sabato, 26 gennaio 2008

E ora? Cosa accadrà al sempre più frammentato e caotico sistema politico italiano? Non vi è dubbio che a regnare sia il caos. Da una parte abbiamo la compagine governativa appena implosa sotto le pugnalate di Mastella, lo statista di Ceppaloni. Fatto da non sopravvalutare, tuttavia. Il governo è caduto sì per le dimissioni di un discutibile ministro della giustizia, ma era, comunque, solo una questione di tempo. Il rapporto fra le diverse anime del centrosinistra, massimalisti, centristi, PD e liberaldemocratici, era sempre più logoro. Se non fosse caduto su Mastella, il centrosinistra sarebbe comunque ruzzolato da lì,a poco su un qualsiasi altro argomento.

Lo si vede proprio nel rapporto fra il PD e la sinistra massimalista. Che il primo sia stato un fattore di stabilizzazione è, alla luce dei fatti, evidente. Non è un caso se la sinistra massimalista non manca di farlo  notare. Il PD, a sua volta, non esita a proclamare la sua vocazione maggioritaria. Vocazione, velleitaria, sondaggi alla mano…

Ma l’aspetto più paradossale e divertente, è che la linea di conflitto non passa solo fra la sinistra e il PD, ma è a sua volta all’interno dei due schieramenti. La sinistra massimalista è divisa fra Rifondazione, aspirante ad un modello più socialista, e il Pdci, fortemente intenzionato a rimanere nell’alveo del comunismo. Ulteriore fattore destabilizzante è dato dalla presenza dei Verdi, che verdi sono  e non sono intenzionati a morire rossi. Vi è, ancora, pure l’incognita dei socialisti/ sinistra democratica di Mussi. Per i loro gusti Rifondazione non è abbastanza socialista, mentre il Pdci è estraneo alla loro logica politica. Per tirare le somme, insomma, la “cosa rossa” è ben lontana dal nascere.

Non sono migliori le condizioni del PD. La fusione a freddo fra due partiti così diversi, gli ex comunisti e i popolari ex Dc, non ha portato alcuna innovazione degna di nota. Anzi, ha solo causato ulteriori problematiche. Vedasi la difficoltà di comunicazione fra due culture politiche tanto diverse, come testimoniano i temi eticamente sensibili. A ciò si aggiunge le sempre più crescente conflittualità fra le maggiori figure del partito. Se già prima D’Alema  e Veltroni non si amavano, l’aggiunta di Rutelli e Marini non ha fatto che aumentare le divisioni sulla leadership. Senza contare i vari Fassino, Letta e Bindi. Ognuno di loro aspira la leadership, il che genera lotte di potere degne della vecchia Dc.

Se Atene piange, Sparta, però, non ride. L’implosione del centrosinistra ha portato in secondo piano l’analoga implosione dell’allora CdL. Come dimenticare la guerriglia condotta da Fini e Casini contro Berlusconi? Tanto da decretare la fine di quell’esperienza politica? Quali saranno le mosse del centro destra? Una ricomposizione? Possibile, ma come si realizzerà? Quali saranno i termini raggiunti? Senza contare che i rapporti di forza si vedranno anche in chiave di risultati elettorali. Plausibilmente sarà Berlusconi a trovarsi in rapporto di forza nei confronti dei suoi alleati. Ma non credo che ciò basterà a rendergli sicura e confortevole la nuova esperienza di governo.

Su questo scenario così terribilmente complicato, si abbatte l’incognità della nuova legge elettorale. La si farà? Si tornerà al voto con quella attuale, il tanto famigerato Porcellum? Si andrà al referendum? Anche qui sono le riposte a scarseggiare, non gli interrogativi.

Ma la domanda “e ora?” si può benissimo applicare all’intero paese. Che futuro si prospetta all’Italia?  Fra difficoltà economiche crescenti, fra l’incapacità della politica  governare (da ormai 15 anni), fra un crisi sociale crescente… e ora? Nessuno, purtroppo, conosce la risposta.

Z.M.

postato da: Pippem alle ore gennaio 26, 2008 18:31 | Permalink | commenti
categoria:politica, sinistra, crisi, berlusconi, prodi, centrodestra, mastella, pd
sabato, 26 gennaio 2008

Il seguente articolo lo si può leggere dal sito www.comedonchisciotte.org o dall'Unità. Lo riporto per la complettezza del suddetto, come sempre negli articoli di Travaglio, nonché per le informazioni riportati. Molto interessanti sia per dimostrare come certa gente sia proprio senza vergogna, sia come lo stesso si possa dire  di certi giornalisti.

