lunedì, 31 dicembre 2007

Signori e signore, ecco a voi l’ennesima esternazione di Ratzinga, il Papa stellare. Stavolta a finire sotto le sue dotte accuse è il “progresso”, reo a sua dire di aver trasformato la fionda in un super mega fucile. L’obiettivo implicito della sua accusa, ovviamente, è la scienza e la tecnologia. Senza un “progresso morale”, questa è la sua dotta opinione, i mezzi della tecnica diventano pericolosi. Ma in cosa consiste questo progresso morale? Ovviamente, in tutto ciò che dice la Chiesa Cattolica. Ma l’opinione del Papa è del tutto disinteressata, eh…

Sia come sia, al papuccio sfugge un banale dettaglio. Sarà proprio il progresso tecnologico che impedirà, e già impedisce, la possibilità di usare il super mega fucilone. Basti pensare agli armamenti atomici. L’allora URSS e gli Stati Uniti si sono ben guardati dall’affrontarsi militarmente, semplicemente perché la presenza di armi di siffatta potenza distruttiva rendeva pura follia una guerra fra potenze. O, meglio, le potenze non si scontrano fra loro, ma possono fare la guerra a Stati meno avanzati, vedi la Guerra del Golfo del ’91. Perché? Banalmente perché questi non erano allo stesso livello delle varie potenze, proprio per mancanza di potenza distruttiva e inferiorità tecnologica.

Non si deve dimenticare, inoltre, che le armi nucleari sono tecnologicamente primitive. Come sarà possibile, fra un paio di secoli, combattersi con armi che possono distruggere il proprio stesso pianeta? Ovviamente, non sarà possibile.

E non è solo una questione di potenza distruttiva, ma anche, se non di più, di soldi. Per vincere una guerra la supremazia tecnologica è indispensabile. Questa, tuttavia, è disponibile solo a costi sempre più elevati. Se negli anni cinquanta un F104 costava 2,5 milioni a esemplare, solo vent’anni dopo un F15 ne costava 50 a esemplare. A sua volta, vent’anni dopo, un F22 ne costa più di 150 milioni di dollari. Lo stesso dicasi per i sottomarini d’attacco americani di classe Sea Wolf, talmente costosi da bloccarne la produzione. Il che non può che comportare il crollo degli ordinativi delle armi ad alta tecnologia. Se per le proprie esigenze militari gli americani si affidavano a più di 600 F15, gli ordinativi dell’ F22 non superavano le 330 unità. Che, sicuramente, non verranno consegnati. Attualmente, ne sono stati ordinati all’incirca 130. Ma ciò non significa che si possa ritornare ad armi meno avanzate ma più economiche. Proprio la superiorità tecnologica rende le armi di nuova generazione inarrestabili. Negli scontri simulati gli F15 non superano il 49% come soglia di abbattimento di velivoli nemici. E si deve far notare che tale velivolo detiene un duplice record: il maggior numero di abbattimenti e il fatto che nessun F15 sia mai stato abbattuto in trent’anni di guerre aeree ( dagli scontri sulle valle della Bekaa alla Guerra del Golfo). Ebbene, un aereo come l’F22 supera come soglia il 92%. Poco numerosi o meno i caccia di quinta generazione sono tanto avanzati da annientare i velivoli precedenti. Ma sono abbastanza per supportare una guerra che potrebbe durare anni? No.

Sarà proprio questa corsa ad armi sempre più potenti, ma sempre più costose, a eliminare la possibilità di scatenare un conflitto generalizzato. Soprattutto in un disordine  mondiale causato dalla presenza di più poli di potere ( Stati Uniti, UE, Cina , Russia, India, Giappone).

Le armi saranno sì sempre più avanzate e potenti, ma saranno anche così costose da poterne schierare quantità ridottissime. Senza contare che proprio per via di un costo così elevato si penserà due volte prima di impiegarle in battaglia.

