giovedì, 09 luglio 2009

Ultimamente la stampa inglese mostra un dente piuttosto avvelenato nei confronti dell’Italia. Prima che parta il piagnisteo del complotto internazionale- seguito dall’italietta che striscia presso i potenti per poter essere considerata pari a loro (spettacolo imbarazzante)- ricordo che queste e più pesanti critiche erano presenti anche ai tempi di Prodi. Sia come duplice Presidente del Consiglio, sia per la sua carriera nella UE. Motivazioni? Molteplici. Prima di tutto gli stereotipi e i pregiudizi sull’Italia e gli italiani godono di ottima salute all’estero. Secondo, gli stessi italiani fanno di tutto per avvalorare questi ultimi. Terzo non è da escludere che le critiche sulla organizzazione del G8 siano corrette. Ma proprio quest’ultima, condita dalla richiesta dell’espulsione dell’Italia, merita una maggiore attenzione.

Gli inglesi hanno ragione a ricordare che il G8 raccoglie i maggiori otto (in futuro di più) paesi industrializzati e non è una rendita di posizione immortale, ma una condizione che può venir meno. E l’Italia fra gli 8 è l’ottavo paese… Ma nel contempo rischia meno rispetto al regno di sua maestà la regina. Dopo la recente ubriacatura finanziaria e relativa crisi mondiale, il sole sembra tornare a splendere sull’industria e la produzione reale. Guarda caso la Gran Bretagna ha un tessuto industriale in sfacelo e un ruolo nell’economia mondiale principalmente finanziario. Nella UE, invece, i paesi più forti a livello industriale sono la Germani, la Francia e puta caso l’Italia. Sulla carta la posizione più complessa è proprio quella inglese, con una Spagna incalzante. Sulla carta, ovviamente, data la crisi strutturale che attanaglia l’Italia e la sua incapacità di venirne fuori. Ma non dimenticate che certi articoli inglesi sono anche tentativi di esorcizzare lo spauracchio del declino inglese… nonché potrebbero essere persino corretti nelle critiche da loro mosse.

Z.M.

postato da: Pippem alle ore luglio 09, 2009 13:48 | Permalink | commenti
categoria:italia, italiano, stampa estera
giovedì, 09 luglio 2009

Bastano due frasi per cogliere l’essenza dell’italico vulgo. Partiamo dalla polemica che ha visto Dario Fo subire l’attacco del Monsignor Domenico Sorrentino. Per frasi o battute empie e salaci? Ma vah, semplicemente il buon Fo sostiene, con non poche ragioni, che gli affreschi tradizionalmente attribuiti a Giotto non possano essere di suo pugno. Reazione? La seguente:

 

«Gli affreschi non sono di Giotto? A che serve questa verità? Tanto i pellegrini non lo saprebbero mai e serve soltanto a far crollare una magnifica illusione agli ultimi poveri assisani. Che ce la lascino, questa illusione...»  

 

La seconda frase segno dei tempi la possiamo ritrovare su Dipiù TV, quello dei programmi televisivi dall’ 11 al 17 luglio.  Nell’editoriale del direttore si riporta la polemica per il susseguirsi delle repliche nella programmazione televisiva. La frase del secolo:   

 

« L’Italia ha tenti problemi da risolvere. Ma vorrei dire al presidente Berlusconi che, per essere ottimisti, come ci chiede di essere, non possiamo andare in giro per la città a fare shopping. L’ottimismo si trova anche con qualche ora di relax. E un po’ di relax ce lo può dare solo la televisione: se rimane spenta, ci assalgono pensieri e preoccupazioni. […] non può intervenire su questo problema che spegne il sorriso degli italiani in queste serate calde? Di quegli italiani che hanno solo la TV per svagarsi? »

 

Occhio che con la TV spenta si rischia di pensare. Occhio che con le illusioni si vive meglio. A che serve la verità, parafrasando Lenin? A che serve pensare?

