mercoledì, 27 febbraio 2008

Mi è stato fatto notare che sarebbe interessante avviare una discussione dai commenti ai post e sono d'accordo. Nel caso vi interessi, lasciate pure un rilievo da cui trarre spunto e vedrò di avviare un dibattito. Mi raccomando, niente insulti...

Z.M.

postato da: Pippem alle ore febbraio 27, 2008 22:47 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, 27 febbraio 2008

Quando si deve arringare la folla è buona regola entrare nelle grazie di chi ascolta. A costo di mentire, a costo di sparare palle. Più o meno è quanto è successo al recente Mondezza day, patrocinato dall’irriducibile Beppe Grillo. Dato che, tuttavia, al sottoscritto della benevolenza dei napuli non me ne cala né tanto né poco, provvederò ad apportare alcune correzioni.

Il comico genovese, come si può rilevare sul suo stesso blog,  http://www.beppegrillo.it/2008/02/napoli_scusa.html, esordisce con una menzogna storica.

Nel 1861 il Regno delle due Sicilie non fu annesso dai piemontesi, anzi. Cavour non ne voleva sapere. L’ardita operazione, e pure incosciente, fu portata a compimento da Garibaldi e da 1000 straccioni in camicia rossa. Tanto per dimostrare quanto fosse florido, efficiente e militarmente potente il Regno delle due Sicilie…

Altrettanto mendace è la storiella che i napuli sotto i Borboni stessero meglio. L’allora regno borbonico era uno dei più arretrati e oppressivi d’Europa. Vero che sotto i Savoia le cose non sono andate meglio, ma ciò vale per tutta l’Italia.

Così come non ha senso chiedere scusa per la Iervolino o Bassolino. Questi ed altri incapaci politici sono figli del Vesuvio, non piemontesi d’importazione. Lo stesso dicasi per buona parte della casta politica repubblicana. Un Sud maltrattato? E allora chiedetene conto ai politici meridionali.

Quanto al rapporto con Greci, Etruschi e non so altro, ci troviamo di fronte a puro e semplice millantato credito. Ma secondo voi, quale caspio di rapporto può esserci fra S. Gennaro e Socrate?

Insomma, è tempo di abbandonare i soliti piagnistei da fatalismo meridionale e farsi un bel lavaggio di coscienza. Sicuri che tutti i problemi del Sud vengano dall’esterno e non da una mentalità primitiva e arretrata, così ben sottolineata dal noto “familismo amorale” introdotto dal sociologo Banfield? Le lamentele sono inutili, se il peggior nemico si tratta di sé stessi…

 

P.S.

L’idea di una indipendenza della Campania, su modello del Kosovo, raccoglie tutto il mio favore. Voglio proprio vedere quanti ne piangeranno la perdita. Bye bye Napoli… Vesuvio, wash them with the fire!

Z.M.

postato da: Pippem alle ore febbraio 27, 2008 22:39 | Permalink | commenti (1)
categoria:napoli, spazzatura, beppe grillo, nazione, familismo, familismo amorale, monnezza day
mercoledì, 27 febbraio 2008

"Se avessi litigato con Chiambretti avremmo avuto ascolti alti. Tanto è vero che la clip della lite tra Toto Cutugno e Mario Luzzato Fegiz al Dopofestival ha avuto un ascolto altissimo. Quindi litighiamo, sputiamoci in faccia e avremo il pubblico. Ma così il pubblico lo imbarbariamo e avremo un'Italia di merda...".

Così parlò il Baudo furioso, aggiungendo che il pubblico è abituato solo ai colpi di scena e non alla Tv di “qualità”. Il Festival va male? Non è che è colpa di un format ammuffito da un paio di decenni, ormai, non è che di musica, finora, se ne vista poca e di pessima qualità, no no. La colpa è del pubblico... ma, se non rammento male, non ci fu un Festival in cui qualcuno tentò il suicidio? Salvo poi scoprire che era tutto organizzato? Non è da decenni che tentano di montare un caso su ogni aspetto umanamente concepibile solo per racimolare un 0,  qualcosa di share? E, che vuoi che sia… quando hai un conduttore che è ben oltre l’età della pensione, che pretendi? Poco, tranne una cosa: l’onesta intellettuale.