 

DI MARCO TRAVAGLIO
L’Unità

L'altra sera Bruno Vespa, marito di Augusta lannini che dirige gli Affari di giustizia del ministero per volontà di Mastella, ha organizzato una passerella per Mastella, cioè per il datore di lavoro della sua signora. Il quale lacrimava per le sorti della sua signora agli arresti. Annunciava il ritiro dell'appoggio esterno, anzi del concorso esterno, al governo. E insultava senza contraddittorio giudici, pm e cronisti (assenti) evocando complotti calabro-lucan-campani e sparando le solite corbellerie. La migliore: «Non si arresta mia moglie senza prima sentirla, lo dice pure Andreotti» (i giudici avrebbero dovuto convocarla, anticiparle le accuse e preannunciarle il suo prossimo arresto, sempreché la signora non avesse nulla in contrario).
Poi l'insetto ha mandato in onda il lungo battibecco fra la «iena» Alessandro Sortino ed Elio Mastella, figlio dei più noti Clemente & Sandra. In studio gli squisiti ospiti si profondevano in complimenti per la performance di Elio, che dava del raccomandato a Sortino perché suo padre è membro dell'Authority delle Comunicazioni; mentre lui, Elio, è un umile «metalmeccanico» che tira avanti «con 1800 euro di stipendio». Il mondo alla rovescia. Sortino viene assunto a Radio Capital perché è molto bravo nel lontano '98, sette anni prima che suo padre vada all'Agcom.
Le lene lo notano e lo ingaggiano nel 2000, cinque anni prima che il padre vada all'Agcom. Dunque non è un raccomandato. Non lo è nemmeno il padre Sebastiano, che vanta un curriculum di prim'ordine: laureato in legge, per 10 anni responsabile della Piccola impresa in Confindustria, per 5 anni dirigente Eni, dal '77 direttore generale della Fieg (federazione editori giornali) e consigliere Cnel, esperto di antitrust e tetti pubblicitari tv, dunque nemico giurato del monopolio Mediaset e odiato da Confalonieri. Sortino figlio ha fatto carriera nonostante il padre e il padre ha fatto carriera nonostante Mediaset. Nell'Agcom siede pure un rappresentante Udeur; si chiama Roberto Napoli, il suo curriculum fa sorridere: medico legale all'ospedale dì Battipaglia, consigliere comunale a Battipaglia, assessore a Battipaglia, sindaco di Battipaglia, senatore dal '94 al 2001, poi trombato e sistemato all'Agenzia per l'ambiente della Campania. Dall'alto di questa spettacolare esperienza e in barba alla legge sulle Authority che pretende «persone di alta e riconosciuta competenza nel settore», nel 2005 Napoli entra in Agcom. Appena arrivato, si dà subito da fare e nomina sua segretaria Alessia Camilleri, promessa sposa di Pellegrino Mastella, figlio di Clemente. Intanto la figlia Monica Napoli prende il praticantato presso Il Campanile, organo dell'Udeur finanziato dallo Stato con 1,3 milioni l'anno. Al Campanile fanno il praticantato anche Alessia Camilleri, il suo futuro sposo Pellegrino Mastella e l'ex fidanzata di Elio Mastella, Manuela D'Argenio. Nel 2005 Il Campanile, secondo l'Espresso, versa a Clemente 40 mila euro per «compensi giornalistici»; 14 mila per pagare i panettoncini e torroncini della signora Sandra per i regali di Natale; 12 mila allo studio legale di Pellegrino; 36 mila in tre anni alla società assicuratrice dello stesso Pellegrino. Il giornale rimborsa molti viaggi aerei alla famiglia Mastella (compresi Pellegrino, Elio e Alessia). Altri 2 mila euro al mese vanno al benzinaio di Ceppaloni che fa il pieno al Porsche Cayenne di Pellegrino.
Ora Elio lavora alla Selex, gruppo Finmeccanica, al modico stipendio - dice - di 1800 euro. Strano, perché ogni mese paga insieme al fratello una super-rata di 6700 euro per il mutuo acceso per acquistare uno dei sei appartamenti rilevati dalla famiglia Mastella nel centro di Roma a prezzi stracciati. L'appartamento ex-lnail, in largo Arenula, ospita Il Campanile ed è della società omonima, intestata all'ex tesoriere Tancredi Cimmino e al segretario Mastella, poi girata ai due figli: 50% a Elio, 50% a Pellegrino. Valore dell'immobile: 2,4 milioni.
Ma i giovanotti lo hanno per 1,45 milioni, grazie a un mutuo di 1,1 milioni con rata mensile di 6700 euro. Come lo pagano? Con l'affitto versato dall'Udeur, 6500 euro mensili, il doppio dì quello pagato allora all'Inaii. Come l'hanno garantito? Con due dei 4 appartamenti delle Generali comprati in contanti in lungotevere Flaminio: 2 da Elio, 2 da Pellegrino. Ricapitolando: il giovane metalmeccanico da 1800 euro possiede mezzo mega-appartamento in largo Arenula, un intero terzo piano comprato per soli 200 mila euro e un alloggio costato 67 mila euro.
Sortino jr. si è fatto strada con le sue gambe, ha comprato casa con soldi suoi, a prezzi di mercato. Una vergogna nel Paese dei Ceppalones. Infatti per Porta a Porta il raccomandato è lui, la iena. Viva commozione invece per il metalmeccanico immobiliarista.

postato da: Pippem alle ore gennaio 26, 2008 18:30 | Permalink | commenti (2)
categoria:travaglio, unitĂ , mastella, raccomandazioni, familismo
mercoledì, 23 gennaio 2008

Non c’è che dire, quando si parla di Mastella non si può che inchinarsi al suo cospetto. Ma come, direte voi, ancora  a parlare dell’uomo di Ceppaloni? Eh sì, ancora lui. Che ci posso fare? Se la situazione è così tragicomica di certo non è colpa mia…

Il prode Mastella è in politica dal 1977. Prima ha avuto un piccolo ruolo come giornalista nella RAI, entrato tramite raccomandazione come si è sempre vantato, salvo poi farsi eleggere. Fra le altre cose si faceva propaganda grazie ai mezzi della RAI… non solo raccomandato, ma pure parassita.