Paradossalmente, visti questi aspetti, proprio il desiderio di vincere la guerra causerà l’avvento di una pace mondiale. In pratica, pacifisti miei, invece di profondervi in inutili marciette e dichiarazioni d’intenti, dovreste promuovere lo sviluppo di armi sempre più potenti. E i Cristiani? Non sono stati loro a insegnare il valore della pace? Libri di storia alla mano, no. Guarda caso, nonostante duemila anni di Cristianesimo, è solo negli ultimi decenni che gli europei hanno smesso di massacrarsi. E lo si deve solo alla potenza delle armi impiegate nei due conflitti mondiali. Papa Ratzi, prima di sparare cazzate informati una santa volta.

Z.M.

postato da: Pippem alle ore dicembre 31, 2007 15:52 | Permalink | commenti
categoria:pace, papa, progresso
sabato, 22 dicembre 2007

L’aspetto più divertente dei moralisti in Italia è che sono a corrente alternata. Quando si tratta di imporre un controllo sul corpo delle donne, vedi la procreazione assistita, o un controllo sulla vita di ognuno di voi, vedi eutanasia, sono sempre lì a farti la morale, a strillare che non ci sono più i valori. Se succede un caso di cronaca, qualunque tipo di cronaca, sempre lì a strillare contro il nichilismo, contro la decadenza morale dei tempi moderni. Quindi, a rigor di logica, lo sdegno moralistico dovrebbe colpire in egual misura anche la recente notizia riguardante Berlusconi. Per i pochi che non lo sapessero ancora, sono diventate di pubblico dominio le intercettazioni che mostrano palesemente come Berlusconi tenti di comprare i senatori della parte avversa. Qual è la notizia, direte voi. Il che è vero, di per sé non è sorprendente. Ma, tuttavia, vi sono alcuni aspetti quantomeno singolari.

Prima di tutto pensiamo alle decantate riforme e al tanto acclamato dialogo fra Berlusconi e Veltroni. Ovvero, mentre il Kennedyano dei poveri blatera sul più e sul meno, il Berlusca cerca di rubargli i senatori. Divertente, no? Ah, giusto per non dimenticare il parolaio rosso, Bertinotti, ha criticato le intercettazioni e non il fatto che la parte avversa cerchi di rubargli i senatori.

Ma questi sono dettagli. Torniamo al discorso originale. Come hanno reagito i moralisti italiani? A riguardo vi sono tre casi paradigmatici: Giuliano Ferrara, Vittorio Feltri e Gianluca Paragone.

Il Ferrara ha esordito con un bell’editoriale in prima pagina sul Foglio scrivendo che è giusto che i politici prendano la tangenti. Ah, bella questa. Ma ancor più bello è pensare che il nostro sia un ateo devoto che richiede un ruolo pubblico della religione, o meglio di una religione, quella cattolica, che passa serate e serate a strillare contro il relativismo e contro il nichilismo… salvo poi chiudere un occhio sulla mancanza di etica nella politica. Anzi, l’occhio non lo chiude ma lo tiene bene aperto, tanto per lui è giusto che sia così.

Ma non temete è in buona compagnia. Vedi Paragone, pronto a sottolineare che le intercettazioni non hanno “valenza legale”. Che di per sé è tutto da accertare tramite i processi, ma non è questo il punto. Una simile puntualizzazione serve a far passare un messaggio implicito: no grane legali? No problem. Curioso detto da uno che, quando era direttore de “La Padania”, passò lestamente dal dio Po alle crociate. Perché? Ovviamente per combattere contro la decadenza morale dei tempi moderni.

Il terzo componente di questa Triade lo troviamo in Feltri. Il quale, si è giusto esibito in un splendido editoriale nel quale afferma che le raccomandazioni non sono illegali e che ne ha fatte pure lui. Ah, ecco, se le fa un Feltri qualsiasi va tutto bene. Peccato che fra la corruzione e una raccomandazione ci sia un po’ di differenza. Ma pure qui il punto è quello etico. Studi e  sei competente? Allora sei uno scemo. Quello che conta è una raccomandazione che, tanto, non fa male a nessuno. Altro che moralismo, ci troviamo di fronte al buon vecchio  paese dei furbi, dove chi ruba è il furbo  e chi rispetta le leggi o si indigna se vengono infrante con tanta spudoratezza è lo scemo. E, guarda caso, chi sono i moralisti? Quelli che nella vita privata e pubblica fanno i furbi.