Z.M.

postato da: Pippem alle ore luglio 09, 2009 13:24 | Permalink | commenti
categoria:italia, tv
giovedì, 02 luglio 2009

Fino a qualche tempo fa, gli anni post 11/09, non si faceva altro che parlare della questione islamica e del rischio di un’islamizzazione, in parte violenta in parte dovuta alle ingenuità della società occidentale, dell’ Europa, tanto da dare un’ampia diffusione al termine Eurabia. Negli ultimi tempi tanto allarme è rientrato: nuove problematiche all’orizzonte (la crisi economica in primis), sgonfiamento dei vecchi timori (gli islamici non mangiano i bambini e non sono poi tanto diversi da noi). Tuttavia si può azzardare che il timore fosse decisamente infondato.

L’Europa attuale è relativista, nichilista e la più scristianizzata degli ultimi duemila anni, come ci fanno sempre notare i men in black dell’Oltretevere. Nello stesso tempo è anche quella più libera, ricca e che gode del più lungo periodo di pace dai tempi della pax romana, ma questo generalmente non lo fa notare nessuno. Al livello culturale abbiamo una vittoria del “Mostro mite”, più semplicemente tette e culi, capital democraticismo e indifferenza alla “cultura” degli umanisti e degli letterati (ma è sempre stato così… dovrebbero studiare la storia lor signori). Che ne è stato del Cristianesimo? Sepolto sotto una selva di tette e culi. Nel mondo cattolico si mena la storiella dell’identità europea ma:

1)      quella cristiana non è l’unica

2)      l’identità  è ciò che siamo, non ciò che in teoria erano i vostri bis bis nonni. Superfluo aggiungere che sia mutevole e cangiante.

L’Europa non nega le proprie radici (e cioè? Come vivevano 300 anni fa? E che me cala al sottoscritto?) semplicemente è cambiata. Quel che si definisce cultura occidentale è morta, spazzata via dal Mostro Mite. Eh sì, una D e una G stampata sulle chiappe non ha nulla a che fare con Dante o Shakespeare o qualche altro primitivo vissuto secoli fa.

La prospettiva Eurabia parte dal presupposto che ad ottenere l’egemonia culturale sia la cultura islamica, riempiendo i vuoti spirituali dell’Europa (che nessuno sente, in verità). Ma proviamo ad invertire la prospettiva: sicuri che a non essere assorbiti siano gli islamici? Il duo Dio- Cristo è stato rullato per bene dalle tette di Elisabetta Canalis e non vedo perché il duo Maometto- Allah debba andar incontro ad una sorte differente.

Ma guardate il lato positivo: nessuno ha mai ucciso per un bel paio di tette, nessuno è mai stato ucciso per un bel paio di tette, nessuno ha iniziato una guerra per un bel paio di tette. Come dicevo all’inizio, questa è l’Europa più ricca e più libera degli ultimi 2000 anni. Mi chiedo solo di chi saranno le tette che faranno definitivamente fuori il duo divino proveniente dai deserti dell’Arabia.

Z.M.

postato da: Pippem alle ore luglio 02, 2009 15:14 | Permalink | commenti
categoria:cultura, europa, eurabia, mostro mite
martedì, 30 giugno 2009

Cos’è lo scandalo? Lo scandalo è un atto o un insieme di atti che violano un codice morale largamente condiviso, la cui violazione pubblica suscita reazione sociale che può avere conseguenze di portata sistemica o sub sistemica. Se ne deduce che lo scandalo non è semplicemente una devianza da parte di uno o più attori. E se ne deduce che non siamo davanti ad uno scandalo. Della vita del Presidente del Consiglio e dei relativi comportamenti sembra che all’italico medio non possa fregarne di meno. Anzi, probabilmente sono in molti ad invidiarlo.