La sua carriera politica si snoda nella DC, fino alla morte del partito. Da lì impara la nobile arte del giro di valzer. Nel 1994 sostiene il governo Berlusconi, salvo poi sostenere anche quello Prodi. Non si sa come, il nostro riesce a non appoggiare il governo Berlusconi bis, per poi passare, infine, a quello Prodi.

Governo che ha sempre potuto contare su Mastella… ma anche no. Non gli danno il ministero della difesa? E giù lì a minacciare l’appoggio esterno. Il governo vara i DiCo? E giù lì a minacciare le dimissioni. La sinistra scende in piazza? E giù lì a minacciare le dimissioni. Storia che si ripete per tutti e 20 i mesi del governo Prodi. Salvo non dimettersi dal triplice incarico di sindaco, senatore e ministro di casta e ingiustizia. Provate voi a fare i lavacessi e  gli spazzini: come minimo vi beccate la galera.

Ma, alla fine, il Mastella furioso le dimissioni le ha date davvero. Perché? Semplice, gli arrestano la moglie e lui si dimette. Ma che cazzo c’entra? Boh… Non riceve la solidarietà degli esponenti della sinistra (e mi sembra il minimo…) e lui che fa? Si dimette. Il paese è allo sfascio? Amen. Qui sì che si vede la grandezza dello statista. Meglio la moglie che il paese. Meglio fottere che governare… o, come ha detto Crozza, fra l’amore e il potere, lui sceglie l’amore… per il potere.

Se fossi una persona cinica, in realtà, si potrebbe proporre una linea alternativa. La consulta ammette il referendum che spazzerebbe via l’UDEUR e, guarda caso, il nostro fa cadere il governo, puntando sulle elezioni anticipate (col plausibile cavallo vincente, fra l’altro, il centro destra). Se ciò avvenisse davvero, il referendum verrebbe rinviato di almeno un anno. Coincidenza? Possibile, ma come direbbe il suo amichetto Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca sempre…

Sia come sia, non c’è che dire, la scelta di uno come Mastella è stata all’insegna della genialità. Prendi uno che è all’1,4%, ovvero fuori dal Parlameno dove vige la soglia di sbarramento del 2% ma che è stato ripescato, gli dai il ministero della giustizia, dopo dichiarazioni tipo “sono più vicino ai criminali che ai magistrati”, dandogli un immenso potere di ricatto, nonché un’esposizione mediatica pazzesca per un tale nano politico.

Prendi uno per cui la raccomandazione è uno strumento di ascesa sociale. Prendi uno per cui la politica è tuta una questione di poltrone  e di risorse da spartire, per sé e per il suo paesello. Prendi uno che, una volta preso in flagrante, si difende dicendo “così fan tutti”. Prendi, insomma, un personaggio da teatro dell’assurdo e lo fai ministro, dandogli il potere di vita e di morte su un intero governo. E che pretendevi? Chi è colpa del suo mal pianga sé stesso…

Z.M.

postato da: Pippem alle ore gennaio 23, 2008 16:28 | Permalink | commenti
categoria:mastella, udeur, familismo, dimissioni mastella
domenica, 20 gennaio 2008

Alla fine è arrivata anche la conferma dell’Istat: in Italia una famiglia su sette non arriva alla fine del mese. Bella scoperta, da anni lo si sapeva già. Questa notizia, tuttavia, è foriera di implicazioni di solito non considerate.

La flessione dei redditi in Italia è dovuta dall’enormi difficoltà economiche, dall’immobilismo della cosca politica, dalla crisi sociale che sta colpendo il paese. Ma il bel paese è soltanto in prima linea verso effetti che presto o tardi colpiranno anche gli altri paesi occidentali. La Golden Age è finita! In ambito storiografico  per Golden Age s’intende un periodo storico che va dal 1945 al 1973. In questi 30 anni l’economia dell’Europa, del Nord America e del Giappone ebbe tassi di crescita stupefacenti, con la disoccupazione praticamente inesistente. Questa favorevole congiuntura economica ebbe fine con lo shock petrolifero del 1973, anche se  già da alcuni anni aveva mostrato segni di crisi.

I tre decenni successivi sono stati all’insegna di tentate riforme economiche e tassi di crescita zoppicanti, tassi di disoccupazione crescenti e inflazione galoppanti. Per poi arrivare ad oggi, anni dominate dall’ascesa della Cindia e dalla concorrenza a basso costo di persone mediamente più motivate e preparate dell’Occidentale medio.