Discorso che funziona solo per un versante, tuttavia. Quando ad uscire furono le intercettazioni su D’Alema e Fassino, o le foto di Sircana che va a trans, chi le pubblicò? Ovviamente i moralisti di allora. Quelli che, oggi, mostrano il peggior cinismo possibile.

Capito i moralisti italiani? Quando riguarda gli altri sono sempre pronti ad indignarsi, quando capita al loro amichetto, il Berlusconi, va tutto bene. Non c’è che dire, moralisti a corrente alternata…

 Z. M.

postato da: Pippem alle ore dicembre 22, 2007 22:01 | Permalink | commenti (1)
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sabato, 22 dicembre 2007

La moratoria dell’Onu sulla pena di morte è stata salutata come un passo fondamentale da parte delle associazioni che si sono battute contro di essa, nonché di un grande successo da parte della diplomazia italiana. Peccato che, per quanto la si possa esaltare, questa moratoria non ha alcun valore, esattamente come tutte le altre risoluzioni dell’ Onu. Esse mancano di valore cogente, non possono essere imposte. Che valore volete che abbia una moratoria per paesi come gli Stati Uniti e la Cina?

Proprio tale moratoria, tuttavia, ha anche riaperto la discussione sulla liceità o meno dell’aborto. L’obiezione è semplice: se lo Stato non ha il diritto di levare la vita a un uomo, con quale diritto la può levare a un marmocchio? Se ci si muove soltanto sul piano degli ideali è un’obiezione valida. D’altronde è questo l’errore di quanti si battevano contro la pena di morte, quello di argomentare contro di essa andando dietro ai soliti sciocchi principi e ai soliti sciocchi valori.

Se ci si muove, invece, sul piano della razionalità e della logica, viceversa, si tratta di una argomento capzioso. Non si può mettere sullo stesso piano due fenomeni tanto diversi. E, soprattutto, si può tranquillamente ricorrere alle sopra citate maestre di vita per dirimere la questione.

Prendiamo la pena di morte. Essa è illogica più che ingiusta, è irrazionale più che sbagliata. La detenzione, ricordiamolo ancora una volta, non è volta soltanto a mettere fuori dalla circolazione persone socialmente pericolose, ma è anche, se non soprattutto, volta al reinserimento sociale del colpevole. Come può una persona giustiziata reinserirsi nella società mi sfugge. E non si tratta solo di una questione di giustizia. La detenzione ha un forte peso vendicativo, a differenza della morte che è una liberazione. Preferisco che un efferato criminale passi decenni in un buco a pane ed acqua che mandarlo, magari, in paradiso. La fissa, insomma, che la vita umana abbia un qualche valore è del tutto superflua.

Quanto all’aborto, come al solito ci si dimentica del perché di una simile legge. Essa venne introdotta per limitare e regolamentare un fenomeno che, altrimenti, proseguirebbe tramite vie clandestine con pericoli elevatissimi per le donne. I dati, a riguardo, parlano chiaro. Da quando è stato legalizzato il numero degli aborti non ha fatto che diminuire. Se lo si dichiarasse di nuovo fuori legge i risultati non si farebbero attendere. Senza un controllo il numero delle operazioni tornerebbe a salire e con esso i numeri delle morti. Quindi, miei cari idealisti mettevi l’anima in pace. La soluzione che prospettate non farebbe che moltiplicare i problemi, a differenza di una politica improntata alla razionalità che può sia mostrare l’irrazionalità della pena di morte, sia ridurre i danni di un fenomeno quale l’aborto. Si tratta di un fenomeno inarrestabile, la cui unica soluzione è il controllo e l’assistenza.

La buona e vecchia logica del male minore, isomma. Chissà, forse, per i cattolici è meglio sbagliare andando dietro a fideistici principi che prendere atto della realtà e tentare di risolvere il problema con un po’ di buon senso. Loro lo potranno pur fare, ma uno Stato no di certo.

 

  Z. M.

postato da: Pippem alle ore dicembre 22, 2007 16:56 | Permalink | commenti (1)
categoria:aborto, pena di morte