Nondimeno possiamo trarre molte lezioni significative. La prima riguarda il mondo cattolico. Al silenzio della Chiesa ha fatto da contraltare un editoriale di Famiglia Cristiana. Reazioni? Non certo una levata di scudi in difesa del settimanale, tutt’altro. In molti l’han criticato, seguiti da un numero elevato di cattolici elettori del PdL. Addirittura c’è chi ha lanciato la campagna di boicottaggio, accusando il settimanale di essere un giornale “progressista”. Ancor più spassosi i cattolici che si trincerano dietro al “non giudicare se non vuoi essere giudicato”. Tenendo conto che sono quelli che sparano bombe a grappolo sulla bioetica e sulle scelte di vita individuale… Almeno la Chiesa ha precisi interessi- in primis finanziari, poi una maggiore disponibilità, se non servilismo, sui temi bioetici dal PdL più che dal PD (fermo alla semplice obbedienza…)- gli elettori no. Per carità, il disprezzo verso il PD può spiegare una difesa di una parte ritenuta come la meno peggio, ma l’esaltazione acritica è tutt’altra cosa. Tenendo anche conto che l’attuale maggioranza quanto a battaglie culturali  di stampo conservatore non è che sia in prima linea.

Essendo il sottoscritto un libertino non mi interessa molto, di per sé, la vita privata di Berlusconi. Un aspetto di pubblico interesse è la sicurezza di Villa Certosa, dove il Premier porta i Capi di Stato stranieri, o la possibilità che fra le fanciulle che allietano le serate di Mr. B ci possa essere un agente straniero infiltrato. Ma questo è il meno, direi.

Quel che più mi scoccia è il comportamento dei Conservatori. In pubblico a menartela con i soliti sciocchi principi e fatui valori, nonché con la famiglia modello Mulino Bianco ostentata per i gonzi. Poi in privato tutti a puttane. E questo vale tanto in Italia (almeno Berlusconi lasciava capire la sua concezione di famiglia e delle donne) tanto in America, dove un recente scandalo avente come protagonista John Ensign ha decapitato il Partito Repubblicano. Ma come dicevo io sono libertino e cerco l’efficienza in chi amministra la pubblica baracca, ignorando del tutto se il suddetto mister efficienza poi vada a puttane o si canni. Ma voi, o Conservatori, come la mettete? O i vostri sciocchi principi e fatui valori valgono solo per gli altri, soprattutto se paralizzati in un letto contro la propria volontà?

Z.M.

postato da: Pippem alle ore giugno 30, 2009 14:40 | Permalink | commenti (2)
categoria:valori, berlusconi, principi
giovedì, 25 giugno 2009

Tutti i fan di Futurama hanno ben presente la rappresentazione di Richard Nixon: semplicemente l'uomo più malvagio della storia. Bene, nuovi documenti e testimonianze sembrano dare ragione a quella chicca di fantascienza. Al riguardo andate a guardare sul sito on-line de La Stampa, alla voce esteri...

postato da: Pippem alle ore giugno 25, 2009 14:42 | Permalink | commenti
categoria:richard nixon
mercoledì, 24 giugno 2009

Ho appena visto su Facebook (eh sì, sotto esame sono molto impegnato) il video di un tizio che suona alla stazione. Il suddetto inutil-uomo risulta essere uno dei più grandi musicisti del mondo (ma va’, lo vogliamo paragonare ad Apicella?), mentre suonava un violino del valore di 3,5 milioni di dollari (di che è fatto?) e mentre suonava alcuni dei più complessi brani mai scritti (spero che gli autori siano morti in povertà). La morale? Nessuno l’ha filato di striscio e il Washington Post, l’organizzatore della pagliacciata, si pone il quesito: quante cose ci perdiamo nella vita? Soprattutto visto alla luce del fatto che per lo stesso musicista si ottiene il tutto esaurito al prezzo di 100 dollari a testa. Ma la pagliacciata sociale in questione avrebbe valore in ambito della ricerca sociale? No, non l’avrebbe. Ed eccone i perché:

_ etnocentrismo: ho visto e il video e ascoltato il musicista. Il mio gatto quando miagola produce suoni più armonici… Affermare che quella roba sia bellezza è solo etnocentrismo. C’è chi apprezza e chi no, c’è chi si ferma e chi no. Prendere che tutti apprezzino un aspetto particolare è tipico dell’integralismo degli umanisti.