Z.M.

postato da: Pippem alle ore febbraio 27, 2008 21:34 | Permalink | commenti
categoria:trash, festival, baudo
domenica, 24 febbraio 2008

La redazione di Papernet è lieta di annunciare agli affezionati lettori che al sito è stato integrato con la trasmissione in streaming di Al Jazeera, giù in fondo all'home page.

Un piccolo servizio che non vuole spostare l'attenzione dagli scritti, che rimangono parte centrale del blog nelle intenzioni di chi lo gestisce.

postato da: CyberMostro alle ore febbraio 24, 2008 11:25 | Permalink | commenti
categoria:streaming, al jazeera, tv gratis
sabato, 23 febbraio 2008

Personalmente non sono un grande stimatore di Veltroni. Non amo affatto la faccia di bronzo con cui può affermare di essere un homo novus. Né amo il suo ecumenismo, il suo voler piacere a tutti. Non amo certe sparate patetiche come il terzomondismo o il patriottismo all’amatriciana. Ma una cosa gli è dovuta. Gli si deve rendere atto dell’abilità con cui finora è riuscito ad impostare la campagna elettorale.

Il primo atto riguarda la capacità di dissimulare il suo passato da politico di lungo corso. La già citata storiella dell’ homo novus. Detto da uno che è già stato consigliere comunale, vice premier e sindaco di Roma…

Il secondo atto riguarda la capacità di impostare i temi di questa iniziale campagna elettorale. Prima è partito con la storia del rinnovamento delle liste elettorali, poi si è lanciato all’offensiva per ottenere un “Parlamento pulito”, ovvero di non candidare persone con guai con la giustizia. E Berlusconi? Incredibilmente, è sembrato in difficoltà, obbligato a inseguire l’avversario. Curioso per una persona che si è sempre trovata a suo agio nell’agone elettorale. Per il momento è il Kennedy –uno che, probabilmente, ha vinto grazie ai voti della mafia, non dimentichiamolo- all’amatriciana a detenere l’iniziativa.

Altro punto interessante riguarda la considerevole affinità di programma fra il Pd e il Pdl. Più che programmi differenti, infatti, si potrebbe parlare di variazioni dello stesso programma. I punti salienti sono condivisibili. Meno tasse, più salari, modernizzazione del paese… Con una piccola dimenticanza , però. Né Veltroni né Berlusconi hanno detto come intendono realizzare tali progetti. Un elettore accorto non dovrebbe badare solo a cosa si dice, ma anche, se non di più, a come si intende realizzare quanto promesso.

Al di là di tutto ciò, trovo sciocco lamentare l’affinità tra programmi. Se vi è un problema non c’è una soluzione di destra o sinistra, ma una giusta o una sbagliata. Così come è altrettanto sciocco pretendere un netto cambiamento, ad ogni tornata elettorale, della politica. O giusto o sbagliato, non sinistra o destra. La politica non dovrebbe essere un gioco al lotto dettato dal caso. Un problema? Prima proviamo una soluzione a caso, poi un'altra. In teoria si dovrebbe ragionare...

Al massimo ci si potrà lamentare che le soluzioni proposte non sono adeguate e che i politici non dicono come intendono applicare le loro proposte elettorali. E, soprattutto, che in diversi punti siamo davanti all’inciucio.

Berlusconi vuole tenersi il conflitto d’interessi? Idem Veltroni.

Berlusconi vuole tenersi Retequattro, in barba alle sentenza europee? Idem Veltroni.

Berlusconi non vuole che la magistratura intercetti la politica? Idem Veltroni, con la differenza che quest’ultimo è contrario alla pubblicazione di atti, quelli processuali, che non sono coperti dal segreto dal 1989. Visto il paese in cui viviamo ciò vorrebbe dire che i vari Fazio, i Moggi ed i furbetti del quartierino sarebbero ancora ai loro posti.

Berlusconi vuole fare la legge elettorale cojn Veltroni? Idem Veltroni, che la vuole fare con Berlusconi.

Berlusconi parla già di larghe intese? Idem Veltroni…

A questo punto sorge spontanea la domanda: qual è la differenza fra il PD e il PdL? Se si amano tanto, perché non si fanno già un partito unico?