Quanto al futuro la prospettiva non è più rosea. Si profila un mondo sovrappopolato, con le risorse minerarie prossime all’esaurimento, con cambiamenti climatici devastanti in corso. A ciò si aggiungono i difetti congeniti del capitalismo, l’unico sistema economico rimasto in lizza: l’accentuare le disparità economiche, l’inefficienza nel rispondere ai bisogni materiali, il consumo assurdo di risorse. Il capitalismo è giunto al suo limite strutturale. Non è più in grado di aumentare il tenore di vita delle persone… ed è in difficoltà persino a soddisfarne il bisogni primari.

E la gente? Come reagirà a questa situazione? Male, molto male. Libri di storia alla mano, la Golden Age è stata una parentesi piuttosto singolare nella storia dell’uomo. L’abitante medio del 18°, 15° o 9° secolo, non se la passava molto bene, senza prospettive di un miglioramento del tenore di vita. Nel prossimo futuro si ritornerà all’antico. Scordatevi le villette a schiera, le vacanze in Thailandia o le giornate passate a far shopping. Gli abitanti di un pianeta che versa in condizioni così pietose non possono pretendere di più. Gli esseri umani sono troppi, consumano in modo irrazionale e pretendono sempre di più. Che la situazione sia insostenibile è piuttosto evidente. Le generazioni future non potranno più stare meglio di quella precedente, come è accaduto negli ultimi cinquant’anni. Anzi, è plausibile una forte contrazione delle condizioni economiche.

E le soluzioni? Non molte a dir la verità. La prima che mi viene in mente è una risposta su base tecnologica. Lo sfruttamento minerario della Luna, di Marte, Mercurio e della fascia degli asteroidi potrà soddisfare la domanda di risorse prime. Il capitalismo, tuttavia, dovrà essere sostituito dalla Roboeconomics. Scambio di non facile attuazione, sia per le difficoltà più propriamente tecniche, sia per le problematiche sociali che potrebbero sorgere. A livello energetico, infine, le uniche alternative sonno il raggiungimento di una maggiore efficienza economica, lo sfruttamento di energie gratuite come quella solare e il ricorso al nucleare, prima a fissione poi a fusione.

Ma tutto ciò è estremamente difficile da ottenere. Più probabile è l’ipotesi della lotta per quel poco che rimarrà. Se ci tenete ai vostri nipoti, ammassate più armi che potete. Vi assicuro che gli serviranno…

Sia come sia, una cosa è certa. La Golden Age è finita… e il passato sta tornando.

Z.M.

postato da: Pippem alle ore gennaio 20, 2008 15:28 | Permalink | commenti (2)
categoria:crisi, crisi energetica, futuro prossimo, golden age, fine risorse
giovedì, 17 gennaio 2008

E così siamo giunti alla conferenza fiume del Mastella perseguitato. In essa abbiamo potuto appurare che i magistrati cattivi hanno preso in ostaggio la moglie per colpire lui, colui che ha tentato, invano, di riconciliare la politica e la magistratura. Lui, il portavoce dei principi cattolici in politica. Lui, che non si difende dalle accuse, ma attacca gridando di essere vittima di una persecuzione.

Ma, se si guarda con più attenzione, si possono notare alcune chicche. La prima riguarda il rapporto vigente fra la politica e la magistratura. L’’attuale ministro (si fa per dire) di casta e ingiustizia afferma di aver tentato di riconciliare le due fazioni. Strano, visto che ritenevo, ingenuamente, che  a riconciliarsi siano solo i nemici. La magistratura, in un paese serio, persegue i colpevoli. E se fra questi figurano dei politici, in un paese serio, essi vanno in galera. E basta. Non c’è una riconciliazione da fare, bensì una cernita fra innocenti e colpevoli.

La seconda chicca riguarda la fuga di notizie avvenuta. Checché ne dicano i lacché giornalisti, ciò non avviene di certo a vantaggio dei magistrati, anzi. Allora, cui prodest? Uno, fra tutti: Clemente Mastella. Il quale ha potuto incassare i plausi della casta politica (la quale ha già deciso che sono tutti innocenti… come? Boh…) recitando un discorso preparato ore prima della notizia dell’arresto della moglie, omettendo un piccolo particolare: anche lui è indagato. Al che ha fatto passare una bella storiella: lui si dimette per la moglie, non perché è schifosamente indagato lui e il suo schifoso partito. Disonesto ma non fesso, eh? Nella tipica tradizione napuli.

Terzo, infine, dimostra quanto sia indispensabile, in una società, il ruolo della religione per essere eticamente e moralmente onesti. Non a caso Mastella è portavoce, con il suo 1,4 %, dei valori cattolici nella politica. Ovvero rubare, mentire, appoggiare un clientelismo familistico e amorale. Guarda caso tutti i boss mafiosi sono cattolici e credenti. Ennesima dimostrazione che se dio esiste tutto è permesso. Qualcuno lo può dire a Ratzi? Grazie.

