daily Mail', l'ha ricevuta al Nuffield Hospital di Brentwood, mentre si stava sottoponendo a un'ecografia dopo aver ricevuto la diagnosi di cancro. "In quel momento pensavo alla morte - racconta la donna - e invece il medico sorridendo mi ha detto: 'Congratulazioni lei aspetta un bimbo'. Si tratta di un miracolo di Pasqua", ha affermato entusiasta Susan.” (da http://www.adnkronos.com/IGN/Esteri/?id=1.0.2000411261)

 

In realtà non vi è stato errore alcuno. Un figlio sarebbe diverso da un tumore? No. Come il tumore, si annida nel proprio corpo ciucciando senza dare nulla in cambio ossigeno, cibo, salute. Un ciclo di vita che ricorda quello degli xenomorfi di Alien. E una volta cresciuto? Non ci saranno miglioramenti. Ancora una volta si innesterà su un nuovo macro-organismo, il pianeta stesso, ciucciando a più non posso. Al che, domando ancora una volta. Sicuri che la prima diagnosi fosse quella sbagliata?

postato da: Pippem alle ore marzo 24, 2008 12:58 | Permalink | commenti
categoria:bambino, tumore, gravidanza
domenica, 23 marzo 2008

“Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del «diverso», condannato acriticamente quale «nemico», primeggiano sull’amore e il rispetto del «prossimo » che è sempre e comunque «persona»; così come la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione”.

 

Così Magdi Cristiano Allam ha scritto nella sua lettera inviata al Corriere. Argomento? La sua conversione e relativo battesimo, ovviamente. Leggendo, però, il dubbio viene: ma Cristiano, un libro di storia lo ha mai aperto? O, più semplicemente, ha mai aperto gli occhi? Il Cristianesimo rispetta il prossimo? Non è una religione violenta? Nella sua lunga storia non ha legittimato omicidi e tirannie? A quanto pare no.

Quanto poi a “Verità, Ragione e Libertà”… gli islamisti dicono lo stesso. Tutto questo cambiamento di prospettiva non la noto…

postato da: Pippem alle ore marzo 23, 2008 20:21 | Permalink | commenti
categoria:religione, ragione, violenza, libertà, cristianesimo, battesimo, magdi allam, conversione, vera verità
venerdì, 21 marzo 2008

Dal sito http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/, un articolo di Marco Travaglio sul recente caso del governatore Spitzer.

Signornò
l'Espresso, 21 marzo 2008
Il governatore democratico di New York, Eliot Spitzer, già procuratore anticorruzione, eletto nel 2006 col 70% dei voti, si è dimesso perché il suo nome è finito in un’indagine dell’Fbi su un giro di squillo d’alto bordo, rivelata in anteprima dal New York Times. Spitzer - celebre per le sue campagne contro la prostituzione - non è imputato né accusato di alcun reato, ma l’Fbi sta verificando se non possa essere incriminato per “structuring”, cioè per aver tentato di schermare l’origine dei fondi usati per saldare i conti del “club”; e per violazione della legge Mann del 1910, che proibisce “il trasporto di donne da uno stato all’altro per scopi immorali” (il governatore incontrò in un albergo di Washington una prostituta proveniente da New York).
Insomma, bazzecole. Tutto nasce dalle denunce di alcune banche all’Internal Revenue Service (l’Agenzia delle entrate) a proposito di pagamenti sospetti riconducibili a Spitzer. Paventando una storia di tangenti, l’Irs si rivolge all’Fbi, che investe il ministero della Giustizia e ottiene il permesso di intercettare telefoni e caselle e-mail dei protagonisti della sexy-agenzia. Le intercettazioni, con tutti i particolari dell’incontro fra il “cliente n.9” e la bella Kristen, finiscono in un affidavit di 47 pagine degli agenti dell’Fbi ai procuratori di New York Sud. E di lì sul New York Times - che rivela di aver avuto la notizia da “tutori della legge che han parlato a patto di restare anonimi” – e sui siti web (http://tinyurl.com/2ul3uy). Anziché pendersela con chi ha diffuso la notizia, il governatore ammette che è tutto vero e parla di “questione privata”. Ma il NYT gli dà dell’”arrogante” perché ha “tradito la famiglia e i concittadini”. Lui chiede scusa a tutti. E toglie il disturbo.
Immaginiamo un caso analogo in Italia. Il politico in questione strilla in Parlamento contro la “giustizia politicizzata” e la “fuga di notizie a orologeria”, ma promette che “resterò al mio posto perché non ho commesso reati, non sono indagato e comunque ho avuto il 70% dei voti”. Solidarietà bipartisan da destra, centro e sinistra. Il capo dello Stato, i presidenti delle Camere, il vicepresidente del Csm e il Garante della privacy deplorano “la gogna mediatica”, invocano il “segreto istruttorio”, auspicano “la fine dello scontro politica-giustizia” e sollecitano “una legge sulle intercettazioni”. Il ministro della Giustizia sguinzaglia gli ispettori in Procura, mentre gli investigatori vengono trasferiti in Sardegna. Bruno Vespa allestisce uno speciale “Porta a Porta” dal titolo: “Come Tortora e Anna Falchi”, ospite Andreotti. I quotidiani pubblicano editoriali di fuoco, tutti con lo stesso titolo: “Chi paga?”. Galli della Loggia, Panebianco e Ferrara osservano che “queste cose in America non potrebbero mai accadere”. Berlusconi e Veltroni, con una dichiarazione congiunta, riaprono la Bicamerale per “una moratoria sulle intercettazioni, aldilà degli steccati ideologici, come nelle grandi democrazie liberali”. Il cardinal Ruini, in onore del politico intercettato, organizza un’edizione straordinaria del Family Day.