Z.M.

postato da: Pippem alle ore febbraio 23, 2008 17:55 | Permalink | commenti
categoria:campagna elettorale, berlusconi, veltroni, differenza pd e pdl
lunedì, 18 febbraio 2008

Intervento detto giovedì ad Annozero, o se volete lo potete trovare al sito http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/. Solita lezione di VERO giornalismo da parte di Marco Travaglio.

All’estero gli elettori si godono i confronti all’ultimo sangue Obama-Hillary, Schroeder-Merkel. In Italia Berlusconi e Veltroni vanno in tv separatamente e non c'è verso di metterli insieme nemmeno a San Valentino. E chi lo fa il “contraddittorio”? Dovrebbero essere i giornalisti. Ma non è sempre così, com’è avvenuto martedì e mercoledì. Un modello legittimo, purchè non sia l’unico: lì le domande servono al politico per dire quel che vuole. Se mente, nessuno lo interrompe. Se c’è un tema scomodo, non lo si affronta. Ma il contraddittorio dovrebbe contraddire, o no? Qui non c’è mai la seconda domanda per smentire quel che il politico ha detto nella prima risposta. Qualche esempio.

VELTRONI
Dice: “I giudici possono intercettare chi vogliono, ma poi le intercettazioni non si pubblicano fino al dibattimento”. E’ materia nostra: un giornalista dovrebbe obiettare che succede se si fa così: oggi si pubblicano quando vengono depositate agli avvocati e agli indagati, cioè quando cade il segreto. Se si aspetta il dibattimento, invece, passano anni, e intanto le intercettazioni circolano tra avvocati, indagati, politici, giornalisti. Senza alcun controllo. Si possono usare per ricatti, minacce, trattative, e i cittadini non ne sanno nulla.

Non solo, ma non si può sapere subito che cosa ha fatto questo e quello. Oggi ancora non si saprebbe nulla di Moggi e Carraro, furbetti, banche, Fazio, Ricucci, Fiorani, patto Rai-Mediaset, Berlusconi-Saccà, malasanità e lottizzazione in Calabria e in Campania, mafia e politica. Da pochi mesi sapremmo che Cuffaro incontrava mafiosi. Fazio l’han mandato via non per il processo, ma per le telefonate pubblicate. Carraro idem. Saccà e la Bergamini idem. E forse, senza le telefonate Unipol, D’Alema e Fassino non avrebbero investito Veltroni della leadership del Pd. Invece nessuno dice niente, così tutti sono d’accordo.

Vespa: “Anche la Bbc è legata al potere, il presidente è amico di Blair”. Già, ma è sottoposto alla Regina, scelto con pubblico concorso in base a un curriculum, infatti la Bbc fa un mazzo così prima alla Thatcher e poi a Blair. Diceva la Thatcher: “La Bbc non mi piace ma non posso farci nulla”. Magari un politico italiano potesse dire lo stesso della Rai. Qui ci vorrebbe il contraddittorio a Vespa...

Veltroni poi paragona la guerra in Afghanistan alla lotta alla mafia (ma c'è una bella differenza: noi abbiamo invaso uno Stato sovrano, l’esercito afghano non è mai venuto a invadere la Sicilia con la scusa di combattere la mafia).

Veltroni dice che gli inceneritori non fanno male alla salute (e le nanoparticelle cancerogene? silenzio).

Niente domande su conflitto interessi, sulla Gasparri bocciata dalla Corte europea: sono temi che Veltroni non vuole toccare, dunque nessuno glieli chiede.

BERLUSCONI
Vespa tenta di fare la prima domanda, ma se la fa Berlusconi da solo. Parte un servizio: una giornalista bionda insegue Berlusconi, un vero agguato: “Rambo lo vuole, non è che si candida alla Casa Bianca?“. Poi chiede un parere a un osservatore distaccato, super partes: “B. ha cambiato la politica”. E’ Bonaiuti, il portavoce di Silvio!

Berlusconi tracima: il mio è l'unico governo dal ’68 a ridurre pressione fiscale (non è vero: ha promesso di ridurla drasticamente, poi alla fine si vanta di non averla aumentata); noi siamo la nuova moralità nella politica (sic), 106 grandi opere, 1000 km di strade (quali?); la lotta evasione fiscale fa paura agli italiani (o agli evasori?). Poi dice che la lotta all'evasione ha fruttato solo 2 milioni contro i 40 sbandierati da Prodi: ma Prodi non ha mai detto 40, ha detto 18; e, se è solo di 2 milioni, dov’è tutto ‘sto terrore?