Ma questa faccenda è simbolo di una questione ben più importante. Mastella, l’UDEUR e i suoi uomini sono l’esatto ritratto di una paese in declino. Un paese in cui no si premia il merito, ma le conoscenze e le appartenenze di partito. Vedi il suocero del Mastella  che fa valere le proprie conoscenze per farsi levare una multa. Vedi le pressioni di miss Mastella volte a dare incarichi in un ospedale in base all’appartenenza partitica. E poi si chiede perché esistono casi di malasanità…

Un paese in cui un partito è una struttura volta ad ottenere incarichi, finanziamenti e privilegi per i suoi membri. Come è stato definito, insomma, un’associazione a delinquere.

Un paese in cui il capo di questa associazione a delinquere è stato fatto ministro della giustizia, il quale, giusto per non smentirsi e per non illudere, lestamente dichiarò che era più vicino ai detenuti che a i magistrati.

Un paese in cui, per buona parte dei suoi abitanti, tutto ciò è normale, anzi come disse profeticamente il filosofo Clemente Mastella (questo è il suo titolo di studio): La raccomandazione è uno “strumento di giustizia sociale”. Vero, perché uno deve essere più bravo solo perché studia di più? Perché uno deve ottenere l’incarico solo perché è più competente? Dicono che le raccomandazioni servono solo per i potenti che hanno conoscenze? Eh, che vuoi che sia… sempre meno ingiusta, comunque, di una società in cui vige la meritocrazia.

Non sarà un caso se il Mastella nazionale durante la sua conferenza non abbia mai, e poi dico mai, professato la propria innocenza. Persino Berlusconi, la prima cosa che dice è che è innocente. Poi attacca i giudici, ma prima ci si dichiara innocenti. Bene, Mastella non l’ha mica detto. Semplicemente, immagino, ciò è dovuto al fatto che per il napuli medio ciò va bene. Il familismo, il clientelismo, le raccomandazioni, è tutto giusto, buono, bello. Sono i magistrati a indagare che compiono un atto ingiusto, persecutorio.

Ma non fraintendetemi, non è tanto una questione di giusto o sbagliato, ma di pura logica. Un società, un paese che presenta una simile struttura, può durare, può funzionare? Che duri è appurato, l’Italia è così da almeno 500 anni. Ma funziona?  Anch’esso è sembrerebbe appurato: qui non funziona niente… Ma ai posteri l’ardua sentenza.

Z.M.

postato da: Pippem alle ore gennaio 17, 2008 18:54 | Permalink | commenti (1)
categoria:magistrati, mastella, udeur, raccomandazioni, familismo, clientelismo
mercoledì, 16 gennaio 2008

Ma il Papa alla Sapienza ci doveva andare o no? Per tutti i Papa- boys e clerico- liberali sì. Non a caso si sono  affannati a lasciare attestati di solidarietà e critiche al comportamento “intollerante e nazista della Sapienza” (il Ferrara in primis… lui sì che rispetta la libertà d’opinione).

Come al solito, tuttavia, si alza il solito polverone confondendo i fatti e lanciando accuse infondate. Lasciamo che a parlare siano i fatti. Il Papa non è stato censurato. Alcuni fisici hanno ritenuto la sua visita inopportuna e lo hanno dichiarato. Il diritto alla critica esisterà, o no? O, forse, quando si tratta di Ratzinga non c’è critica che tenga.

Secondo, a piantar grane con contestazioni e  disturbo sonoro sono stati un manipolo di studenti politicizzati. Proprio oggi ne scoprite l’intolleranza? Ma se l’hanno fatto con tutti: da de Felice a Bertinotti, da Lama a chiunque altro non la pensi come loro.

Terzo, il vecchio non è stato cacciato. Ma ha deciso di rinunciarvi, per via delle probabili grane che i piantagrane di cui sopra avrebbero piantato. Quindi, bimbi belli, dite le cose come stanno.

Ma la questione di fondo è un’altra. I laici  rifiutano il confronto, come dicono i clerico-fascisti? Be’, a riguardo, dal Papa si può imparare molto. Prima di tutto, lui ha la vera verità. Punto. E se la pensi diversamente? Allora sei eretico o relativista. Che di per sé è un attestato di merito all’intelligenza media di un essere umano, ma per i cattolici è un insulto (boh?). Ma il vecchio è aperto al confronto, eh. Solo che lui ha sempre ragione. Sempre e comunque. Al che, si pone il quesito: che confronto si può avere con uno del genere? Non a caso il vecchio voleva fare una lectio magistralis. Ovvero lui a parlare  e tutti ad ascoltare. Vuole cianciare? Bene, che si svolga un dibattito, con il contraddittorio. Voglio proprio vedere se così alla Sapienza ci vuole ancora andare….

Quando si tratta di questione etiche, inoltre, solo lui sa cosa si deve fare. Che una legge agnostica garantisca sia gli atei sia i mentalmente disturbati, i credenti? Ma va, meglio una legge cattolica, che in nome del confronto e del pluralismo manda in galera chi la pensa diversamente.