postato da: Pippem alle ore marzo 21, 2008 21:23 | Permalink | commenti
categoria:new york, travaglio, spitzer
venerdì, 21 marzo 2008
Articolo pubblicato da "La Stampa" qualche giorno fa, consultabile anche sul relativo sito internet.
Lascia l’Ue e si candida: spiegherò quanto serve l’Europa
FABRIZIO RONDOLINO
BRUXELLES
E’durata poco più di tre anni l’avventura europea di Franco Frattini, commissario alla Giustizia, libertà e sicurezza nonché vicepresidente della Commissione. Le sirene di un seggio a Montecitorio e, in caso di vittoria del Popolo della Libertà, della poltrona di ministro degli Interni o degli Esteri, sono state più forti di ogni altra considerazione, compresa l’opinione che a Bruxelles hanno di noi italiani. Lassù, in Europa, qualcuno ricorda ancora la figuraccia di Franco Maria Malfatti, democristiano di gran razza e primo presidente italiano della Commissione europea (il secondo è stato Prodi). Malfatti rimase in carica meno di due anni, e si dimise nel marzo del ’72 per candidarsi alle elezioni. Fu eletto, e un anno dopo rientrò al governo come ministro della Pubblica istruzione nel Rumor IV. Alla scelta di Malfatti seguì un forte ridimensionamento del peso europeo dell’Italia, e da allora si parla di una «sindrome Malfatti » che regolarmente colpisce i nostri politici, incapaci di cogliere l’importanza della dimensione europea e attratti ogni volta dal richiamo del ballatoio di casa.
Le conseguenze delle dimissioni di Frattini non saranno altrettanto gravi, non foss’ altro perché gli europei ci sono abituati. D’altro canto, con gli europarlamentari non va meglio: proprio ieri Il Sole- 24Ore ha documentato come siano finora 37 (su un totale di 78) gli eurodeputati italiani che negli ultimi due anni hanno lasciato Strasburgo per candidarsi a varie tornate elettorali nostrane. L’Europa è un purgatorio, e ogni occasione è buona per fuggire.
Come Gianni Morandi, Frattini non invecchia mai, e la sua aria da bravo ragazzo, o, come ha scritto un giornale inglese, da low-profile technocrat, gli è sempre stata di aiuto nel teatrino impazzito della politica italiana, e lo ha aiutato a conquistarsi la stima del Cavaliere, sensibile da sempre, oltreché alle buone maniere, anche e soprattutto al profumo di establishment. Enfant prodige negli studi (una laurea in Giurisprudenza a ventuno anni) e nella carriera, Frattini incontra la politica con Giuliano Amato - che, ironia della sorte, è da più parti indicato come il suo più probabile successore bipartisan alla Commissione - e da lui certamente apprende l’arte della tecnocrazia all’italiana. Diventa dunque segretario generale a Palazzo Chigi col governo Ciampi (1993) e qui rimane, con lo stesso incarico, quando arriva Berlusconi (1994). Il ribaltone vede il suo primo, significativo scatto di carriera: ministro della Funzione pubblica e degli Affari regionali nel governo Dini (1995).
Poi, la scelta di campo, esemplarmente riassunta nella biografia in inglese pubblicata nel 2001 sul sito ufficiale del governo che lo vede ministro della Funzione pubblica e poi, dopo le clamorose dimissioni di Renato Ruggiero e un lungo interim di Berlusconi, ministro degli Esteri: «In 1996 he discharges himself from the assignment of Minister for candidarsi to the political elections with the Pole for the Freedoms, List of Italy Force. He comes elect to the Parliament in the uninominale College of Bolzano Laives. In september 1996 it is elect to the unanimità President of the Committee Parliamentarian for the Intelligencies agency and emergency and for the secret of State».
L’inglese di Frattini è senz’altro migliore di quello della sua biografia; e tuttavia permane una generale impressione di opacità. Dei tre anni passati a Bruxelles con Barroso non si segnala praticamente nulla, se non un’intervista al Messaggero poi censurata dal Parlamento di Strasburgo. Era stata appena assassinata Giovanna Reggiani, a Roma, e montava una violenta polemica politica dal sapore sgradevolmente xenofobo. Frattini spiegò che per rispondere al problema sicurezza quello che «si deve fare è semplice: si va in un campo nomadi a Roma, ad esempio sulla Cristoforo Colombo, e a chi sta lì si chiede “tu di che vivi?”. Se quello risponde “non lo so”, lo si prende e lo si rimanda in Romania. Così funziona la direttiva europea. Semplice e senza scampo». L’Europarlamento votò a maggioranza una mozione in cui si dichiarava che le affermazioni di Frattini «sono contrarie allo spirito della direttiva europea» sulla libera circolazione dei cittadini.
Memorabile la dichiarazione di accettazione della candidatura, il 7 marzo: «È una grande occasione per dire agli elettori che l’Europa è una grande opportunità, che noi la trascuriamo troppo». Appunto.
postato da: Pippem alle ore marzo 21, 2008 21:21 | Permalink | commenti
categoria:unione europea, candidature, frattini