Salari: “Col mio governo erano alti, con Prodi sono scesi”. Ma poi dice che i governi non possono far molto per i salari: e allora che c'entra Prodi? Nessuno rileva la contraddizione.

Annuncia la chiusura delle frontiere (quali? a chi? come?).

Dice: avremo solo 12 ministri (ma non aveva promesso il ministero dell'Oceania al sen. Randazzo?).

Vespa tira fuori la scrivania di ciliegio, ma lui non ha portato il Contratto con gl’italiani. Ci stanno lavorando Tremonti-Brunetta. In compenso dice che in Fininvest aveva 56 mila collaboratori (falso: mai avuti più di 30 mila, la metà).

Io coi rifiuti non c’entro nulla: è colpa di Bassolino, Pecoraro, il Pd di Prodi e Veltroni” (nessuna replica: eppure ha governato 6 anni, e l'emergenza dura da 15, e l'appalto all'Impregilo l'ha dato il governatore Rastrelli di An!).

Grandi opere: "non si può non fare il traforo del Frejus (che però c'è già dal 1870!!!).

“A sinistra c'è chi vorrebbe abolire la moneta come voleva Stalin” (e chi sarebbe? nel centrodestra non c'è il partito No Euro che vorrebbe tornare al tallero o alla dracma?).

“Stiamo pensando con don Verzè di portare la vita media a 120 anni. Io ne sento 35!“. Dunque conta di vivere 240 anni? Con quale invenzione scientifica?

Vuoto di memoria: “Nel ’94 tentai di mettere d’accordo Zaccagnini con Bossi” (era Martinazzoli, Zaccagnini è morto nell’89, ma nessuno se la sente di correggerlo).

Evasione e condoni: “Chi fa il condono denuncia di aver dichiarato di meno, anche a me dà fastidio se c’è evasione, perché sono il primo contribuente italiano” (ma il condono lo fece pure Mediaset, approfittando della legge fatta da Berlusconi: ma nessuno lo dice)

Non una domanda su Mastella e Dini (Berlusconi non era contro i ribaltoni?), processi, conflitto interessi, Europa7, condanna della Gasparri da parte della corte europea. Se non ne parla nemmeno Veltroni, perché dovrebbero parlarne i giornalisti o Berlusconi?

All’estero tutto ciò sarebbe impensabile. Lì il contraddittorio è una cosa seria: un contraddittorio che contraddice. Qui è uno spazio autogestito dai partiti. Viene una certa nostalgia per Tribuna politica di Jader Jacobelli: domanda del giornalista, risposta del politico, replica del giornalista, controreplica del politico. Oggi sarebbe impossibile, anzi sarebbe proprio eversivo. Oggi l’Authority a Jader Jacobelli lo farebbe arrestare.
Intervento ad Annozero
14 febbraio 2008 

postato da: Pippem alle ore febbraio 18, 2008 13:17 | Permalink | commenti
categoria:giornalismo, berlusconi, rai , marco travaglio, veltroni, contraddittorio
lunedì, 18 febbraio 2008

 

Il seguente articolo lo potete trovare al sito http://www.confronti.net/, sito non abitato da atei mangiapreti, ma da persone di fede. Le quali,a  loro merito, non si fanno invischiare nella lotta tutta mondana per il potere, ma cercano la verità. Merito loro e discredito per altri.

 

Ma papa Ratzinger non è un «martire»

La manifestazione in piazza San Pietro, voluta il 20 gennaio dal cardinal Ruini, vicario di Roma, per esprimere «solidarietà» al papa «impedito» di andare, il 17 gennaio, all’università La Sapienza a inaugurarvi l’anno accademico, ha reso evidenti molte contraddizioni e, soprattutto, propagandato una mistificazione incredibile: che il papato e la gerarchia ecclesiastica siano «emarginati» in una Italia ove, in realtà, hanno ai loro piedi la Rai e, con poche eccezioni, l’establishment politico. Come reagire a tanta impudenza? Un nostro piccolo sogno, e una speranza.