A ciò si aggiunge una piccola banalità. Da quando è salito al soglio pontificio, Ratzinga non fa che attaccare la scienza. Stando al suo dotto giudizio essa non ha la verità (bella forza, c’è l’ha solo il Papa), non conduce al bene (a riguardo ci pensano lui e il suo amichetto invisibile, dio), è responsabile di ogni male del mondo (notoriamente bin Laden e Bush sono degli scienziati). Il Papa, dunque, che cazzo vuole? Un tappeto rosso? Permalosi ‘sti scienziati, li insulti e poi non ti vogliono ascoltare… logico, no? Ma  a quanto pare il Papa è un po’ a corto di logica…

Direi che è un po’ fuori luogo parlare di laicità, liberalismo e rispetto del prossimo quando si tratta di un personaggio del genere. Quando è a suo favore il Papa è liberale, quando non gli fa più comodo solo lui ha la verità. Prima di invocare la  libertà, la Chiesa dovrebbe imparare cosa sia.

Si dirà che, viste queste caratteristiche, si è persa un’occasione per insegnare al Papa un po’ di sana laicità.  Ne dubito. Al riguardo c’è un precetto biblico che fa per noi: “non si danno perle ai porci”.

Eh, ma ci siamo persi il dotto pensiero (anime, diritto naturale, l’amichetto invisibile, il diavolo) di un’autorità morale. Questo è l’aspetto più divertente: perché, viste le idiozie declamate, il Papa deve avere più autorità di un qualunque sciamano, astrologo o Wanna Marchi in circolazione? Boh…

Che la lectio magistralis la faccia per i Ferrara e i Pera, gli atei devoti… quelli che, fino ad un paio di anni fa se la ridevano della religione.

Z.M. 

P.S.

[…]  Il direttore del Corriere della Sera ha la faccia scura, parla di «figuraccia internazionale» e si dice sicuro che «tutti i giornali del mondo ne parleranno».

In realtà non ne ha parlato nessuno, ennesima dimostrazione che il mondo civilizzato se ne frega di quello che dice o fa il Papa. L’unica prima pagina dedicata all’Italia, dell’Herald Tribune, trattava della mondezza. Meglio la spazzatura del Papa…

postato da: Pippem alle ore gennaio 16, 2008 16:05 | Permalink | commenti
categoria:laicitĂ , sapienza, vera veritĂ 
mercoledì, 16 gennaio 2008

La moglie di Mastella,presidente del Consiglio regionale della regione Campania, è da stanattina agli arresti domiciliari.
Il Guardasigilli ha dichiarato in Parlamento: "Mi dimetto per senso dello Stato".
Nel caso qualcuno dubitasse ancora che il senso dello Stato del sig. Mastella coincida in pieno coi suoi interessi personali, ecco che gli avvenimenti odierni demoliscono ogni dubbio.
Non provava alcun "senso dello Stato", l'ormai ex-ministro, mentre concedeva l'indulto a criminali di vario tipo, mentre riformava l'apparato giuridico-giudiziario concedendo poteri inopportuni al ministro della giustizia (ovvero a sè stesso), o quando, sfruttando riforme emanate da lui e da Castelli,chiedeva al CSM il traserimento di De Magistris, giudice che guarda caso indagava ad un'inchiesta che lo vedeva coinvolto.
Ecco: no, in questi casi il "senso dello Stato" di Mastella non interferiva con le sue azioni, ma l'arresto della moglie per l'accusa di tentata concussione ai danni di un dirigente ospedaliere di Caserta, invece, sì. Accusa che si regge su delle intercettazioni telefoniche, lady Mastella è stata praticamente colta in flagranza di reato.
Ovviamente il miticissimo Mastella ha sproloquiato in Parlamento su di un ipotetico complotto, come da tradizione in Italia per chiunque venga beccato con le mani nella marmellata, ed ha raccolto subitamente la solidarietà dell'intera casta politica, da Fini a Prodi, tutti uniti dal timore di finire incastrati allo stesso modo.
Che sia l'inizio di una nuova maxi-inchiesta sulla politica italiana? Sarebbe augurabile, ma forse allo stato attuale delle cose i giudici dovrebbero dare la precedenza al monitoraggio delle industrie e delle banche italiane ed ai relativi scenari finanziari a queste collegati nei quali furbi e furbetti sguazzano derubando lo Stato di ingenti somme di denaro (il caso Ricucci basti come esempio).

    M.M.

postato da: CyberMostro alle ore gennaio 16, 2008 12:33 | Permalink | commenti
categoria:mastella, arresti domiciliari, moglie mastella, dimissioni mastella
sabato, 12 gennaio 2008

Tempo fa ebbi una discussione sulla futura collocazione politica del PD. In contrasto a quanti affermavano che il nuovo partito avesse una chiara e precisa collocazione politica, a sinistra, io sostenevo, al contrario, che il nuovo partito si sarebbe collocato in una prospettiva più centrista. Tale ipotesi era sostenuta da alcune semplici considerazioni.

Prima di tutto la “sinistra” era già presidiata dai partiti più radicali. Temi quali le rivendicazioni sociali, la pace, la promozione di aspetti sociali più progressisti erano già appannaggio di altri partiti. In pratica, la sinistra era già occupata.