_ contesto : ma si dice che per ascoltarlo si paghi e si faccia la fila. Vero, ma: chi paga lo  vuole ascoltare. C’è chi paga per incontrare Costantino Vitigliano, se è per questo. Se voi lo poteste incontrare gratis lo fareste? Tra l’altro un povero tizio che si alza alle 6 per andare a lavorare difficilmente perde tempo dietro a ‘ste cose… immaginate la scusa al capo che chiede la motivazione del ritardo: “ehi, c’era un tipo che suonava stra-bene, oh minchia oh!”. Licenziato e per giusta causa direi.

_ classe e ceto: ma quelli che pagano, chi sono? Operai, studenti, plebei? Direi proprio di no. È qual è il ceto (in senso Weberiano, a scanso di equivoci. Anche se altri senso non dovrebbero essercene) meno rappresentato in una stazione? La borghesia, cioè chi spende 100 sacchi per il tizio in questione. Volenti o nolenti alla classe si affianca il ceto e ne forma il gusto.

Per concludere, il giornalino di Washington dovrebbe occuparsi di cose più serie o affidarsi a noi sociologi per effettuare una vera ricerca sociale. E non dovrebbe lamentarsi se non vende più una copia…

Z.M.

postato da: Pippem alle ore giugno 24, 2009 17:39 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 23 giugno 2009

Ricapitoliamo: secondo la Lega l’italico vulgo è troppo intelligente per andare a votare per quesiti del genere; secondo Fini i quesiti erano troppo tecnici per poter essere compresi (ergo la gente è scema).

Prendiamo le affermazioni del Presidente della Camera. I tre quesiti erano: dare il premio di maggioranza al partito e non alla lista maggioritaria e abolire le iper candidature in tutto il paese. Dove sarebbe il complicato? Boh.

Torniamo alla Lega. Si è intelligenti se non si vota in generale ai referendum o solo per questo? Così, tanto per ricordare: quando gli bocciarono la riforma costituzionale al leghista media girarono un po’.

Per concludere. I referendum falliscono regolarmente da 14 anni, almeno. Si potrà dire che, visto lo scarso rispetto per gli esiti da parte della casta politica, la gente si sia disaffezionata. Sarà, ma come si può affermare che si debba inserire una maggiore quantità di democrazia diretta se la gente non si alza neppure per andare a mettere una x su un foglio di carta? Tralasciando il discorso sull’informazione dell’elettore medio (laddove è la Tv a farla da padrona).

P.S. La Lega chiama avoca a sé l’80% dei non votanti, non differentemente di quanto fece la Chiesa con il referendum sulla procreazione assistita. All’epoca si disse che le Chiese si ostinavano ad esser vuote; secondo voi, un futurubile Parlamento leghista a Pontida, sarà più frequentato rispetto a quello nazionale a Roma?

Z.M.

postato da: Pippem alle ore giugno 23, 2009 14:33 | Permalink | commenti
categoria:referendum
venerdì, 19 giugno 2009

Regolarmente si lanciano gli allarmi sulla dittatura berlusconiana, della tendenza della Destra di ricorrere al manganello. Ma non me ne preoccuperei. Berlusconi non è la Destra del manganello, ma quella delle tette e dei culi. Comunque un gran miglioramento, non trovate? Un tocco di civiltà in più, direi.

Z.M.

postato da: Pippem alle ore giugno 19, 2009 13:56 | Permalink | commenti
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venerdì, 19 giugno 2009

La rivolta degli Indios contro il governo peruviano è passato, sostanzialmente, sotto silenzio dai media italiani. Un vero peccato visto che ci sarebbe molto da imparare. Ma prima ricapitoliamo i fatti. Gli Indios si sono ribellati per via dei programmi di sviluppo governativi che prevedono di fatto la distruzione del loro stile di vita. Il Governo non si è fatto scrupolo di sparare sui manifestanti, i quali a loro volta sono ricorsi alla violenza per salvaguardare il loro piccolo, ma felice, mondo.