Strumentalizzazioni e sante furbizie hanno accompagnato quella che il Vaticano ha chiamato la «nota vicenda»: il rifiuto del pontefice, annunciato il 15 gennaio, di recarsi il 17 all’università La Sapienza di Roma, motivato con la scusa di alcune previste contestazioni; ma fa parte della «storia» anche la lettera aperta con cui numerosi docenti, settimane prima della prevista visita del papa per inaugurare l’anno accademico, avevano motivatamente protestato contro il rettore, Renato Guarini; e ne fa parte, ancora, la convocazione di domenica 20 gennaio dei romani in piazza San Pietro, pensata dal cardinale vicario Camillo Ruini per riparare l’«offesa» e manifestare la «totale vicinanza» della gente a Benedetto XVI; e, infine, le parole di questi e, poi, dei politici.

Improvvido ci è sembrato l’invito di Guarini a Joseph Ratzinger – chiamato come professore? Vescovo di Roma? Sommo pontefice della Chiesa universale? Sovrano dello stato della Città del Vaticano? Un groviglio inestricabile che, prima di problemi politici, ne pone, e di gravissimi, teologici, alla Chiesa romana e all’ecumene. Ma, partito l’invito, il papa doveva poter svolgere la sua lectio. Semmai, andava previsto anche un libero contraddittorio; e, «dopo» il suo intervento, professori e studenti avrebbero potuto applaudire o dissentire. Il diritto al dissenso – s’intende: senza violenza e brutalità – è parte essenziale dello Stato di diritto, e perciò appare inaudito che, oltre alle autorità vaticane, ai vertici del Vicariato e della Conferenza episcopale italiana (Cei), ai partiti di destra e ai «laici devoti», tutta gente che fa il suo mestiere, anche formazioni e personalità della sinistra, salvo nobili eccezioni, e perfino le più alte cariche dello Stato, siano rimaste balbettanti, invece che vigili custodi della Costituzione che fonda questo diritto (come, ovviamente, il diritto di dissenso al dissenso, e di dissenso al consenso). Se, temendo il dissenso, il papa ha deciso di non andare alla Sapienza, dov’è la colpa dell’Italia? Del resto, se un presidente statunitense viene a Roma nessuno si scusa con nessuno se, chi contesta la politica guerrafondaia del capo della Casa Bianca in Medio Oriente, proclama tale opinione con pubbliche manifestazioni. Invece, e in linea di principio, un papa, in Italia, non può essere contestato? E se qualcuno lo fa, Quirinale e Palazzo Chigi debbono scusarsi con il pontefice e capo di Stato (perché tale oggi è il papa)?

Detto ciò, riteniamo che alzare oltre misura, nei giorni immediatamente precedenti la visita di Benedetto XVI, da parte di un gruppo di studenti, le grida antipapali, sia stato un errore politico, per quanto costituzionalmente legittimo, e un boomerang: infatti, complici molti media e molti politici, in larga parte dell’opinione pubblica si è fatto passare per «martire» della libertà di parola e di pensiero uno che martire non è. In un paese in cui la Rai – e in particolare il Tg1 e il Tg2, e spesso anche il Tg3 – (quasi) ogni mercoledì e (quasi) ogni domenica riporta quanto detto quel giorno dal papa, di norma senza alcun contraddittorio, ci vuole coraggio a far credere che in Italia si voglia chiudere la bocca al pontefice. In un paese in cui, di solito, i telegiornali e i giornaliradio dell’emittente pubblica fanno passare l’idea che l’etica sia solo quella cattolica come interpretata dal magistero papale e dalla Cei, ci vuole una faccia di bronzo a sostenere che si voglia emarginare la Chiesa (cattolica, sottinteso, perché per loro le altre Chiese non esistono). In un paese in cui, grazie al Concordato, un’enorme quantità di denaro pubblico va alla Cei, e infiniti sono i riguardi verso la Santa Sede, figli di Machiavelli ci appaiono quei prelati che dipingono Benedetto XVI come un poveraccio assalito sulla via di Gerico da facinorosi laicisti.