La presenza stessa di una forza centrista all’interno del partito, la Margherita, non avrebbe non potuto influenzare la collocazione politica del nuovo partito. Di sicuro gli ex Dc non sarebbero morti socialisti. A riguardo non vi erano dubbi, visto che essi stessi non facevano che affermarlo ad ogni occasione possibile.

La vocazione maggioritaria della nuova formazione politica, inoltre, avrebbe giocato un ruolo  marginale. L’unico modo per ottenere un maggior numero di consensi è quello di puntare verso il centro, dove si colloca l’elettorato mobile, l’elettorato d’opinione. Esso si differenzia da quello più politicizzato che difficilmente cambia partito da una votazione all’altra. Vero, altresì, che un tale atteggiamento potrebbe comportare delle perdite nell’elettorato di base, che potrebbe volgersi verso partiti di più chiara identità politica. Il che avrebbe comportato la perdita delle parti più schierate a sinistra del partito.

L’aspetto culturale, infine, è quello più significativo. La componente Ds è ereditaria della cultura comunista, una cultura sconfitta dalla storia, una cultura che ha fatto il suo tempo. Fallita fin dall’inizio l’idea di scoprirsi socialisti, che rimane? Da una parte i falliti, gli sconfitti senza identità, dall’altra i cattolici. Il fascino dei cattolici è più forte che mai (vedi Fassino che a 55 anni si scopre credente o Veltroni che è un Papa boys).

Ma queste erano supposizioni. E i fatti? A riguardo, parlano chiaro. Per iniziare, il PD non ha mostrato alcuna intenzione di intervenire nei confronti delle leggi vergogna varate dal governo Berlusconi nel quinquennio precedente, nonostante le promesse elettorali.

Lo stesso dicasi sul versante economico. Dopo aver strillato per anni contro la precarietà, il PD ha ben pensato di rimangiarsi tutto, affermando che la Legge 30 va bene così com’è, salvo piccole ed eventuali modifiche. Non ancora viste, però. Mentre abbiamo già visto gli scambi di coccole ed effusioni con la Confindustria.

Ma il vero punto dolente lo si trova sul versante etico. Si parte dalla sconfitta del Referendum sulla procreazione assistita (indovinate dove si schierarono i margheritini), si passa sulla soppressione dei Dico e poi dei Cus, per concludere sulla riapertura della discussione sull’aborto. Legge che, come dicono i dati, funziona benissimo. Ma la ciliegina sulla torta è la nuova definizione di laicità che il PD vorrebbe promuovere. Per questi geni politici, laicità significa far valere in ambito pubblico l’esperienza religiosa, ovvero, segnatamente quella cattolica. Peccato che laicità sia l’esatto opposto: permettere ad ognuno di vivere come meglio crede, liberi da un’etica di stato.

Per concludere, insomma, il PD ha dato buona prova di sé. Nel dimostrare di non essere di sinistra, e di proporsi come una nuova versione della Dc. Perché? Mah, forse, le mie considerazioni non erano tanto peregrine…

Z.M.

postato da: Pippem alle ore gennaio 12, 2008 19:22 | Permalink | commenti
categoria:centro, pd
lunedì, 07 gennaio 2008

In Italia esiste un gruppo curioso di persone, gli “Amerikani”. Con la k, mi raccomando. Costoro guardano agli Stati Uniti come ad un punto di riferimento, in ogni aspetto: sociale, economico, politico. Ma, per lo meno, in un aspetto sono italiani: quello di comportarsi in maniera opposta a quanto affermano. Basti osservare alcuni esempi.

Il primo riguarda nel rapporto fra la politica e la giustizia. Negli Stati Uniti, come in tutti gli altri paesi Anglo-sassoni, basta un minimo sgarro con la legge per decretare la fine di una carriera politica, anche la più brillante. E in Italia? Gli “Amerikani”, ovviamente, predicano bene ma razzolano male. Esemplare è Tangentopoli, il più grande scandalo di corruzione politica di tutti i tempi. Nei suoi confronti, qual è la posizione dei nostri amici? Be’, inizialmente, appoggiarono i giudici e la gente comune. Ma sovviene il sospetto che sia stato per mera comodità politica, visto che a distanza di 15 anni i nostri amici la pensano esattamente l’opposto. Adesso, dopo una campagna di disinformazione totale, costoro hanno l’ardire di affermare che fu un complotto giudiziario politico e che non vi fu alcun reato. E negli tanto amati Stati Uniti? Lì è un po’ differente. Nel caso in cui beccassero un politico a parlare con degli indagati di scalate alle banche o  mentre tenta di corrompere un senatore, l’indignazione popolare non verrebbe rivolta contro delle intercettazioni perfettamente legali, ma contro il suddetto politico. Il quale di una sola cosa può essere certo: la fine della sua carriera politica. Non a caso nel Congresso non siedono condannati in via definitiva, indagati e persone sotto processo. In Italia, in queste categorie rientrano un politico su dieci. Mentre un indagato negli Stati Uniti verrebbe sottoposto a pressioni affinché si dimetta, in Italia avviene il contrario. Le pressioni le fanno sui magistrati che hanno l’ardire, questo sì imperdonabile, di indagare sui potenti amici loro.

