E ora? Cosa accadrà al sempre più frammentato e caotico sistema politico italiano? Non vi è dubbio che a regnare sia il caos. Da una parte abbiamo la compagine governativa appena implosa sotto le pugnalate di Mastella, lo statista di Ceppaloni. Fatto da non sopravvalutare, tuttavia. Il governo è caduto sì per le dimissioni di un discutibile ministro della giustizia, ma era, comunque, solo una questione di tempo. Il rapporto fra le diverse anime del centrosinistra, massimalisti, centristi, PD e liberaldemocratici, era sempre più logoro. Se non fosse caduto su Mastella, il centrosinistra sarebbe comunque ruzzolato da lì,a poco su un qualsiasi altro argomento.
Lo si vede proprio nel rapporto fra il PD e la sinistra massimalista. Che il primo sia stato un fattore di stabilizzazione è, alla luce dei fatti, evidente. Non è un caso se la sinistra massimalista non manca di farlo notare. Il PD, a sua volta, non esita a proclamare la sua vocazione maggioritaria. Vocazione, velleitaria, sondaggi alla mano…
Ma l’aspetto più paradossale e divertente, è che la linea di conflitto non passa solo fra la sinistra e il PD, ma è a sua volta all’interno dei due schieramenti. La sinistra massimalista è divisa fra Rifondazione, aspirante ad un modello più socialista, e il Pdci, fortemente intenzionato a rimanere nell’alveo del comunismo. Ulteriore fattore destabilizzante è dato dalla presenza dei Verdi, che verdi sono e non sono intenzionati a morire rossi. Vi è, ancora, pure l’incognita dei socialisti/ sinistra democratica di Mussi. Per i loro gusti Rifondazione non è abbastanza socialista, mentre il Pdci è estraneo alla loro logica politica. Per tirare le somme, insomma, la “cosa rossa” è ben lontana dal nascere.
Non sono migliori le condizioni del PD. La fusione a freddo fra due partiti così diversi, gli ex comunisti e i popolari ex Dc, non ha portato alcuna innovazione degna di nota. Anzi, ha solo causato ulteriori problematiche. Vedasi la difficoltà di comunicazione fra due culture politiche tanto diverse, come testimoniano i temi eticamente sensibili. A ciò si aggiunge le sempre più crescente conflittualità fra le maggiori figure del partito. Se già prima D’Alema e Veltroni non si amavano, l’aggiunta di Rutelli e Marini non ha fatto che aumentare le divisioni sulla leadership. Senza contare i vari Fassino, Letta e Bindi. Ognuno di loro aspira la leadership, il che genera lotte di potere degne della vecchia Dc.
Se Atene piange, Sparta, però, non ride. L’implosione del centrosinistra ha portato in secondo piano l’analoga implosione dell’allora CdL. Come dimenticare la guerriglia condotta da Fini e Casini contro Berlusconi? Tanto da decretare la fine di quell’esperienza politica? Quali saranno le mosse del centro destra? Una ricomposizione? Possibile, ma come si realizzerà? Quali saranno i termini raggiunti? Senza contare che i rapporti di forza si vedranno anche in chiave di risultati elettorali. Plausibilmente sarà Berlusconi a trovarsi in rapporto di forza nei confronti dei suoi alleati. Ma non credo che ciò basterà a rendergli sicura e confortevole la nuova esperienza di governo.
Su questo scenario così terribilmente complicato, si abbatte l’incognità della nuova legge elettorale. La si farà? Si tornerà al voto con quella attuale, il tanto famigerato Porcellum? Si andrà al referendum? Anche qui sono le riposte a scarseggiare, non gli interrogativi.
Ma la domanda “e ora?” si può benissimo applicare all’intero paese. Che futuro si prospetta all’Italia? Fra difficoltà economiche crescenti, fra l’incapacità della politica governare (da ormai 15 anni), fra un crisi sociale crescente… e ora? Nessuno, purtroppo, conosce la risposta.
Z.M.
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