Ma l’imbroglio ha raggiunto l’acme il 20 gennaio con la manifestazione di «solidarietà» al papa. Il cardinale Ruini, bontà sua, ha assicurato che essa non voleva essere un comizio politico, ma solo un gesto di affetto al pontefice. E, infatti… ecco una fila di politici accorrere in piazza San Pietro, e tutti (di centro-destra, ma, a frotte, anche di centro-sinistra) a stracciarsi le vesti per l’«onta» arrecata al papa, al quale, hanno detto trepidanti, «si impedisce di parlare». Ora – al contrario di quanto affermato dal presidente della Cei, cardinal Angelo Bagnasco – nessuno ha impedito al pontefice di parlare: se voleva, poteva andare a La Sapienza. Era «inopportuno»? Può darsi. Ma perché raccontare urbi et orbi la favola che il papa è stato «impedito»? E perché voler lasciare intendere che la gerarchia della Chiesa cattolica romana è «perseguitata»?

Tutto ciò ci è sembrata una moderna e scandalosa ordalìa lontana anni luce dalla «vera laicità» e, ancor più, dall’evangelo. Di fronte ad un tale scenario comprendiamo che i veri laici, e i cristiani che tentano di guardare all’Evangelo, siano presi da un senso di disgusto. E tuttavia esiste, a nostro parere, una medicina per cercare di risollevarsi da tanta depressione: i paradossi, le utopie, l’ironia e i sogni.

Vogliamo provare a fantasticare? Ecco, intravediamo il papa inaugurare gli anni accademici di tutte le università italiane, sostituito, ove lui non potesse, dai vari Ruini, Scola, Bagnasco, Biffi, Fisichella, Betori, Baget Bozzo… Ecco il pontefice ospite in Parlamento a dire il suo verbo sui «princìpi non negoziabili», delegando alla Cei il compito di impedire la legge sui Dico. E – siamo sempre in sogno – ecco rimanere intatto il diritto di senatori, deputati, professori e studenti, gente comune di rispondere, in un aperto dibattito, alle tesi del papa con altre tesi, alle sue idee con altre idee. E, poi… ecco che in sogno vediamo questa meravigliosa ondata di libertà e di «sana laicità» inondare anche la Chiesa romana. Ecco, ad introdurre un Sinodo dei vescovi dedicato al «genio» delle donne, chiamata dal pontefice parla Elisabeth Schussler Fiorenza (una delle più note teologhe statunitensi, invisa però al Vaticano per le sue idee «femministe» che denudano il maschilismo clericale). Ecco che le loro eminenze, ad aprire l’anno accademico della Pontificia università Lateranense invitano Leonardo Boff, teologo della liberazione che nell’84-85 fu processato e punito proprio dal cardinale Ratzinger.

Torniamo alla realtà. Il 20 gennaio Benedetto XVI ha incoraggiato i «cari universitari ad essere sempre rispettosi delle opinioni altrui e a ricercare, con spirito libero e responsabile, la verità e il bene». Ed ecco, di nuovo sogniamo e… vediamo lo stesso papa che fa aprire i media vaticani, e quelli italiani controllati dalla Cei, a tutti i teologi e le teologhe che lui, come cardinal Ratzinger, zittì; e ad esponenti del dissenso, oltre che naturalmente del consenso. Che esempio trascinante, questo pluralismo ecclesiale, questo rispetto per le opinioni altrui, anche per La Sapienza «laicista»!

In spem contra spem. Coraggio, dunque, smarrita Italia. E smarrita Chiesa.

la redazione

postato da: Pippem alle ore febbraio 18, 2008 12:55 | Permalink | commenti
categoria:cultura, papa, laicitĂ , sapienza, vera veritĂ 
lunedì, 18 febbraio 2008

Riporto il seguente articolo dal sito http://www.uaar.it/. Tenendo conto del casino fatto dal personaggio in questione, Giuliano Ferrara, uno sempre pronto al populismo mediatico, allo snobismo "intellettuale", alla mistificazione e alla menzogna faziosa, è opportuno apportare alcune correzioni.