Poi vi è l’aspetto economico. I nostri amici, ovviamente sono per il libero mercato…o, almeno, lo sono a parole. Quando si tratta di applicare l’economia liberista ad un caso pratico, vedi l’incredibile conflitto d’interessi incarnato nella figura di Silvio Berlusconi, semplicemente… non applicano il liberismo. Ma, forse, non hanno mai sentito parlare del caso Bill Gates. Be’, se non lo sapessero vi è un fenomeno, chiamato abuso della posizione dominante che, coerentemente con la dottrina liberista, in teoria andrebbe risolto. Ecco, in teoria sì, ma in pratica no.

Non meglio combinano con il quarto potere, la stampa. Anche qui sono talmente “Amerikani” da chiudere un occhio sullo strapotere mediatico di Berlusconi (Mediaset, “il Giornale”, “Panorama”…). E negli USA? Qualunque persona detenga un simile potere non potrebbe mai, e poi mai, candidarsi a ricoprire cariche politiche. Va anche detto che è semplicemente impossibile che qualcuno possa ottenere un simile concentrato di potere mediatico. Ma quelli sono gli Stati Uniti d’America…

Vi viene in mente, per puro caso, il nome di un “Amerikano” che presenta tutte queste caratteristiche? No? A me sì: Silvio Berlusconi. E, guarda caso, gli “Amerikani” italiani sono del partito di sua Emittenza, Forza Italia (o, adesso, si chiama Partito delle Libertà? Boh…), o scrivono sui suoi giornali, o sono opinionisti nelle sue reti televisive. Non sarà un caso che gli “Amerikani” italiani si levino sempre a sua difesa…

Z.M.

postato da: Pippem alle ore gennaio 07, 2008 20:51 | Permalink | commenti
categoria:america, amerikani
lunedì, 07 gennaio 2008

Bell'idea del Presidente del Consiglio Romano Prodi che mobilita l'esercito per risolvere l'emergenza rifiuti in Campania.
Dalle Dolomiti alle montagne di monnezza, corri alpino netturbino, con la bella piuma nera e la paletta!

Seriamente: cosa si richiede, di concreto, alle forze armate?
Pare di sgombrare gli ingressi delle scuole, ma sarebbe senz'altro più semplice impedire l'accumulo di immondizia almeno nei pressi delle strutture educative. Non cercheranno, quindi, di combattere la camorra e di riportare l'ordine su queste terre dimenticate da Dio, i nostri fieri soldati, ma sgombreranno le strade dai rifiuti. Io avrei chiamato McGyver.
I poliziotti, dal canto loro,  tanto bravi a menar le mani in altri contesti (manifestazioni no-global, curve degli stadi) non sembrano in grado di assicurare il benchè minimo ordine pubblico.

Insomma, le istituzioni si dimostrano impotenti di fronte a questa ennesima emergenza rifiuti e non comprendono che per risolvere il problema bisognerebbe sanare il cancro dal suo epicentro: la distorta cultura della legalità e la mentalità sociale dei napoletani stessi, lesti a prender a sassate gli sbirri, sapendo di non rischiare poi molto, ma succubi (quando non complici) della malavita che li imprigiona nell'immondizia.

Saviano nell'articolo di sabato su Repubblica mette in risalto alcuni rapporti tra malavita ed istituzioni che gestiscono il traffico dei rifiuti in Campania, ovviamente badando bene a non fare nomi scomodi (Bassolino e Iervolino, ad esempio, che son invece garbatamente posti sotto accusa dal solito Scalfari paraculo), e finisce col puntare il dito, oltre che verso qualche pesce piccolo della criminalità organizzata, verso la stampa che troppo spesso tacerebbe sull'argomento e verso le aziende del Nord che per risparmiare si affidano alla camorra per smaltire la monnezza. Lo stesso Saviano del pluri-acclamato libro di denuncia (ah ah ah ah !) Gomorra, nel quale la camorra viene ritratta come un'entità pressochè invincibile. Secondo voi l'adolescente napoletano medio leggendo di una malavita intoccabile e del suo enorme giro d'affari si schiererà a favore o contro di essa? Risposta scontata, direi.

Si vede chiaramente come un personaggio del genere, in realtà, finisca col favorire i grossi interessi che finge di denunciare, puntando il dito verso i margini (aziende del Nord che voglion smaltire rifiuti, mass media, qualche boss di scarsa importanza) della malavita camorristica campana della quale diffonde il "culto" tra i ragazzotti disagiati napoletani (future nuove leve della mafia) con i suoi scritti che s'intonano tanto bene con il resto della carta straccia di Repubblica.

Alzate la testa, genti partenopee; l'emergenza rifiuti l'han creata la vostra strafottenza verso le istituzioni pubbliche ed il vostro asservimento alla camorra; le pietre dei manifestanti di Pianura centrano il bersaglio sbagliato.

   M. M.

postato da: CyberMostro alle ore gennaio 07, 2008 19:49 | Permalink | commenti
categoria:napoli, camorra, prodi, esercito, saviano, emergenza rifiuti