Che c’è da imparare? Una cosa estremamente importante: l’integralismo dell’Occidente. L’integralista non è solo una persona che trova inaccettabile che qualcuno sia diverso da lui, che sia addirittura felice nella sua diversità. L’integralista si impegna attivamente per uniformare il mondo secondo i suoi desideri. Ed è quello che fa l’Occidente: diffonde il proprio modello di sviluppo economico e addirittura politico. Incredibile che la democrazia liberale sia incapace di accettare il diverso da sé!

Un conto è, tuttavia, prendere risorse a degli indigeni armati di arco e frecce. Differente è quando ti trovi davanti il mostro Cindiano. Per quanto tempo abbiamo sentito la storiella della concorrenza sleale asiatica? Bene, indovinate un po’: chi è andato a diffondere il modello di sviluppo economico in quella parte del mondo, anzi in tutto il mondo? Voi. Eh sì, la globalizzazione è un prodotto occidentale. Libera circolazione di persone, di merci, di soldi. A cui aggiungiamo la concorrenza con persone mediamente più preparate, più “affamate”, disposte a fare sacrifici; in uno scenario che prevede l’esaurimento di risorse fondamentali entro il secolo, i cambiamenti climatici, la sovrappopolazione. Siete voi che avete costruito questo bel mondo perfetto. Incapaci di mantenere la diseguaglianza di ricchezza su scala mondiale- l’Occidente era ricco mentre il resto del mondo era povero- ora cominciate a perdere posizioni. Si chiama concorrenza, my friends. Ma dovreste saperlo, l’avete avviata voi su scala mondiale.

Lezione, però, ben lungi dall’essere metabolizzata. La riprova l’abbiamo con l’Iran. Ma voi siete davvero sicuri che le elezioni sia state brogliate? O non è possibile che il demos abbia votato in massa contro i desideri occidentali? Stanco copione che si ripete in Algeria, Egitto, Palestina, Pakistan. È solo gente che non vuole essere come voi. Embé? Qual è il problema?

Z.M.

 

postato da: Pippem alle ore giugno 19, 2009 13:43 | Permalink | commenti
categoria:globalizazione, capitalismo
lunedì, 15 giugno 2009

Dopo il tracollo elettorale, che pensano i geniali strateghi del PD? In primis di sganciarsi dall’alleanza suicida con l’Idv. Logica? Sì, tuttavia è presente un ma. Alle scorse politiche il PD prese il 33%, l’Idv  il 4%. Alle ultime europee il PD il 26%, l’Idv l’8%. Lecito supporre che un tempo l’alleanza non fosse suicida. A renderla tale devono essere altri fattori, in primis le politiche (inesistenti), il caos organizzativo, la carenza di idee e l’assenza di leadership nonché le divisioni interne al nuovo soggetto politico.

O, meglio, così penserebbe una persona normale. Ma visto che quelli del PD normali non sono, hanno già trovato la soluzione. Rompere con l’Idv (ma non lo si era già fatto? Boh) e passare all’UDC. Lecito chiedersi: ma con i papisti e il loro 5% dove si va? Ma che progetto politico in comune si ha? E gli elettori? A rigor di logica se non ti votavano prima e passavano in massa con Di Pietro è logico supporre che quel che era una fuga si tramuterà in esodo. Ma si sa, secondo i geni del PD se l’elettore scappa non bisogna cambiare atteggiamento ma persistere. Perché si sa, in democrazia i voti non contano niente.

Notevole, d’altra parte, la nuova conquista del Pdl: la messa al bando, in pratica, delle intercettazioni (che ha fatto persino mugugnare quelli de il Giornale, per intenderci). Un Governo eletto al grido “sicurezza, sicurezza” mette al bando uno strumento d’indagine. Ma non serve, dicon lor signori, ci sono pure i buoni e cari mezzi d’indagine. Tipo la lente d’ingrandimento di Sherlock Holmes. A ‘sto punto è lecito chiedersi: ma se per migliorare la sicurezza occorre abolire i mezzi d’indagine, non è che sia sufficiente sciogliere la magistratura e la polizia per venire a capo del problema? Tanto ci sono le ronde, se proprio occorre…

Z.M.

postato da: Pippem alle ore giugno 15, 2009 15:45 | Permalink | commenti
categoria:sicurezza, intercettazioni, pd