Il minimo che si pretende da chi interviene su una questione così grave e delicata come quella dell’episodio del blitz nell’ospedale napoletano è che chi parla sappia di cosa sta parlando. Quando Giuliano Ferrara scrive che si è trattato di eugenetica, usa un termine di cui non conosce il significato. L’ignoranza di un giornalista sul significato dei termini scientifici è ammessa, ci mancherebbe, ma solo fino a quando si astiene dall’usarli.
Il termine usato da Ferrara ha una forte connotazione negativa, è emotivamente highly disturbing, evoca immediatamente le atrocità compiute dai nazisti. Se era questo l’intento, capiamo perché abbia usato questa parola. Se è stato invece, come speriamo, per ignoranza, gli sarà sufficiente prendere in mano un qualunque testo di genetica o anche un buon dizionario della lingua italiana per non usare più questo termine a sproposito in futuro. Ma vediamo come stanno le cose.
Il cugino di Darwin, Francis Galton, introdusse il termine eugenica – o eugenetica – per indicare il tentativo di migliorare il patrimonio genetico della specie umana. Si può cercare di favorire i caratteri desiderabili (eugenica positiva) o di eliminare quelli indesiderabili (eugenica negativa). Il presupposto è che l’intervento dell’uomo, sia esso la soppressione delle persone con difetti fisici o psichici o la sterilizzazione dei portatori, abbia come risultato la diminuzione dei geni responsabili di quei difetti nelle generazioni future, fino – speravano i sostenitori di questa sciagurata teoria – alla loro scomparsa dal patrimonio genetico della specie. Non vogliamo qui entrare nel merito né della eugenica, pratica oltre che disumana, inattuabile, perché fondata su presupposti scientifici sbagliati, né dell’aborto. C’interessa solo chiarire che le interruzioni di gravidanza non sono un’operazione di eugenetica. Un genetista molto più autorevole di noi, Luigi Luca Cavalli-Sforza, ha scritto (“Chi siamo”, Oscar Mondadori 1995) che “la previsione di malattia genetica del nascituro e la successiva interruzione di gravidanza non sono operazioni eugeniche, ma semplicemente un trattamento profilattico” perché per questa via “non si diminuisce la frequenza della malattia nel futuro”. Il motivo è che i nati con gravi difetti genetici hanno di solito una fitness molto bassa (vuol dire, signor Ferrara, che contribuiranno poco o niente con i propri geni alle generazioni successive). Se poi, come abbiamo sentito alla radio, nel caso di cui si parla il bambino era affetto dalla sindrome di Kleinefelter, le ragioni per rifiutare il termine eugenetica sono due: primo, queste persone, essendo sterili, hanno fitness zero, secondo, la sindrome è causata da un difetto genetico (uno o alcuni cromosomi X in più) non ereditario. E’ un difetto che non è presente nei genitori, ma è frutto di un errore che si verifica occasionalmente nel corso della formazione dei loro gameti, senza che vi sia ereditarietà. Se un tiranno ordinasse di uccidere tutti i Down e tutti i Klinefelter, la probabilità che ne nascano altri nelle generazioni successive non diminuirebbe di una virgola.

postato da: Pippem alle ore febbraio 18, 2008 12:51 | Permalink | commenti
categoria:giuliano ferrara, aborto, eugenetica
venerdì, 15 febbraio 2008

La Sacra Romana Chiesa Cattolica è contraria all'aborto ed all'uso di ogni tipo di metodo contraccezionale al di fuori della castità. Nulla di male in questo e nemmeno nel rimembrare quasi quotidianamente ai credenti la posizione della Chiesa sull'argomento.

La Sacra Romana Chiesa Cattolica, però, vuole imporre allo Stato Italiano le sue idee retrogade, così che ogni persona raziocinante potrebbe in un futuro molto prossimo vedersi costretta ad ubbidire a dogmi e restrizioni che nulla hanno a che vedere col raziocinio.

Due modi per difendersi: diffondere un'informazione il più possibile corretta (cosa ci fa Giuliano Ferrara al TG1? Cosa ci fa, più in generale, in televisione? E' incompetente su qualsiasi argomento, brutto come la fame dopo un frontale con un tir in tangenziale e grasso quanto la fusione tra Galeazzi e una foca virtuale con la sindrome del gigantismo) e spernacchiare l'ottusità ecclesiastica.

In tal senso Papernet vi propone adesso un articolo dell'ottimo Xavier Jacobelli sull'aborto ed una vignetta biricchina trovata sul blog dell'amico Devils Trainers.

 

ABORTO E POLEMICHE, GIU' LE MANI DALLE DONNE

In questo meraviglioso Paese, l'ultimo sport più praticato sembra essere la negazione dei diritti fondamentali, primo fra tutti quello di scegliere. Tant'è vero che, da un po' di tempo, tira un'aria da medioevo prossimo venturo. Lo conferma l'incredibile attacco ai diritti delle donne in materia di aborto tanto che, per difenderli, esse sono state costrette a tornare in piazza sfidando addirittura le manganellate della polizia.

E ancora: la campagna d'opinione per chiedere la revisione della legge 194, per non parlare degli ostacoli disseminati sulla strada della ricerca sulle cellule staminali, giù giù sino alle tambureggianti invasioni di campo di alcune gerarchie vaticane che altro non sono se non sistematiche e plateali ingerenze per cercare di modificare una legge liberamente varata dalla Repubblica italiana. La democrazia funziona, se funziona anche la separazione fra Stato e Chiesa.

La democrazia è il rispetto dei diritti di tutti, a cominciare dalle donne che non possono né devono essere criminalizzate come assassine quando decidono di abortire e solo loro sanno quanto durissima sia una scelta del genere. Sotto questo aspetto, ciò che è accaduto al Policlinico Federico II di Napoli è stato raccapricciante.

L'aborto terapeutico praticato su una signora di 39 anni ed eseguito nei termini di legge su un feto malformato, si è trasformato in un ributtante caso "di distorsione della realtà, se non un caso mediaticamente e politicamente di isteria collettiva".

Queste parole non sono nostre, ma del pm partenopeo Russo, titolare dell'inchiesta sull'episodio dopo che un portantino dell'ospedale ha sospettato un infanticidio e ha chiamato il 112. Senza se e senza ma, la nostra solidarietà va a Silvana, la signora di Napoli e a tutte le Silvane di questo Paese. Hanno il sacrosanto diritto di essere libere.

di Xavier Jacobelli

(http://qn.quotidiano.net/2008/02/15/65080-aborto_polemiche.shtml)

 

(devilstrainers.splinder.com/archive/2007-05)

postato da: CyberMostro alle ore febbraio 15, 2008 16:16 | Permalink | commenti (1)
categoria:aborto
giovedì, 14 febbraio 2008

Commedia in poche righe.

(Il giovane Matteo Mosso si è recato al Comune della sua città di residenza per svolgere delle pratiche e sulla strada del ritorno, non avendo nulla da fare, allunga passando dalle viuzze fetide del centro di Alpignano, quand'ecco che due signori di mezz'età gli vanno incontro.)

TESTIMONE DI GEOVA (con sguardo ammiccante): scusi possiam farle una domanda?
MATTEO MOSSO (intontito, si stava annusando l'ascella): certo, mi dica.
TDG (sorrisone da spot Mentadent): lei ha fiducia nel futuro?
MM (perplesso; si aspettava richieste di indicazioni stradali): boh, dipende, magari sì!
TDG: bene, allora le lascio questo opuscolo che tratta di un argomento importante per il nostro futuro: la criminalità!
(Il TDG porge un opuscolo dal titolo: "Svegliatevi! Vivremo mai in un mondo senza criminalità?" a MM.)
MM (angosciato dalla scritta a piè pagina: "Inoltre: Dio perdona i peccati gravi? Pagina 10."): va bene, grazie.
TDG: lei abita per caso da queste parti?
MM: io? Ah, no, son di Torino!
(MM è visibilmente in imbarazzo)
TDG: vabeh, noi siamo testimoni di Geova, ha già avuto modo di parlare con qualcuno di noi?
MM (forze oscure gli proiettano nella mente l'immagine di Berlusconi che - nudo - si intrufola nella camera celeste di Dio - dormiente - e gli slaccia i mutandoni; balbettando): sì, in passato...
TDG: perfetto, allora nel caso le venisse in mente qualche domanda da porci sa a chi rivolgersi.
MM (Berlusconi si infila i mutandoni e sgattaiola via, lasciando tracce di sterco al suo passaggio; stenta a respirare): certamente, grazie, arrivederci!
TDG: arrivederci, buona giornata.
(MM si allontana in evidente stato confusionale)
MM (improvvisamente si riprende ed esclama): la vita è sacra!

FINE.

postato da: CyberMostro alle ore febbraio 14, 2008 19:39 | Permalink | commenti
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